Archivi del mese: novembre 2015

Sono passati 5 lunghi anni

In tanti mi avete scritto delusi perchè ho lasciato il blog così in sospeso, e avete ragione, cari lettori, voi che mi avete seguito e incoraggiato durante una delle esperienze più intense della mia vita. E io vi ho lasciato lì col fiato sospeso. Che scrittrice dilettante ingrata che sono. Vi chiedo scusa.

Oggi facevo un po’ di pulizia sulla mia e-mail storica, e per caso mi sono imbattuta in alcune vecchie notifiche del blog, e così ho realizzato che esattamente 5 anni fa stavo per partire. Avevo il cuore a mille, una valigia enorme e la mente piena di sogni. Pronta per vivere la mia grande avventura.

A 24 anni, conquistata l’agognata laurea, ti senti sulla cresta dell’onda, e non immagini che la vera avventura non è solo in Australia.

Comunque, non voglio annoiarvi con le paturnie di una quasi trentenne, per lo meno non subito…prima vi do l’epilogo della mia avventura in Down Under.

Eravamo rimasti a Carnarvon, se ricordo bene..

Allora,

ad un certo punto di pomodori ne avevamo piene le scatole, e dopo aver preparato quintali di ragù e aver avviato un florido mercato nell’ostello, basato sul baratto di frutta e verdura, io e Alessandro abbiamo deciso di migrare verso altri lidi.

Per completare i famosi 3 mesi di farm (allora non potevo sapere che non avrei mai rinnovato il visto) abbiamo optato per una formula chiamata WWOFING (Willing Workers on Organic Farms).

Si tratta di un’associazione internazionale di fattorie biologiche, che forniscono vitto e alloggio gratuiti ai viaggiatori, in cambio di 4 o 6 ore lavorative al giorno.

Le famiglie ospitanti sono accuratamente selezionate dall’organizzazione, e lo spirito dell’iniziativa è quello di promuovere lo scambio culturale. Perciò i woofers sono un po’ come “parenti in visita da lontano, che contribuiscono all’andamento della fattoria con qualche lavoretto”.

Non ci si guadagna, certo, ma si ha la possibilità di fare esperienze meravigliose a costo zero. E anche una bella firma sul foglio da consegnare all’immigration per il rinnovo del visto.

Io e Alessandro siamo finiti in questa Cuttle Station nell’outback, a 3 ore e mezzo nell’entroterra di Carnarvon. Spero che mi perdonerete se a distanza di 5 anni ho dimenticato il nome e alcuni particolari.

5 persone: mamma, papà, e 3 bambini (di cui uno di 6 mesi con un serio problema di rigurgito, questo me lo ricordo abbastanza bene) vivevano e, chissà, forse ci vivono ancora, in questa splendida fattoria lontana da tutto e da tutti.

Allevano bestiame su un territorio di circa 40 km. Gli animali girano liberi per la proprietà, e se vi state chiedendo se non c’è il pericolo che scappino,  sappiate che la proprietà è cosparsa da tante cisterne di acqua piovana, che fungono da punto di raccolta per il bestiame.

“Se devi cercare le mucche, cerca l’acqua” Facile, no?

Nella cuttle station non prende il cellulare, TV, internet e telefono sono solo satellitari.e per avere l’acqua calda devi uscire fuori e accendere un fuoco in un bidone, che attraverso di un tubo, a sua volta riscalda l’acqua nella cisterna.

E’ un po’ laborioso, ma quando, dopo 30 minuti, finalmente l’acqua si riscalda, ti senti come l’uomo delle caverne in vacanza alle terme di Bormio, e fare la doccia diventa una bellissima conquista.

Il postino arriva una volta alla settimana, viene accolto come un caro amico di famiglia e invitato a pranzo. I bambini seguono un programma scolastico chiamato “The school of the air”, studiato apposta per i giovani scolari che abitano nelle zone rurali: il ministero invia i programmi delle lezioni ad un famigliare, in questo caso la mamma, che si occuperà dell’istruzione per tutta la scuola primaria.

Si va a letto alle 21.30 e la sveglia è alle 6.30. Giusto il tempo di una leggera colazione a base di uova e bacon (per fortuna il bacon nel 2011 non era ancora cancerogeno) e si parte a lavorare.

Tra le attività svolte, in ordine crescente di gradimento:

  • togliere le erbacce: allergia portami via, sono durata pochissimo
  • badare ai bimbi: ho già menzionato del bambino col rigurgito, vero?
  • pulire la cella frigorifera: non proprio una passeggiata, ma meglio di badare ai bimbi, per lo meno 5 anni fa, quando il mio istinto materno era ben assopito sotto una spessa coltre di schifo
  • pulire l’abbeveratoio del bestiame: ci si insozza un po’ ma è divertente sparaflesciare in giro tutta l’acqua verde con le mucche che ti guardano sbigottite
  • cucinare: la cucina di queste persone era fornitissima di ogni cosa, immaginatevi la dispensa di marsterchef e trasportatela nell’outback australiano. Uno spasso.

Ma in pole position c’è:

  • SALDARE!!! E’ stato bellissimo, il tizio mi ha insegnato ad usare la saldatrice a filo continuo, una macchina per il taglio, la smerigliatrice e altri macchinari super pericolosi! Lui mi ha fatto solo vedere come si faceva e mi ha lasciato da sola nella rimessa..il cui pavimento era cosparso di foglie secche che ad un certo momento hanno preso il fuoco…ma non è lì che volevo arrivare…il punto è che ho costruito un cancello enorme per le vacche da sola!! Ho fatto tutto, ho preso le misure, ho tagliato dei tubi di ferro giganti, li ho saldati tra di loro, ci ho saldato sopra una rete, e ho smerigliato tutto…beh non era certo il migliore cancello mai visto nella storia, ma quanto meno teneva e, come mi disse il tipo “The cows won’t mind if it’s ugly”!

Tutto questo ora mi sembra quasi surreale, ma vi assicuro che 2 settimane sono davvero volate.

E dopo l’outback? Mareeeeee!!!!

E autostop fino a Broome, la perla della costa occidentale australiana. Un posto meraviglioso, dove per circa 3 settimane ce la siamo spassata alla grande tra mangiate, bevute e nuovi amici.

E Sbrincio?

Beh, dopo tutto questo tempo in giro era venuto il momento di rientrare alla base dal mio fidanzato crucco, e così, povera ingenua, sono tornata da lui a Perth, dove ho trascorso l’ultimo mese e dove ho re incontrato le irlandesi di Carnarvon, ve le ricordate?

E così, tra le ritrovate amicizie e un paio di cornini veloci a Sbrincio ( che volevate, che non provassi l’autoctono australiano?) anche l’ultimo mese a testa in giù è scivolato via, ed è venuto il momento di rifare le valigie.

Con gli occhi pieni di lacrime e un passo in più nella meravigliosa avventura che è la vita.

BackMad

 

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