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Sono passati 5 lunghi anni

In tanti mi avete scritto delusi perchè ho lasciato il blog così in sospeso, e avete ragione, cari lettori, voi che mi avete seguito e incoraggiato durante una delle esperienze più intense della mia vita. E io vi ho lasciato lì col fiato sospeso. Che scrittrice dilettante ingrata che sono. Vi chiedo scusa.

Oggi facevo un po’ di pulizia sulla mia e-mail storica, e per caso mi sono imbattuta in alcune vecchie notifiche del blog, e così ho realizzato che esattamente 5 anni fa stavo per partire. Avevo il cuore a mille, una valigia enorme e la mente piena di sogni. Pronta per vivere la mia grande avventura.

A 24 anni, conquistata l’agognata laurea, ti senti sulla cresta dell’onda, e non immagini che la vera avventura non è solo in Australia.

Comunque, non voglio annoiarvi con le paturnie di una quasi trentenne, per lo meno non subito…prima vi do l’epilogo della mia avventura in Down Under.

Eravamo rimasti a Carnarvon, se ricordo bene..

Allora,

ad un certo punto di pomodori ne avevamo piene le scatole, e dopo aver preparato quintali di ragù e aver avviato un florido mercato nell’ostello, basato sul baratto di frutta e verdura, io e Alessandro abbiamo deciso di migrare verso altri lidi.

Per completare i famosi 3 mesi di farm (allora non potevo sapere che non avrei mai rinnovato il visto) abbiamo optato per una formula chiamata WWOFING (Willing Workers on Organic Farms).

Si tratta di un’associazione internazionale di fattorie biologiche, che forniscono vitto e alloggio gratuiti ai viaggiatori, in cambio di 4 o 6 ore lavorative al giorno.

Le famiglie ospitanti sono accuratamente selezionate dall’organizzazione, e lo spirito dell’iniziativa è quello di promuovere lo scambio culturale. Perciò i woofers sono un po’ come “parenti in visita da lontano, che contribuiscono all’andamento della fattoria con qualche lavoretto”.

Non ci si guadagna, certo, ma si ha la possibilità di fare esperienze meravigliose a costo zero. E anche una bella firma sul foglio da consegnare all’immigration per il rinnovo del visto.

Io e Alessandro siamo finiti in questa Cuttle Station nell’outback, a 3 ore e mezzo nell’entroterra di Carnarvon. Spero che mi perdonerete se a distanza di 5 anni ho dimenticato il nome e alcuni particolari.

5 persone: mamma, papà, e 3 bambini (di cui uno di 6 mesi con un serio problema di rigurgito, questo me lo ricordo abbastanza bene) vivevano e, chissà, forse ci vivono ancora, in questa splendida fattoria lontana da tutto e da tutti.

Allevano bestiame su un territorio di circa 40 km. Gli animali girano liberi per la proprietà, e se vi state chiedendo se non c’è il pericolo che scappino,  sappiate che la proprietà è cosparsa da tante cisterne di acqua piovana, che fungono da punto di raccolta per il bestiame.

“Se devi cercare le mucche, cerca l’acqua” Facile, no?

Nella cuttle station non prende il cellulare, TV, internet e telefono sono solo satellitari.e per avere l’acqua calda devi uscire fuori e accendere un fuoco in un bidone, che attraverso di un tubo, a sua volta riscalda l’acqua nella cisterna.

E’ un po’ laborioso, ma quando, dopo 30 minuti, finalmente l’acqua si riscalda, ti senti come l’uomo delle caverne in vacanza alle terme di Bormio, e fare la doccia diventa una bellissima conquista.

Il postino arriva una volta alla settimana, viene accolto come un caro amico di famiglia e invitato a pranzo. I bambini seguono un programma scolastico chiamato “The school of the air”, studiato apposta per i giovani scolari che abitano nelle zone rurali: il ministero invia i programmi delle lezioni ad un famigliare, in questo caso la mamma, che si occuperà dell’istruzione per tutta la scuola primaria.

Si va a letto alle 21.30 e la sveglia è alle 6.30. Giusto il tempo di una leggera colazione a base di uova e bacon (per fortuna il bacon nel 2011 non era ancora cancerogeno) e si parte a lavorare.

Tra le attività svolte, in ordine crescente di gradimento:

  • togliere le erbacce: allergia portami via, sono durata pochissimo
  • badare ai bimbi: ho già menzionato del bambino col rigurgito, vero?
  • pulire la cella frigorifera: non proprio una passeggiata, ma meglio di badare ai bimbi, per lo meno 5 anni fa, quando il mio istinto materno era ben assopito sotto una spessa coltre di schifo
  • pulire l’abbeveratoio del bestiame: ci si insozza un po’ ma è divertente sparaflesciare in giro tutta l’acqua verde con le mucche che ti guardano sbigottite
  • cucinare: la cucina di queste persone era fornitissima di ogni cosa, immaginatevi la dispensa di marsterchef e trasportatela nell’outback australiano. Uno spasso.

Ma in pole position c’è:

  • SALDARE!!! E’ stato bellissimo, il tizio mi ha insegnato ad usare la saldatrice a filo continuo, una macchina per il taglio, la smerigliatrice e altri macchinari super pericolosi! Lui mi ha fatto solo vedere come si faceva e mi ha lasciato da sola nella rimessa..il cui pavimento era cosparso di foglie secche che ad un certo momento hanno preso il fuoco…ma non è lì che volevo arrivare…il punto è che ho costruito un cancello enorme per le vacche da sola!! Ho fatto tutto, ho preso le misure, ho tagliato dei tubi di ferro giganti, li ho saldati tra di loro, ci ho saldato sopra una rete, e ho smerigliato tutto…beh non era certo il migliore cancello mai visto nella storia, ma quanto meno teneva e, come mi disse il tipo “The cows won’t mind if it’s ugly”!

Tutto questo ora mi sembra quasi surreale, ma vi assicuro che 2 settimane sono davvero volate.

E dopo l’outback? Mareeeeee!!!!

E autostop fino a Broome, la perla della costa occidentale australiana. Un posto meraviglioso, dove per circa 3 settimane ce la siamo spassata alla grande tra mangiate, bevute e nuovi amici.

E Sbrincio?

Beh, dopo tutto questo tempo in giro era venuto il momento di rientrare alla base dal mio fidanzato crucco, e così, povera ingenua, sono tornata da lui a Perth, dove ho trascorso l’ultimo mese e dove ho re incontrato le irlandesi di Carnarvon, ve le ricordate?

E così, tra le ritrovate amicizie e un paio di cornini veloci a Sbrincio ( che volevate, che non provassi l’autoctono australiano?) anche l’ultimo mese a testa in giù è scivolato via, ed è venuto il momento di rifare le valigie.

Con gli occhi pieni di lacrime e un passo in più nella meravigliosa avventura che è la vita.

BackMad

 

Carnarvon: catch a taste of the great life!

Come vi ho già detto, impacchetto pomodori e, se non ve l’ho già detto lo potete facilmente intuire, ogni giorno è uguale al precedente. A volte alla mattina alle 7 ho l’impressione di aver dormito lì.

Ieri però, è successo qualcossa: nella fabbrica dei pomodori è arrivata la televisione. Ho subito pensato che stessero girando un documentario sullo sfruttamento dei lavoratori, ma non era così. Praticamente, la “pro loco” di Carnarvon ha messo su uno spot pubblicitario per attirare più turisti in questa ridente cittadina di provincia n cui non c’è altro che campi coltivati.

Il titolo dello spot è, appunto, “catch a taste of the great life!” – assaggia la bella vita!-

Ma quale bella vita?? In assenza del reportage sul “neo-schiavismo”, vi do io qualche informazione a riguardo.

La “Fabbrica dei pomodori” è un grande capannone industriale, in cui i pomodori vengono smistati da una macchina, che li differenzia a seconda del colore e del peso, e li spara in degli scatoloni di cartone da 10 kg l’uno.

Il mio compito, e di un’altra quindicina di persone, è quello di prendere questi scatoloni impilarli su dei bancali, numerati a seconda della qualità dei pomodori.

E’ un lavoro semplice, ma il fatto è questa macchina ti spara sti pomodori nella scatola con una velocità tale, che devi letteralmente correre tra i bancali con scatole da 10 kg in mano. Questo per 10 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Il lato positivo è che ho perso 3 kg, manco a dirlo, tutti nelle tette, che sono praticamente sparite.

E’ come andare in palestra, sempre. Per quanto sia dura, dopo un po’ ci si abitua a tutto. La prima settimana la schiena mi faceva male anche da sdraiata, e le mie gambe erano ricoperte di lividi, poi la schiena si è sistemata da sola, i lividi se ne sono andati, e sono stai sostituiti da altri più recenti.

Al momento il problema è la tendinite al braccio destro, e il fatto che le mie mani stanno perdendo la pelle. Sembro Frankestein.

Spero di abituarmi anche a questo in breve tempo.

Tutto il lavoro, inoltre, viene svolto in locali che definire “insalubri” è dire poco. Non ci sono finestre nè impianti di areazione, e i muletti vanno avanti e indietro a spostare bancali, così che tutti i fumi di scarico vanno direttamente nei polmoni, uno spasso. Vi dico solo che le caccole del naso sono nere.

Non fate gli schifiltosi, lo so che nel vostro intimo ogni tanto vi scaccolate anche voi! 🙂

A lavorare lì, ovviamente, ci sono  solo stranieri..esatto, sto facendo la vita dei nostri immigrati.

Grande esperienza.

Lo scambio culturale che se ne può trarre, infatti, è impagabile. Io, ad esempio, ho imparato a dire “Cazzo di pomodori” in tutte le lingue:

Giapponese: kusò tomatò

Coreano: Shibar tomato

Cinese: Gan fanciè ( da non confondere con gan panciè, che vuol dire ” Cazzo di puttana”)

Olandese: Kut tomaten

Finlandese: Vitun tomaatit

Tedesco: Scheise tomaten

Insomma, sono una persona arricchita.

Le mie colleghe di lavoro preferite sono 3 ragazze irlandesi, che mi ricordano tanto le mie amiche in Italia. Ci ho messo un po’, ma alla fine sono entrata nel giro, e ora sono un po’ irlandese anch’io!

“Jesus Christ, give me an other fuckn’ beer! Can’t be arsed to go and get it by myself” 🙂 (questa non ve la traduco che è meglio)

Questo week end, in particolare, è stato all’insegna di San Patrizio. La “pro loco” ha infatti organizzato una super mega festa allo yacht club, a cui hanno partecipato tutti i personaggi di rilievo del paese. Prezzo d’ingresso: $100.

Io e Ale, ovviamente eravamo presenti. Lui ha lavorato nel catering, io e Roisin, una delle irlandesi, abbiamo approfittato del nostro fascino europeo e ci siamo fatte offrire il biglietto da due tizi.

Non vi dico la gioia di poter finalmente indossare di nuovo un vestito elegante e i tacchi a spillo! Stirare i capelli dopo quasi un anno di nodi indistricabili poi, è un’emozione che credo proverò di nuovo solo alla nascita del primo figlio.

Ale, da dietro il bancone, ci ha passato non so quante bottiglie di champage, c’era la band che suonava, io che ballavo, un tizio irlandese che si prendeva cura del fatto che io non cadessi per terra…insomma, ieri sera abbiamo davvero fatto la bella vita!

E non è finita, oggi, dopo 3 settimane, ho avuto day off a lavoro e, con tutta la comitiva, siamo andati alle corse dei cavalli.

Sempre la mitica pro loco ha organizzato un pulman gratuito per l’ippodromo, e lì, tra birre, cavalli e scommesse, ho passato una delle domeniche più belle della mia vita!

Ora devo scappare al supermercato prima che chiuda, alla prossima!

Irish Mad.

Viva la pappa col PoPoPo-Pomodoro!

Non sono impazzita, non preoccupatevi.

Non ancora.

Vi dico il perchè tra un momento, prima finisco il riassunto.

Nel minestrone di eventi narrati nel post scorso, mi sono dimenticata un punto  fondamentale. Vi ricordate di Ale? Ma sì, il mio amico cameriere conosciuto a Sydney… quello che mi ha insegnato a portare tre piatti alla volta! Ecco, lui! Mi ha raggiunto  a Perth!

E’ stato un pirata per due settimane, poi ha mollato gli ormeggi ed è partito verso nor. Nel mentre, io sono rimasta a crogiolarmi nella mia love story e negli appuntamenti dentistici per un altro mese.

Un giorno mi chiama, è a Carnarvon, un paesino 1000 km a nord di Perth (praticamente dietro l’angolo), e ha trovato un lavoro fantastico, che gli fa guadagnare un sacco di soldi, e che vale per il rinnovo del visto: impacchetta pomodori!

Non è finita, c’è lavoro anche per me, se lo voglio raggiungere.

Non mi sembrava vero. Il tempo qui vola che neanche ve lo immaginate, e io mi sono ritrovata all’ottavo mese in Down Under con solo 20 giorni di lavoro in farm sugli 88 richiesti dal ministero dell’immigrazione.

Ho lasciato Perth il 12 di luglio e, con Antonio, un amico genovese beccato qui (il mondo è proprio piccolo), abbiamo affittato una macchina e lasciato la capitale del Western Australia. Lui voleva fare un road trip per il suo compleanno, io avevo bisogno di un passaggio verso nord, ed entrmbi volevamo lasciarci alle spalle il freddo inverno di Perth.

Abbiamo fatto tappa a Monkey Mia, dove i delfini nuotano a riva e, superato il tropico del capricorno, ci siamo concessi una giornata di mare e sole a Coral Bay. Lì inizia il ningaloo reef, barriera corallina non tanto grande e famosa come la sua cugina orientale, ma altrettanto emozionante. Ho fatto snorkeing per la prima volta in tutta la mia vita, ed è stato da togliere il fiato.

Dopo la breve vacanzina Anto mi ha lasciato a Carnarvon, e se ne è tornato a Perth.

Ne frattempo, Alessandro aveva fatto un eccellente lavoro di spianamento di strada, e ha fatto sì che io entrassi a lavorare nello stesso posto in cui lavora lui…in pratica quando ha accettato la proposta a condizine che assumesse anche la sua “girlfriend” che doveva arrivare in un paio di settimane.

Evidentemente sto tipo era a corto di lavoratori, o ha preso Ale particolarmente in simpatia, tant’è che io il 16 di agosto ho iniziato ad impacchettare pomodori.

In quanto “Alexandro’s girlfriend”.

Il problema è che..come dire..tra Anjelina Jolie e Brad Pitt, Ale sceglierebbe Brad, ecco.

Quindi vi potete immaginare quanto sia arduo recitare la parte della coppietta ogni giorno! 😀

Ma veniamo al lavoro.

Impacchettare pomodori è un’arte nobile, che richiede capacità di meditazione ghandiane, conoscenze di pilats avanzate e tonicità muscolare superiore.

La capacità muscolare ti serve perchè devi correre per 10 ore al giorno, per 7 giorni su 7, con degli scatoloni da 10Kg in mano. Ho avuto oggi il primo day off in 3 settimane,

Le conoscenze superiori di pilates sono immancabili in quanto a fine giornata la schiena e le braccia sono talmente distrutte  che ne senti il richiamo anche da sdraiato. Ma con mezz’ora al giorno di esercizi posturali risolvi il problema.

Fondamentale, infine, è la meditazione. 10 ore al giorno sono lunghe da far passare, specialmente se fai 3 movimenti in tutto il giorno: prendi lo scatolone; lo scuoti per vedere se c’è qualche pomodoro imperfetto (in quel caso aggiungi un movimento al set, e prendi il pomodoro); e corri a metterlo su un bancale. Se riesci ad astrarti da tutto e a staccare la mente, 10 ore ti passano in un baleno.

Se non ci riesci, impazzisci e ti lecchi le ferite.

Io sono impazzita e mi sto leccando le ferite.

😀

Vi darò più dettagli sulla mia follia la prossima volta..ora mi butto a letto che domani la sveglia suona alle 5.30!

A presto!!

TomatoMad!

 

Vediamo di fare un riassunto…

Sono una disgraziata, lo so. Sono sparita dal blog per più di un mese e vi ho lasciati tutti col fiato sospeso..non ho più scritto nulla un po’ perchè non avevo l’ispirazione, e un po’ perchè volevo vivermi il momento in intimità, non doverlo condividere con nessuno.

Però è anche vero che quando ho iniziato il blog ho preso un impegno, innanzi tutto con voi che mi seguite e che mi riempite di lusinghe, e poi con me stessa. Quindi, ecco che riprendo la narrazione.

Vedrò di farvi un riassunto dell’ultimo mese..siccome le cose sono tante, divido per argomenti ancora una volta.

LAVORO

Il lavoro per l’agenzia di marketing era una bella presa in giro. Praticamente dovevo bussare a tutte le porte di un determinato quartiere e convincere la gente a fare una donazione mensile per questa o quell’altra organizzazione benefica. Le prospettive di guadagno sembravano alletanti,visto che la base era di 60$ al giorno, più 45 per ogni firma ottenuta, il problema è che questi ti mandano in giro fino alle otto di sera, quando a gente mangia..e non è che sia proprio disponibile a concedere i propri dettagli bancari ad un perfetto sconsciuto sulla porta di casa. Risultato: povertà assoluta.

Tuttavia, visto che ormai ci avevo preso la mano con le organizzazioni benefiche, ho deciso di mettermi a lavorare per Greenpeace.

Il principio era lo stesso, solo che si lavora di giorno, solo 6 ore e, invece di andare a casa della gente, sei piazzato in mezzo alla strada con una maglietta verde.  Non storcete il naso ora, è stata un’ esperienza divertentissima! Innanzi tutto fai amicizia con tutti i barboni della città (anche perchè sono gli unici a voler parlare con te), ma il bello è che la paga è oraria! $ 21,50 l’ora signori! Anche se nessuno vuole fare donazioni per greenpeace..sorprendentemente però, la cosa mi riusciva benissimo, tanto che, quando me ne sono andata ci sono rimasti tutti di sasso…

E dove sei andata? Mi chiederete..Pazienza, un punto per volta.

ACCOMODATION

Il Signore sia lodato, Sbrincio è tornato da quella belin di farm e, siccome il Pirates, per quanto simpatico e acccogliente, manca un po’ di privacy, ho messo da parte spada e bandana e mi sono data alla vita di coppia.

Abbiamo affittato una stanza in una zona più vicina alla città, con tanto di bagno privato. Dopo mesi di ostello, tenda e macchina, mi è sembrato un lusso che neanche il Ritz Carlton…

Ecco come descrivo la mia prima settimana di convivenza: un incubo.

Mi mancavano i pirati, mi mancava Fremantle e soprattutto, gestire la propria vita in coincidenza con quella di un altro non è per niente facile.

Ho lavorato sul rapporto con me stessa per 25 anni, quindi aprire la porta ha richiesto un certo sforzo. Sbrincio ha avuto la pazienza di un sasso, sopportando tutte le mie sfuriate alcune senza senso, altre pienamente giustificate.

Ad esempio, una volta io hocucinato un’ottima pasta con soffritto di aglio e prezzemolo, broccoli, acciughe, e olio extra vergine di oliva.

Lui, non solo si lamenta che non è abbastanza ricca, ma si alza, taglia due pomodori, una cipolla intera, mezzo chilo di cheddar cheese e ce lo sbatte sopra, dopo di che una bella spolveratina di timo e maggiorana (????) e butta tutto nel microonde per una manciata di secondi.

Sono esplosa.

Va bene  l’internazionalità, ma sulla cucina non mi schiodo. La cucina italiana è la più rinomata al mondo per un motivo, come si fa a mangiare certe cose?? Me lo diceva mio nonno Pippo: moglie e buoi dei paesi tuoi!

Ecco, sono partita..ora mi calmo.

Comunque, Sbrincio ha capito che quando cucino io deve solo adulare e utilizzare tutti i sinonimi di “buono”.

Ragazzi, vorrei davvero continuore, ma è tardi e devo andare a dormire..lo so, sono una disgraziata, non vi ho detto dove sono ora e cosa faccio…

vi tengo col fiato sospeso ancora un po’,

A prestissimo, promesso!

Mad’s back

Vita da Pirati!

Come vi ho preannunciato, Sbrincio è partito due settimane fa in direzione farm…guida il trattore a 350 km da Perth, 12 ore al giorno.

Quanto a me, sono rimasta a Perth, ma, non sapendo bene cosa farò nelle prossime settimane, non mi sono messa a cercare casa e così, vivo in ostello da quasi 3 settimane.

Se la vostra idea di ostello è di un posto squallido pieno di personaggi ai confini del mondo, bene, ci avete azzecato. Il “Pirates” di Fremantle  non solo incarna alla perfezione lo stereotipo della Backpacker accomodation, ma sembra davvero un covo di pirati!

Il cortile esterno ricorda seriamente il set cinematografico di “Pirates of the Caribbean“. I muri che lo separano dalla strada sono coperti da mappe folcloristiche del Western Australia, reti da pesca,  ossa di animali, e murales raffiguranti il mare,

Il pavimento, una colata di cemento che rivela il suo passato color mattone, è un insieme di crepe e tavolini sgangherati. Ai lati trovi un paio di dondoli cigolanti, piante in vasi giganti, un divanetto mezzo distrutto, e la statua di un gatto di dimensioni enormi in compagnia di una rana.

All’immancabile tavolo da biliardo piazzato nel centro si susseguono facce sorridenti provenienti da ogni parte del mondo; sono pirati in cerca del tesoro, pirati in partenza per una nuova rotta, e pirati che il tesoro l’hanno già trovato e che stanno lì a godersi il frutto di mille battaglie.

Il re dei pirati si chiama Mark, ha 55 anni, australiano,  e vive al Pirates da 3 anni. Porta i capelli rasati, ha qualche tatuaggio qua e là e, ovviamente, è senza denti.

Manco a dirlo, lavora al porto, dove è impiegato nella costruzione di navi da cargo, lavora dal mattino alle 6 fino alla sera alle 6, e se lo vedeste, giurereste di averlo già visto al cinema a fianco di Johnny Depp.

Ma se pensate che sia un individuo pericoloso vi sbagliate, è sempre pronto a dare una mano e ha sempre il sorriso stampato sulla bocca.

E’ stato mio compagno di stanza per due settimane (fino a quando non mi hanno spostato perchè mi ero dimenticata di prenotare in anticipo e qualcuno aveva riservato l’intera stanza), durante le quali ho avuto modo di scoprire che, come tutti i pirati che si rispettino, Mark russa da far tremare i muri. Tuttavia, essendo a conoscenza dello spiacevole inconveniente, il re dei pirati provvede tutti i nuovi arrivati di tappi per le orecchie. Così tu arrivi e, invece del cioccolatino di benvenuto, sul cuscino ti ritrovi la tua brava bustina di plastica con dentro i tappi per le orecchie.

Uno spettacolo.

I pirati ormai fanno tutti parte di una grande famiglia, mangiano insieme, escono insieme, e si ubriacano insieme. Possono nascere grandi amori e grandi amicizie.

Col fatto che lavoro sempre e che la scorsa settimana è venuto mio papà a trovarmi (e Sbrincio ha fatto una comparsata per il mio compleanno), non ho avuto veramente modo di assaporare la vita del pirata, approfittando soltanto del fatto che, dietro l’apparenza sudicia e disordinata, il Pirates è un posto pulito e accogliente, le camere vengono rifatte 2 volte alla settimana, la cucina pulita 3 volte al giorno, e i bagni sono sempre immacolati.

Purtroppo un paio di giorni fa, i miei denti mi hanno giocato un brutto scherzo, regalandomi un bell’ascesso, che mi sta trascinando da un dentista all’altro in preda ad un dolore lancinante.

Così ieri, non avendo le forze per andare a lavorare, ho vissuto da pirata anch’io. E così, tra una tazza di tè, un antibiotico e un antidolorifico, ho ascoltato le strie di altri pirati; come David, un irlandese tuttofare, laureato in storia, che in Irlanda vive in una casa infestata di fantasmi, che però sono buoni, sono gli spiriti dei suoi parenti passati a miglior vita. In Irlanda è una cosa normale.

Poi c’è Ben, un australiano di 35 anni, surfista dal cuore infranto, che al momento lavora in miniera, ma coltiva il sogno di aprire la propria attività e costruire tavole da surf.

E Matt, un inglesino rachitico che sarà alto la metà di me e che, non si capisce bene come faccia, fa il muratore, è coperto di tatuaggi, e ha una tosse cronica che riesce a svegliare persino Mark, ma se continua a spararsi  i bong alle 6 del mattino non credo che ne verrà fuori.

Probabilmente starete pensando che sia tutto piuttosto inquietante, ma ascoltare tante storie diverse ci fa davvero capire quanto il mondo sia grande, quanto siano alti i nostri limiti e quanto sia bello, una volta superate le proprie barriere, scoprire che alla fine abitiamo tutti sullo stesso pianeta, e che ognuno ci può insegnare qualcosa.

Alla fine siamo tutti pirati alla ricerca del nostro tesoro.

See ya!

PiratMad!!

Stiamo in mezzo a una strada

Recuperato l’ambito certificato che attesta che sei sopravvissuto al Nullarbur Plain, ci siamo concessi una breve tappa a Kargoolie, città mineraria, che deve la sua fortuna ad un filone d’oro nascosto nel sottosuolo. Sembra seriamente di aggirarsi per un set cinematografico. Mentre cammini tra le numerose locande con le entrate a due battenti, ti aspetti James Dean da un momento all’altro. Invece James Dean non arriva, al suo posto ti imbatti in numerosi minatori che, finito il turno di lavoro, vanno a scolarsi un paio di pinte di fronte ad uno dei numerosi spettacoli di streep tease pubblicizzati nelle locande con le porte a due batttenti.

Ma se le cameriere ignude non sono abbastanza, potete girare l’angolo, e vi trovate nel quartiere a luci rosse, dove le locande sono sostituite da bordelli più o meno lussuosi..ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche! Venghino signori, venghino!!

E’ stata dura trascinare Sbrincio & Co. lontano da quel luogo di minatori, puttane e perdizione, ma finalmente ci siamo rimessi in moto.

La mattina dopo eravamo a Perth.

Salutati i nostri compagni di viaggio, abbiamo iniziato quella che sarebbe diventata l’attività principale della settimana successiva: cercare un posto dove passare la notte.

Ma se ci state immaginando vagare per ostelli, premete il tasto indietro veloce, perchè la nostra accomodation è stata, ancora una volta, la fidata Anke.

Dormire in macchina non è un problema in Australia finchè stai fuori dalle città. Quasi ovunque ci sono i plurinominati barbecue pubblici, accompagnati da pulitissimi bagni pubblici, talvolta forniti pure di doccia, e puoi addirittura piantare una tenda nel prato, che nessuno fa caso a te. Ma nelle città, come potete immaginare, è tutto diverso. Un amico ci ha suggerito di provare a South Beach, a Fremantle. Ci siamo andati. Avete presente il circo? Ecco, di più.

South beach è stata nominata accampamento ad honorem di tutti i viaggiatori del Wester Australia. Ci saranno stati almeno una ventina di van parcheggiati, ognuno col suo tavolino e sedie tranquillamente disposti sulla strada, e fuochi nei bidoni vuoti della benzina, e giocatori di bolas, e musica, e balli..come ho detto, il circo.

E io che avevo appena rassicurato mio padre circa il fatto che vivere in macchina non significa necessariamente vivere ai confini della società.

In ogni caso la loation era ideale, parcheggi gratuiti, docce, barbecue, numerosi tavoli da pic nic e, in ultimo ma non ultimo, il mare di fronte.

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica. Due circensi appena conosciuti, ci han detto che dalla settimana precedente, il circo ha un’orario di chiusura. Praticamente è successo che i festeggiamenti e i fuochi avessero superato il normale livello di indecenza, muovendo gli animi dei tolleranti ranger, che hanno smesso di essere tolleranti, e appena fa buio appaiono per far sloggiare baracche e baracchini.

Ma ecco che col problema, pronta arriva la soluzione: “Andate sul molo lungo”- suggerisce un circense veronese- “due mie amiche vivono là da 3 mesi”

Perfetto!

Il molo lungo presentava più o meno la stessa situazione in maniera un po’ più pacata: campervan, roulotte, macchine, si confondevano tra i pescatori nottturni. “Wellcome home darling!” Mi annuncia Sbrincio quando si accorge che sulla punta del molo lungo c’è anche un immancabile bagno pubblico!

L’Australia non smetterà mai di sorprendermi.

Così abbiamo passato la prima settimana, dormendo in cima al molo, cucinando sotto le stelle, col gelido vento dell’oceano intorno a noi, facendo colazione nel parco più vicino, e cercando lavoro durante il giorno.

Nel giro di tre giorni io ho trovato lavoro: in pratica faccio raccolta fondi porta a porta per Medici senza Frontiere, in teoria lavoro per una società di marketing, che offre opportunità di carriera nel management, e che è disposta a sponsorizzare la gente, a patto che ti spari un annetto di porta a porta.

Ci lavoro da due settimane, vi farò sapere come procede.

Sbrincio invece non ha trovato lavoro nella prima settimana, ed era talmente al verde da non potersi permettere nemenno un altro giorno senza lavorare. Così, ha accettato un lavoro in una farm a 300 km da Perth per 4 settimane.

Abbiamo passato l’ultima notte insieme in un ostello, festeggiando in memoria delle tante notti passate al freddo, delle tante mattine iniziate in un caldo abbraccio, e brindando alla prossima volta che ci saremmo rivisti.

Il giorno dopo è partito, l’ultimo bacio è stato straziante, da togliere il fiato, ma so che non finisce qui.

Ora devo scappare come al solito.

Alla prossima,

Mad.

I crossed the nullarbor plain

Miei cari lettori, chiedo scusa per la prolungata assenza, e proseguo col racconto, tenete presente che si torna indietro con la memoria di un paio di settimane, e che alcuni ricordi sono un po’ sfocati…

Innanzi tutto non mi ricordo se vi ho già raccontato qualcosa del “Nullarbor Plain”.

Vi riassumo in breve: si tratta di una pianura desertica estesa per 1100 km dal South Australia al Western Australia, il cui nome deriva dal latino (Nullus arbor= alberi nu ghe nè), e in cui si estende il rettilineo più lungo al mondo: 144 km senza neanche una curva! Impressionante eh!

Durante il tragitto arbusti dell’altezza massima di 50 cm si susseguono con una monotonia disarmante, spezzata solo dalle roadhouse, che appaiono dal nulla ogni 100-200 km circa.

Le roadhouse sono una delle tante specialità australiane: un insieme di distributore della benzina (cara come l’oro), ristorante, negozio di alimentare, pezzi di ricambio, motel, e docce pubbliche.

Come da foto, sembra di essere nel farwest. Non solo per l’immagine che ci riporta indietro nel tempo, ma anche per i personaggi che si incontrano e per le storie che si ascoltano.

Lungo la strada, ad esempio, oltre ai soliti cartelli che ti ammoniscono circa il pericolo di attraversamento di canguri, ce ne sono alcuni che intimano di stare attenti ai cammelli! Ma cosa diavolo ci fanno i cammelli in Australia?

Tormentata dalla curiosità non ho saputo resistere dal chiedere al gestore di una di queste roadhouse (un gran tocco di gnocco, aggiungerei) se, sul serio, avesse mai visto un cammello da quelle parti, o se i cartelli siano solo un soggetto fotografico.

“Ebbene, ti sembrerà strano”- ha risposto il tocco di gnocco-” ma qui nei dintorni ci sono ben 3 allevamenti di cammelli”-ma dove???Che non c’è nulla???- “Un paio di anni fa c’era un cammellino che girava sempre qui intorno, era diventato la mascotte della roadhouse, i turisti ci si facevano fotografare insieme, e poi, un girono, il cammellino ha deciso di attraversare la strada, confidando nell’effetto ammonitore dei cartelli stradali, ma un camion, che probabilmente non pensava che davvero i cammelli potessero attraversare la strada in Australia, non gli ha prestato attenzione, e l’ha steso, proprio sotto il cartello.”

Ci sono rimasta di sasso.

Storie tristi a parte, attraversare il nullarbor è davvero un’esperienza memorabile, e dopo 3 giorni di macchina, e di notti passate nelle aree di sosta, abbiamo finalmente raggiunto la prima cittadina dopo migliaia di kilometri: Norseman ,dove al centro visitatori ti viene rilasciato un certificato che attesta che hai attraversato il Nullarbor in macchina!! Mi sono sentita un’eroina, e una sopravvissuta!!

Devo scappare, vi racconto il seguito al più presto!!

A presto!!

Nullarbor Mad