On the road again

Mercoledì 27.04.2011

ore 3.22 pm

Dopo tanto girovagare, dopo aver fuso una macchina, speso due settimane nel dolce far nulla di Adelaide, e altre due nella meno dolce morsa del freddo della Tasmania, sembra sia finalmente giunto il tanto atteso momento di intraprendere il famoso road trip verso Perth.

(mentre scrivo tocco ferro, perchè non si sa mai..anche voi da casa, datevi una palpatina:) )

Arrivati a Melbourne da Hobart io e Sbrincio abbiamo recuperato Anke, che non è una giovane e avvenente biondina nordica, ma una Toyota Landcruiser 1986, e che ne ha passte di tutti i colori.

Tanto per dirne una, non è venuta con noi in Tasmania perchè cambio e frizione erano andati, ed è dovuta restare dal meccanico.

Recuperata Anke e fornitala di un paio di gomme nuove fiammanti, abbiamo lasciato Melbourne. 3.800 km fino a Perth.

E così, dopo aver percorso ancora una volta la Great Ocean Road (questa strada ti lascia col fiato sorpreso ogni volta, è veramente un capolavoro della natura), abbiamo raggiunto Adelaide.

Abbiamo passato due notti nella casa dove ero stata due settimane fa, e quando sembrava che tutto stesse andando per il meglio, Anke ci ha giocato l’ennesimo scherzetto: i freni sono partiti! Olè!! Stavo per farmi prendere dal panico quando “Sbrincio Grylls” sorride e mi fa: “Don’t worry darling, i can fix it by myself!” (Non preoccuparti tesoro, sono in grado di ripararli da solo) E così, dopo una breve sosta in una specie di supermercato dell’auto, si è messo a trafficare con la macchina, smontando le ruote e tutti i marchingegni che stanno dietro di esse. E tutto al buio, dato che il sole era già tramontato da un pezzo quando si è messo a lavorare!!Grande Sbrincio!Sei paura!!!

Io ho dato il mio contributo schiacciando un pulsante e preparando un’ottima cena a base di filetto di canguro marinato, accompagnato da insalata di avocado e pomodori! 🙂

Finalmente pronti a salire a bordo!Abbiamo deciso di caricare in macchina un altro paio di persone con cui dividere i restanti 2.700 km che ci separano dalla destinazione; un po’ per dividere le spese, un po’ per dividere le ore di guida, e un po’ perchè è bello conoscere gente nuova.

Signore e signori, date il benvenuto ai nostri nuovi compagni di viaggio: Moe e Johannes, due ragazzi tedeschi a zonzo come noi! A prima vista sembrano a posto..vi terrò aggiornati!

Spiegate le vele, fate rombare i motori, e tenete le dita incrociate! 🙂

A presto,

Mad on board

venerdì 29/04/2011

ore 04.14 PM -wa-

Signore e signori, tenetevi forte, dopo due giorni di viaggio, abbiamo finalmente varcato il confine con il Western Australia e portato l’orologio indietro di due ore circa. Menziono la cosa perchè la faccenda del fuso orario mi affascina sempre..è come viaggiare nel tempo. Nel nostro caso, poi, l’avere due ore bonus di luce è cosa decisamente gradita.

I nostri compagni di viaggio si stanno dimostrando all’altezza della situazione, tranquillissimi e rilassatissimi in ogni circostanza, anche durante l’immancabile imprevisto.

No, aspettate, sto correndo troppo, vi racconto le cose con calma, tanto la strada qui è tutta uguale e ho tempo…

Mercoledì sera, per celebrare il primo giorno di viaggio abbiamo deciso di concederci una vera cena. Pasta all’amatriciana, cucinata con tanto amore a bordo strada, e accompagnata da…una bottiglia intera di vodka, gentilmente offerta da Moe!

Ora, di questi ragazzi si possono dire tante belle cose, ma non che sappiano reggere l’alcol. Sbrincino mio per primo, dopo solo un bicchiere sembrava un orsacchiotto ubriaco. Manco a dirlo, il giorno dopo, i miei tre teutonici uomini erano conci da far pietà. Non avevano chiuso occhio per tutta la notte, chi a causa del rumore delle macchine, chi per via della scomodità della tenda e, Sbrncio in particolare, si lamentava di aver sentito rumori in macchina. Tutti e tre accusavano un serio mal di testa.

Stranamente, io ero fresca come una rosa e, così, ho vinto le chiavi del potere. Ero felice di guidare lungo la famosa strada per il Western Australia, anche se le numerose carcasse di animali spiaccicati sull’asfalto e i residui copertoni disseminati lungo la via non presagivano nulla di buono.

Infatti, dopo circa cinque ore di guida, un rumore stridulo improvviso, poi la macchina si è inclinata d’un lato bruscamente. Uno dei pneumatici posteriori si era letteralmente disintegrato.

Ricordo che il mio professore di educazione tecnica delle medie ci raccontò agghiaccianti storie di incidenti stradali avvenuti a causa dello scoppio di un pneumatico e, appena realizzato cosa era successo, mi sono raffigurata in un’ambulanza diretta al più vicino ospedale (60 km!…e poi lamentatevi del progetto di ospedale unico ad Arma di Taggia :)). Paradossalmente, il pilota automatico che è in me ha preso il controllo della situazione, ha dolcemente rallentato, e poi frenato , senza mai perdere il controllo del veicolo. Cosa di cui, visti i miei precedenti automobilistici, vado piuttosto fiera.

In ogni caso sono stati secondi interminabili per tutti e quattro.

Nonostante tutto però, non abbiamo perso il controllo e Sbrincio versione Mc Gyver si è subito adoperato per cambiare la ruota. Tra smontare la ruota di scorta, alzare la macchina, cambiare la ruota, e rimettere quella disintegrata al posto di quella di scorta, ci ha messo solo 15 minuti. Evidentemente i postumi della sbornia erano passati.

Siccome poi abbiamo dovuto fare una sosta per comprare una nuova ruota di scorta, perdendo così un sacco di tempo, abbiamo deciso di guidare fino a notte fonda. Decisione da me non approvata, dati i numerosi animali che possono attraversare la strada da un momento all’altro, e che registrano maggiore attività dopo il crepuscolo. Ma contro la maggioranza nulla ho potuto. Mi sono accontentata di fare un caziatone privato a Sbrincio. 🙂

Questa mattina abbiamo finalmente varcato la soglia del famoso Nullarbor Plain, una pianura desertica che si estende oltre il confine con il Western Australia, il cui nome dice tutto. C’è solo la strada, ai lati una distesa infinita di arbusti e, ad avvolgere il tutto, il cielo. Immenso, possente, che quando meno te l’aspetti si tinge di rosso, arancio, ocra, ed è tutto in fiamme, non solo un punto lontano. E’ come se il sole tramontasse a 360 gradi. Un’esperienza unica, che da sola ti appaga delle numerose ore di immobilità e di musica germanica. (aperta parentesi: ma quanto è brutta la musica pop crucca??Non si può sentire!Mo’ vi sparo tutta la compilation di Gianna Nannini, così imparate!Tiè!Chiusa parentesi :))

Ok, non ho più niente da dire per il momento, il sole ha quasi finito di nascondersi dietro l’orizzonete, Moe è al volante e si lamenta perchè lo stesso cd sta andando da due ore, mentre io scrivevo, Sbrincio era, ed è, immerso in una fase nerd di videogiochi al pc, e Johannes tentava, e non desiste dal tentativo, di leggere un libro alla luce del crepuscolo.

Let’s play Gianna!!!!:)

See you,

Dj Mad.

Ps. Aggiornamento dell’ultimo secondo: abbiamo appena evitato di tirare sotto un canguro. Ci è mancato un pelo, Moe si è fatto prendere dal panico e la macchina ha sbandato di brutto, mentre il canguro atterrito stava immobile abbagliato dai fari. Tirare sotto un canguro non è una bella esperienza, anche se hai una bull bar robusta, come nel nostro caso. Lasciando da parte i sentimenti di cordoglio per il povero animale, puoi finire all’ospedale (questa volta il più vicino è a 300 km) e, nella migliore delle ipotesi, distruggerti la macchina. Davvero non ne abbiamo bisogno.

Mi dispiace Moe, sei un caro ragazzo, ma non mi fido. Area di sosta, ho preteso Sbrincio al volante

A brevissimo le ultime cronache.

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Tasmania!

Holaaaaa gente!!!!

Scusate se sono scomparsa, ma per due settimane sono stata un po’ fuori dal mondo!

Come dovreste gia’ sapere, ho deciso di farer questo salto nel buio e seguire il mio “australian romance” in Tasmania.

Avrei da raccontarvi cosi’ tante cose che non saprei proprio da dove cominciare..iniziero’ col darvi qualche informazione sulla destinazione..

La Tasmania, e’ il piu’ piccolo e il piu’ selvaggio stato australiano, e’ un’isola, e si trova a sud di Melbourne, piu’ o meno. Ha un passato particolarmente sinistro, dato che, proprio per il fatto di costituire territorio separato dal resto del continente, fu scelta dagli inglesi come principale centro di detenzione.

Il nome stesso, Tasmania, in memoria dell’esploratore che per primo si imbatte’ in questa terra, un certo Tasman, ha un’ombra inquietante. Mi e’ stato fatto notare, infatti, che l’anagramma di Tasmania e’ “I AM SATAN”..E se ancora non avete i brividi, date un po’ un’occhiata alla forma di ques’isoletta spazzata dai venti antartici..

Le vedete le corna?

Io ci sono rimasta di sasso..oltre a questo però la Tasmania è il luogo dove, a quando dicono le guide, la natura è rimasta indomita per più tempo, e dove foreste impenetrabili e splendide spiagge dalla sabbia bianchissima si alternano con costanza.

Niente male eh…Piccolo problema: le stagioni qui si alternano con la stessa frequenza che da noi, quindi, se ci  vai in autunno, ti becchi le tue due brave settimane di pioggia e gelo!

Così, la natura selvaggia ti sembra avvero impenetrabile, le magnifiche spiagge di sabbia bianca assumono un uniforme color grigio ghiaccio, e se non ti asciughi i capelli dopo la doccia ti becchi anche un malanno.

Eccovi riassunta in tre righe la mia esperienza in Tasmania.

Ma se i luoghi visitati non hanno rifocillato particolarmente la mia vena da scrittrice, non posso dire lo stesso dei miei compagni di viaggio.

Di Sbrincio vi ho già accennato, ciò che non sapete, è che insieme a noi c’era un terzo piacevole individuo, che per la privacy, e perchè ci è simpatico, chiameremo “Schwanz”.

Schwanz incarna alla perfezione lo stereotipo del crucco nevrotico maniacale e sconfitto dalla vita.

Non gli ho visto fare un sorriso in due settimane di viaggio, ha un’espressione di disappunto perennemente disegnata in volto e modi di dispotica cortesia, con i quali impartisce ordini concernenti ogni minuscolo aspetto del viaggio: dall’itinerario, alla spesa, all’ora della sveglia, al passo da tenere durante le escursioni.

Insomma, era un po’ come essere in uno di quei tour organizzati, in cui la guida indossa un cappellino col ventilatore incorporato, e ti cronometra le pause per le foto.

Schwanz cronometra anche il tempo da dedicare alla colazione, una bestemmia per me! 🙂

Sbrincio lo tollerava a malapena, e io ho fatto buon viso a cattivo gioco fino a quando, una mattina, dopo aver dettagliatamente elencato tutti i vari modi in cui far sparire un cadavere senza lasciare tracce, ha simpaticamente accennato al fatto che io, in quanto italiana, dovrei avere una gran cultura in materia, dato che quasi sicuramente sono implicata con la mafia.

Ma brutto lascito del terzo reich che non sei altro! Vuoi la guerra? E guerra fu.

Ma questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Per tutto il tempo Schwanz non mi ha quasi rivolto la parola, tenendomi così all’oscuro dei programmi di viaggio, che venivano rigorosamente discussi in tedesco. Così io mi ritrovavo trasportata da un luogo all’altro come una valigia..

Ho sopportato tutto ciò perchè alla fine questo era il modo più economico per viaggiare, e perchè, se consideriamo Schwanz solo come una guida turistica, devo ammettere che ha fatto un ottimo lavoro. Era come avere una Lonely Planet in forma umana.

Per quanto riguarda Sbrincio posso dire una cosa sola: se i maia avevano ragione e nel 2012 ci saranno un sacco di catastrofi naturali che distruggeranno la civiltà, se volete salvarvi avete due possibilità: Bear Grylls o Sbrincio.

Giuro, è in grado di cacciare, costruire ripari in meno di dieci minuti, accendere fuochi con terreno bagnato e legna bagnata e..desalinizzare l’acqua marina!!

Io mi sentivo davvero come in quei film in cui l’imbranata di ragazza di città incontra il rude uomo della giungla. Mi è piaciuto! 🙂

A prestissimo per gli ultimi aggiornamenti

TasMad

Supermercati australiani

Signori, lo devo ammettere, in questi giorni mi sto annoiando come mai nella vita.

Sono ad Adelaide, che dì per sè sarebbe una cittadina carina, ma se non lavori e non puoi permetterti di fare attività alternative puoi letteralmente spararti nella testa.

Ho comunque trovato una sistemazione da favola (appartamento splendido e coinquilini simpatici), e per questo ringraziamento ufficiale a Edo, che oltre ad avermi dato un posto dove dormire, si sta anche succhiando tutte le seghe mentali circa il mio futuro. Sì, perchè, non avendo niente da fare, io penso a cosa farò da grande e a come conquisterò il mondo. Dilaniante…Preferirei spaccare massi dal mattino alla sera, giuro.

Sono qui in attesa del fatidico 6 aprile, una giornata storica, in cui il nostro beneamato presidente del consiglio varcherà finalmente la soglia di un tribunale, e io quella delle partenze nazionali all’aeroporto.

Nell’attesa, l’unica attività che mi regala un po’ di svago è la gita quotidiana al supermercato.

I supermercati australiani meritano una recensione sul mio prestigiosissimo blog, non tanto per le loro dimensioni o per quanto siano forniti, ma per gli spunti di riflessione che ti offrono ogni volta che ne attraversi le porte scorrevoli.

Allora, io amo l’Australia, lo sapete, mi sono anche convertita al Vegemite, ma la logica dei supermercati proprio non la comprendo.

Mi riferisco alla distribuzione dei prodotti, è completamente a caso, non segue una logica! Puoi trovare la cancelleria di fronte alla frutta e verdura e la frutta che a volte è agli antipodi rispetto alla verdura. I sughi poi, non è che te li mettono tutti nello stesso scaffale, no, sono su tre scaffali diversi. Ci sono i sughi pronti tipo Barilla, che sono vicino alla pasta (nello stesso corridoio in cui trovi anche dell’ottimo parmesan chese in busta..ma ce n’è anche dell’altro nel banco frigo), uno scaffale intero di solito è dedicato ai sughi porcata (dello stile: “Italian chese sauce and garlic”..ma cos’è?!?), e poi, in uno scaffale totalmente dislocato rispetto agli altri due, trovi finalmente le passate di pomodoro, i pelati..che ovviamente, sono sistemati in prossimità delle marmellate..logico no? Ma perchè è così inconcepibile il concetto di pasta al sugo di pomodoro?

Capisco che se sei in un paese straniero devi adeguarti alle abitudini alimentari locali, e infatti mi sono rassegnata alla totale assenza dello stracchino, ma almeno una pasta con la pummarola fatemela fare!!

Il fatto è questa logica distributiva sfugge completamente ad ogni umana comprensione, così che, se per caso vuoi comprare solo il sugo al pomodoro, ti tocca comunque fare il giro del supermercato, prima di trovarlo vicino alle marmellate e sotto ai biscotti!!

Ora, io capisco le strategie di vendita, la crisi e tutto quanto, capisco che le grandi imprese vogliano trattenerti nel luogo di consumo il più lungo possibile, ma qui stiamo esagerando! Tutti questi ragionamenti a psicologia inversa alla lunga ti destabilizzano, e finisce che per la disperazione, invece di farti una pasta al pomodoro, vai a mangiare da Mc Donald’s! Giuro!

Un’altro aspetto che sembra seguire una logia sua, balza all’occhio al momento del pagamento alla cassa.

Gli Australiani sono molto attenti al riciclaggio, ed evitano gli sprechi; per questo, la maggior parte della gente, quando va a fare la spesa, si porta la sua brava borsa in tessuto. Borse che trovi comunque in vendita nel supermercato stesso a poco più di 1$.

Può però capitare che la borsa te la sei dimenticata, e che sei talmente al verde da non voler spendere quel dollaro e qualcosa per una nuova borsa fiammante, dato che ne hai mille a casa, così opti per le comuni borse di plastica.

In questo caso, il proverbiale servizio australiano non lascia neanche le briciole. La cassiera ti sistema la roba nelle buste con una precisione da contabile svizzero e, recuperando la logica perduta nel merchandising, ordina i tuoi acquisti per genere, peso e dimensione. Neanche a mia mamma ho mai visto fare un lavoro così dettagliato.

La cosa di per sè è fantastica, perchè in tal modo eviti di trovarti una busta pesante ed una leggera, e soprattutto hai la certezza che le verdure non vengano schiacciate dal peso del latte…ma alla fine ti ritrovi con una ventina di sacchetti di plastica…

Ma come? Non volevate fare ecologia?

Mah…

Alla prossima,

Mad and the Shopping

Practically Australian!

Dopo essermi appropriata dell’espressione, nonchè stile di vita “no worries”, e aver utilizzato senza troppe remore l’apellativo “mate” (compagno) per rivolgermi al prossimo (sia esso donna, uomo o bambino), la settimana scorsa ho compiuto un ulteriore passo verso “l’australianizzazione”: ho comprato un barattolino di Vegemite!!!

Ma come, cos’è il Vegemite??? Secondo wikipedia, ne vengono prodotti ben 22 milioni di vasetti l’anno! Comunque sappiate che la vostra ignoranza è più che scusata, dato che solo il 2% di essi esce dall’Australia.

Ma non preoccupatevi, ora vi istruisco io: Il/la Vegemite è un estratto di lievito, che si presenta sotto forma di crema spalmabile molto salata. E’ ricchissimo di vitamina B e, con una bassissima percentuale di grassi, costituisce l’icona della colazione dell’australiano medio. Un simbolo nazionale, non c’è casa in Australia in cui manchi il famoso prodotto della Kraft dal coperchio giallo; lo trovi addirittura nella colazione degli alberghi!

La cosa divertente è che, per quanto sia amato dagli australiani, tanto risulta disgustoso alle papille gustative di noi europei, abituati come siamo ad una colazione ricca di zuccheri. Il fatto è che, a guardarlo, sembra una specie di marmellata, per cui uno si aspetta un sapore dolce mentre, come ho detto, è una cosa salatissima. L’odore, poi, è abbastanza nauseante.

La prima volta in cui mi ci sono imbattuta, non ho avuto una reazione particolarmente positiva.

Poi però, durante la mia permanenza a Mornington, ho avuto modo di osservare i figli della ragazza che mi ospitava. Il bimbo di 6 mesi si dava il latte da solo col biberon, e la bimba di neanche due anni cadeva in terra, si sbucciava il ginocchio, e si rialzava senza una lacrima, come se nulla fosse accaduto.

Impressionata da tanta determinazione infantile, non ho potuto fare a meno di domandare:

“Ma cosa gli date a sti bambini per farli venir su così?”

Immediata la risposta:

“Vegemite!”

E i miei occhi sono immediatamente corsi al bimbo di sei mesi che si ciucciava un involtino di pan carrè e vegemite.

Devo provarlo anch’io! E così, ho costretto le mie papille gustative ad abituarsi a quel sapore anomalo..e fu così che ora anch’io ho il mio bel barattolino di estratto di lievito nel frigo che, se mischiato col Philadelphia, non solo non è male, ma è addirittura buono!

Alla prossima!

VegeMad!

Mi sono innamorata…

Alt!!! Fermi tutti!!! Sbrincio non c’entra proprio niente.

Oggi mi sono innamorata dell’Australia.

A differenza di tanti italiani che ho conosciuto qui, io non sono venuta nel magico mondo di Oz per scappare da qualcosa, quanto piuttosto per la curiosità di vedere cosa c’è dall’altra parte del mondo.

Sono orgogliosa di essere italiana, di vivere nel paese più invidiato al mondo, dove le zucchine sanno di zucchine, il sale sala, ed esiste lo stracchino. (ed Alviero Martini. 🙂 )

Sono felice di essere cresciuta con una concezione della famiglia come nucleo indissolubile, come branco.

Mi compiaccio del fatto che nel nostro paese, dovunque ti giri, spunta un’opera d’arte, una chiesetta particolare, una piazza caratteristica..(qui i paesi sono davvero tutti uguali, con una strada principale alla quale si intersecano decine di stradine adornate di villette a schiera,tutte uguali)

Insomma, quando qui mi capita di dovermi presentare, vado sempre molto fiera del mio made in Italy, e non ho mai dubitato un secondo della mia intenzione di tornare a casa.

Fino ad oggi.

Oggi sono partita da Melbourne in direzione Adelaide via treno e bus. (sto lì 15 giorni in attesa del volo per la Tazmania). Sono partita carica come un mulo pronto per la vendita dell’olio: zaino in spalla, borsone trascinato dietro con relativo sacchetto con la roba sporca attaccato, e borsa-macigno appesa al collo. Una migrazione insomma.

Alle 7 del mattino timbro il cartellino alla stazione di Melbourne, insieme a tutti i pendolari diretti a Bendigo, dove scendo dal treno e mi imbarco su un bus diretto alla capitale del South Australia.

Bendigo non è certo una città paragonabile a Melbourne o a Sydney, ma resta comunque la seconda città del Victoria, con 82.000 abitanti circa. E alle 8 del mattino la gente in stazione va di fretta come in un qualsiasi altro centro abitato.

Scendo dal treno, e con mio grande disappunto scopro che non ci sono le scale mobili. Gli 82000 abitanti non sono evidentemente sufficienti a giustificare un tale spreco di risorse pubbliche, così che i poveri “Bendighesi”, per passare da un binario all’altro, devono attraversare ben due rampe di sccale. E così le povere “Matte in Down Under” che decidono di spostarsi con la casa appresso.

Ora, esaminiamo cosa potrebbe accadere ad una povera Mad, in Italy.

1) Cercando di arrabbattarsi su per le scale, trascinando contemporaneamente zaino, borsone con sacchetto annesso e borsa-macigno, cade rovinosamente per poi venire travolta dalla folla;

2) E’ quasi riuscita ad arrivare alla cima della rampa quando la folla la travolge;

3)Decide con astuzia di fare più viaggi su e giù per le scale trasportando un collo alla volta, per poi trovarsene uno di meno alla fine dei viaggi.

Sapete cosa è successo qui? Due persone, e dico DUE!!si sono fermate per aiutarmi a portare la valigia. Ora di punta, stazione centrale. Vi sfido ad ottenere la stessa solidarietà a Principe o, se vogliamo restare nel piccolo, anche solo a Imperia.

Sebbene stupita da tanta cortesia, non ho realizzato subito. Avevo un’ora di tempo prima della coincidenza con il bus, e ho deciso di concedermi una colazione in un bar nei pressi.

Lì mi sono soffermata a pensare. Nel giro di una settimana ho assistito a più gesti di civiltà che in un’intera vita. Non possono essere solo coincidenze. Così, tra un uovo strapazzato e un pezzo di bacon, mi sono innamorata.

Gli australiani sono davvero un popolo meraviglioso, e  io li amo. Amo il loro paese, amo il loro modo di vivere, amo i loro sorrisi, amo il fatto che c’è sempre una parola gentile per te, amo questo modo di concepire il rapporto col prossimo, basato sull’idea che se io posso fare qualcosa che a te rende la vita più facile, e a me non la complica più di tanto, mi fa piacere farla.

Tra un Giotto e un piatto di spaghetti, ogni tanto forse dovremmo ricordarci che l’unica cosa che riesce davvero a salvarci sono le relazioni umane.

L’Australia sembra averlo capito.

Mad in love.

Attenzione Attenzione!!! Importanti novità!!!

Siccome mi sento particolarmente buona, non vi faccio aspettare un’eternità come al solito, e vi racconto gli ultimi avvenimenti. Anche perchè le cose da dire sono veramente tante, e più passa il tempo più aumentano le cose da dire..insomma, mi devo dare una mossa.

Siccome le cose da dire sono davvero tantissime, metto dei punti, per dare un po’ di ordine al tutto.

1) MARIO

Sono passate più di due settimane dall’ultimo aggiornamento sul viaggio, ma sicuramente non vi sarete dimenticati di Mario. Bene. Mettetevi seduti perchè ora ve la sparo grossa: Mario è morto. Non resuscitabile. Il meccanico si è messo una mano sul cuore, e ha detto che il motore è talmente andato che a ripararlo andremo a spendere molto più di quanto l’abbiamo pagato. E soprattutto, non abbiamo materialmente i soldi per affrontare una tale spesa. Mario verrà venduto a breve su e bay al miglior offerente..quando ieri sono andata a prendere delle cose dal retro mi sono venute le lacrime agli occhi.

2) COS’HO FATTO NELLE ULTIME 2 SETTIMANE

L’Australia non è solo un posto da vedere come tanti, è un modo di vivere e di pensare che inizia con un sorriso. Non per niente il motto nazionale qui è “No worries” -Non preoccuparti- Due parole che esprimono un concetto e mille situazioni, (grazie, prego, non’è problema, stai tranquillo, tutto si aggiusterà). Durante i 4 giorni in cui sono stata ospite della super famiglia a Mornington ho fatto mio questo concetto e, ancora ignara della sorte di Mario, ho preso mia sorella per mano, e ci siamo buttate all’avventura.

Per prima cosa abbiamo fatto un tour a Phillip Island, nei dintorni di Melbourne, era un tour organizzato, perchè l’isola non ha mezzi pubblici e, come sapete, io sono appiedata. Il luogo è famoso per la presenza della più piccola specie di pinguini al mondo, i pinguini azzurri minori, che dopo al tramonto sfilano sulla spiaggia per andare alle tane nelle dune retrostanti. Uno spettacolo davvero emozionante, anche se faceva un freddo del diavolo.

Dopo aver esaminato un po’ di opzioni valide, abbiamo optato per un tour fai da te by bus sulla great ocean road, la strada panoramica più bella del mondo. 250 km a picco sul mare, tra foreste subtropicali e scogliere intagliate dalla forza dell’oceano. Guidare dev’essere tutt’altra esperienza, ma anche dal bus ne vale la pena.

Questa settimana da backpacker meriterebbe un post a sè, e magari un giorno ve la racconto per bene, per ora riassumo dicendo che è stata l’esperienza più bella che mi sia capitata da quando sono qui, che mi sono divertita come non mai, e che ho riso così tanto che ad un certo punto mi sono quasi messa a piangere. Ho conosciuto persone splendide, con alcune delle quali spero di restare in contatto, come Sarah, una canadese uori almeno quanto me, con la quale abbiamo esperito un vano tentativo di austostop, o come Anthony, un americano conosciuto in ostello che ci ha caricato tutte e tre nei sedili posteriori della macchina strettissima per farci vedere almeno i famosi 12 (ormai 8) apostoli.

La cosa che mi ha riempito di più il cuore è il fatto di aver potuto condividere tutto questo con la mia sorellina, che ora ama l’Australia e la mentalità australiana come la amo io, e che, decisamente, ha imparato l’inglese.

Insomma, dopo una settimana così, la notizia della morte di mario è stata presa con un pacifico “No worry”. Una soluzione la si trova sempre.

3) COMPAGNI DI VIAGGIO

Ora arriva la bomba più grande. La Manu giovedì prossimo torna in Italia. Ha prenotato ora il volo. Quelle zanzare assassine di Mildura le hanno attaccato un virus chiamato comunemente “Ross river fever”, che provoca sintomi influenzali, che possono durare anche 2 mesi!!! Non se l’è sentita di affrontare tutto ciò in terra straniera, anche perchè in Australia, a stare 2 mesi senza lavorare, rischi veramente di finire (perdonatemi l’espressione colorata) col culo per terra. Così lei e il pezzo di cuore che era andata a recuperare a Mildura tornano in patria.

4) VA DOVE TI PORTA IL CUORE

Ed io? Vi chiederete…Galeotte furono le vigne cari miei. Vestita da contadino e ricoperta di terra rossa, un mesetto fa sono riuscita (dio solo sa come) ad attirare le attenzione di un povero disgraziato, evidentemente accecato dal sole, che mi ha fatto sentire come una principessa in abito da ballo. Nonostante i chili di uva marcia incrostata nei capelli!

Dice che sono bella anche così.

Anche grazie a quest’affermazione si è guadagnato il simpatico soprannome di “Sbrincio”, e soprattutto grazie a quest’affermazione, il mio cuore di pietra ha iniziato a scricchiolare.

Quando ho lasciato Mildura pensavo di non rivederlo più, anche perchè i miei programmi in principio prevedevano l’arrivo a Perth entro breve, mentre lui era diretto in Tazmania per un mese, due settimane di volontariato come guardiano di un faro (non ridete) e altre due di viaggio. Poi rotta verso Perth, dove avremmo dovuto rivederci, ma io non ci speravo più di tanto.

Quando ha saputo delle mie sventure meccaniche, non ha perso tempo e mi ha prenotato un volo per la Tazmania. Dice che è stato talmente bene per quel poco di tempo che abbiamo trascorso insieme, che  vuole rischiare il tutto e per tutto. Perchè una persona, ha aggiunto, devi conoscerla e testarla per sapere se va bene o no. Altrimenti rimani in quel limbo di fascino, in cui finisci per idealizzare qualcuno che magari con te non ha niente ha che fare.

Parole sante Sbrincino mio.

Sono terrorizzata dall’idea di seguire un uomo da qualche parte, io, che non ho neanche mai voluto programmare le vacanze con nessuno dei miei fidanzatini passati. Però, se ci penso, ha ragione. “Se non rischi non vinci”, mi ha ammonito la mia saggia sorellina un annetto fa. E poi Sbrincio dice che i miei modi dispotici e le mie manie di controllo gli danno sicurezza. 🙂

Alla fine il mio non è solo un viaggio, è una ricerca profonda, è imparare a lasciarsi trasportare dalla corrente, e poi la Tazmania, a quanto dice la Lonely planet (the holy bible), è un posto meraviglioso che merita di essere visto.

Morale della favola: tra due settimane parto per Hobart, con le gambe che tremano, ma con tanta voglia di mettermi alla prova.

Per i 15 giorni che mancano alla partenza cercherò un lavoretto nei dintorni di Melbourne, o di Adelaide, o chissà..mi sento così libera!!

Alla prossima,

Drift Mad

Che fichi!!!

Vi avevo promesso questo articolo tanto tempo fa e, anche se nel frattempo sono successe un sacco di cose che vi vorrei raccontare, ve lo devo.

Signore e sgnori, oggi si parla di FICHI!!!!

Eh no cari miei, il tanto ambito articolo sui surfisti è ancora lontano, per una serie di ragioni (tra cui Mario a terra) non ho ancora avuto l’occasione di trarre personale ispirazione. Oggi vi racconterò invece qualcosa sulla raccolta dei fichi!

In tre parole: Una Via Crucis.

E andata così: quando ancora eravamo a Mildura, dopo una settimana di disoccupazione, improvvisamente spunta dal nulla questo lavoro dal’apparenza meraviglioso, la cui paga raggiungeva ben 1.20$ per cesto! Non ce lo siamo fatto ripetere due volte, e dopo la sveglia alle 5, e un’ora di macchina, abbiamo raggiunto un’immensa piantagione di fichi, dove un certo Chris (un contracter di origini libanesi) ci ha spiegato il lavoro:

ci sono delle scatole di polistirolo da riempire di fichi, che vanno posizionati in ordine, altrimenti si schiacciano, e che non devono essere nè marci nè acerbi. Facile no?

No.

I maledetti fichi sono “dentro” l’albero, coperti di foglie, e tu devi raggiungerli con una mano sola. Sì, perchè con l’altra devi tenere la cassetta di polistirolo, che dopo un po’ comincia a diventare pesante, e perdi l’equilibrio perfetto che ti consente di mantenere tutti i fichi allineati..e loro cominciano a rotolare. Cosicché ti tocca sospendere la raccolta, posare la scatola in terra, e sistemarli tutti un’altra volta.

In tutto ciò devi fare molta attenzione a non lasciare il picciolo attaccato alla pianta. Cosa pressochè impossibile, visto che la maggior parte delle volte questo è minuscolo e si stacca con una sola occhiata.

Non è finita lì, la scelta della frutta da raccogliere è tutt’altro che di immediata intuizione..bisogna raccogliere solo la frutta..mm, diciamo..buona da mangiare domani o fra un paio di giorni, e lasciare quella troppo verde, o quella matura ( buona da mangiare oggi, o al massimo domani). Quest’ultima va sì raccolta, ma la devi gettare in terra per evitare che marcisca sull’albero. Il che mi ha creato non poco disappunto, tant’è che per la prima ora di raccolto ho fatto indigestione di fichi visto che, piuttosto che vedere tutto quel ben di Dio sprecato, me lo cacciavo in bocca invece di spiattellarlo al suolo.

In ogni caso non c’è speranza di arrivare su mercato, per i fichi maturi. Questo perchè ad ogni scatola riempita arriva lui: Il Selezionatore. Ti apre la scatola raccolta con tanta fatica ed esamina il frutto del tuo sudore con una perizia che neanche un commissario d’igiene. Sapete che fine fanno i poveri fichi buoni da mangiare oggi o al massimo domani mattina? Vengono scagliati con violenza e brutalità a terra, dove si spiaccicano esangui divenendo un tutt’uno col terreno. Uno spettacolo che ti strazia di per sè, oltre al fatto che la cassetta viene dimezzata, e con lei il tuo stipendio. Ovviamente vieni anche pesantemente caziato per i piccioli mancanti.

Dopo un po’ comunque ti abitui allo scempio (la razza umana si abitua a tutto, altrimenti non ci spiegheremmo la ragione per cui continuiamo ad ammazzarci tra di noi) e impari a raccogliere solo ciò che può essere mangiato non prima di domani o fra un paio di giorni.

Io e la Manu abbiamo anche elaborato un nuovo metodo di raccolta che ha lasciato tutti a bocca aperta. Illuminata dai miei scarsi studi economici, mi sono appropriata del metodo Henry Ford, ossia, la tanto celebrata catena di montaggio.

Semplice: uno regge la scatola, e l’altro raccoglie a velocità supersonica, munito di cesoia, così da non lasciare indietro neanche un picciolo.

Stavamo andando piuttosto bene, raccogliendo il doppio delle scatole nella metà del tempo, se non che, le foglie di fico per loro natura diabolica, sono ricoperte di una polvere particolarmente irritante che provoca, al contatto con la pelle, un’irritazione non indifferente. Stessa storia per il latte malefico che fuoriesce quando non riesci a staccare il benedetto picciolo.

Insomma, un dramma. Anche perchè, nonstante i guanti e le maniche lunghe, c’è spepre qualche fazzoletto di pelle esposto..cosicchè che dopo una giornata di lavoro sei ridotto come se avessi nuotato nell’acido.

Manco a dirlo, più di mezza giornata non siamo durate.

Ora devo scappare, ma presto vi aggiornerò con novità incredibili, che vi lasceranno col fiato sospeso!!!

A presto!!!

Mad..sempre più Mad!