Archivi del mese: maggio 2011

Vita da Pirati!

Come vi ho preannunciato, Sbrincio è partito due settimane fa in direzione farm…guida il trattore a 350 km da Perth, 12 ore al giorno.

Quanto a me, sono rimasta a Perth, ma, non sapendo bene cosa farò nelle prossime settimane, non mi sono messa a cercare casa e così, vivo in ostello da quasi 3 settimane.

Se la vostra idea di ostello è di un posto squallido pieno di personaggi ai confini del mondo, bene, ci avete azzecato. Il “Pirates” di Fremantle  non solo incarna alla perfezione lo stereotipo della Backpacker accomodation, ma sembra davvero un covo di pirati!

Il cortile esterno ricorda seriamente il set cinematografico di “Pirates of the Caribbean“. I muri che lo separano dalla strada sono coperti da mappe folcloristiche del Western Australia, reti da pesca,  ossa di animali, e murales raffiguranti il mare,

Il pavimento, una colata di cemento che rivela il suo passato color mattone, è un insieme di crepe e tavolini sgangherati. Ai lati trovi un paio di dondoli cigolanti, piante in vasi giganti, un divanetto mezzo distrutto, e la statua di un gatto di dimensioni enormi in compagnia di una rana.

All’immancabile tavolo da biliardo piazzato nel centro si susseguono facce sorridenti provenienti da ogni parte del mondo; sono pirati in cerca del tesoro, pirati in partenza per una nuova rotta, e pirati che il tesoro l’hanno già trovato e che stanno lì a godersi il frutto di mille battaglie.

Il re dei pirati si chiama Mark, ha 55 anni, australiano,  e vive al Pirates da 3 anni. Porta i capelli rasati, ha qualche tatuaggio qua e là e, ovviamente, è senza denti.

Manco a dirlo, lavora al porto, dove è impiegato nella costruzione di navi da cargo, lavora dal mattino alle 6 fino alla sera alle 6, e se lo vedeste, giurereste di averlo già visto al cinema a fianco di Johnny Depp.

Ma se pensate che sia un individuo pericoloso vi sbagliate, è sempre pronto a dare una mano e ha sempre il sorriso stampato sulla bocca.

E’ stato mio compagno di stanza per due settimane (fino a quando non mi hanno spostato perchè mi ero dimenticata di prenotare in anticipo e qualcuno aveva riservato l’intera stanza), durante le quali ho avuto modo di scoprire che, come tutti i pirati che si rispettino, Mark russa da far tremare i muri. Tuttavia, essendo a conoscenza dello spiacevole inconveniente, il re dei pirati provvede tutti i nuovi arrivati di tappi per le orecchie. Così tu arrivi e, invece del cioccolatino di benvenuto, sul cuscino ti ritrovi la tua brava bustina di plastica con dentro i tappi per le orecchie.

Uno spettacolo.

I pirati ormai fanno tutti parte di una grande famiglia, mangiano insieme, escono insieme, e si ubriacano insieme. Possono nascere grandi amori e grandi amicizie.

Col fatto che lavoro sempre e che la scorsa settimana è venuto mio papà a trovarmi (e Sbrincio ha fatto una comparsata per il mio compleanno), non ho avuto veramente modo di assaporare la vita del pirata, approfittando soltanto del fatto che, dietro l’apparenza sudicia e disordinata, il Pirates è un posto pulito e accogliente, le camere vengono rifatte 2 volte alla settimana, la cucina pulita 3 volte al giorno, e i bagni sono sempre immacolati.

Purtroppo un paio di giorni fa, i miei denti mi hanno giocato un brutto scherzo, regalandomi un bell’ascesso, che mi sta trascinando da un dentista all’altro in preda ad un dolore lancinante.

Così ieri, non avendo le forze per andare a lavorare, ho vissuto da pirata anch’io. E così, tra una tazza di tè, un antibiotico e un antidolorifico, ho ascoltato le strie di altri pirati; come David, un irlandese tuttofare, laureato in storia, che in Irlanda vive in una casa infestata di fantasmi, che però sono buoni, sono gli spiriti dei suoi parenti passati a miglior vita. In Irlanda è una cosa normale.

Poi c’è Ben, un australiano di 35 anni, surfista dal cuore infranto, che al momento lavora in miniera, ma coltiva il sogno di aprire la propria attività e costruire tavole da surf.

E Matt, un inglesino rachitico che sarà alto la metà di me e che, non si capisce bene come faccia, fa il muratore, è coperto di tatuaggi, e ha una tosse cronica che riesce a svegliare persino Mark, ma se continua a spararsi  i bong alle 6 del mattino non credo che ne verrà fuori.

Probabilmente starete pensando che sia tutto piuttosto inquietante, ma ascoltare tante storie diverse ci fa davvero capire quanto il mondo sia grande, quanto siano alti i nostri limiti e quanto sia bello, una volta superate le proprie barriere, scoprire che alla fine abitiamo tutti sullo stesso pianeta, e che ognuno ci può insegnare qualcosa.

Alla fine siamo tutti pirati alla ricerca del nostro tesoro.

See ya!

PiratMad!!

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Stiamo in mezzo a una strada

Recuperato l’ambito certificato che attesta che sei sopravvissuto al Nullarbur Plain, ci siamo concessi una breve tappa a Kargoolie, città mineraria, che deve la sua fortuna ad un filone d’oro nascosto nel sottosuolo. Sembra seriamente di aggirarsi per un set cinematografico. Mentre cammini tra le numerose locande con le entrate a due battenti, ti aspetti James Dean da un momento all’altro. Invece James Dean non arriva, al suo posto ti imbatti in numerosi minatori che, finito il turno di lavoro, vanno a scolarsi un paio di pinte di fronte ad uno dei numerosi spettacoli di streep tease pubblicizzati nelle locande con le porte a due batttenti.

Ma se le cameriere ignude non sono abbastanza, potete girare l’angolo, e vi trovate nel quartiere a luci rosse, dove le locande sono sostituite da bordelli più o meno lussuosi..ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche! Venghino signori, venghino!!

E’ stata dura trascinare Sbrincio & Co. lontano da quel luogo di minatori, puttane e perdizione, ma finalmente ci siamo rimessi in moto.

La mattina dopo eravamo a Perth.

Salutati i nostri compagni di viaggio, abbiamo iniziato quella che sarebbe diventata l’attività principale della settimana successiva: cercare un posto dove passare la notte.

Ma se ci state immaginando vagare per ostelli, premete il tasto indietro veloce, perchè la nostra accomodation è stata, ancora una volta, la fidata Anke.

Dormire in macchina non è un problema in Australia finchè stai fuori dalle città. Quasi ovunque ci sono i plurinominati barbecue pubblici, accompagnati da pulitissimi bagni pubblici, talvolta forniti pure di doccia, e puoi addirittura piantare una tenda nel prato, che nessuno fa caso a te. Ma nelle città, come potete immaginare, è tutto diverso. Un amico ci ha suggerito di provare a South Beach, a Fremantle. Ci siamo andati. Avete presente il circo? Ecco, di più.

South beach è stata nominata accampamento ad honorem di tutti i viaggiatori del Wester Australia. Ci saranno stati almeno una ventina di van parcheggiati, ognuno col suo tavolino e sedie tranquillamente disposti sulla strada, e fuochi nei bidoni vuoti della benzina, e giocatori di bolas, e musica, e balli..come ho detto, il circo.

E io che avevo appena rassicurato mio padre circa il fatto che vivere in macchina non significa necessariamente vivere ai confini della società.

In ogni caso la loation era ideale, parcheggi gratuiti, docce, barbecue, numerosi tavoli da pic nic e, in ultimo ma non ultimo, il mare di fronte.

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica. Due circensi appena conosciuti, ci han detto che dalla settimana precedente, il circo ha un’orario di chiusura. Praticamente è successo che i festeggiamenti e i fuochi avessero superato il normale livello di indecenza, muovendo gli animi dei tolleranti ranger, che hanno smesso di essere tolleranti, e appena fa buio appaiono per far sloggiare baracche e baracchini.

Ma ecco che col problema, pronta arriva la soluzione: “Andate sul molo lungo”- suggerisce un circense veronese- “due mie amiche vivono là da 3 mesi”

Perfetto!

Il molo lungo presentava più o meno la stessa situazione in maniera un po’ più pacata: campervan, roulotte, macchine, si confondevano tra i pescatori nottturni. “Wellcome home darling!” Mi annuncia Sbrincio quando si accorge che sulla punta del molo lungo c’è anche un immancabile bagno pubblico!

L’Australia non smetterà mai di sorprendermi.

Così abbiamo passato la prima settimana, dormendo in cima al molo, cucinando sotto le stelle, col gelido vento dell’oceano intorno a noi, facendo colazione nel parco più vicino, e cercando lavoro durante il giorno.

Nel giro di tre giorni io ho trovato lavoro: in pratica faccio raccolta fondi porta a porta per Medici senza Frontiere, in teoria lavoro per una società di marketing, che offre opportunità di carriera nel management, e che è disposta a sponsorizzare la gente, a patto che ti spari un annetto di porta a porta.

Ci lavoro da due settimane, vi farò sapere come procede.

Sbrincio invece non ha trovato lavoro nella prima settimana, ed era talmente al verde da non potersi permettere nemenno un altro giorno senza lavorare. Così, ha accettato un lavoro in una farm a 300 km da Perth per 4 settimane.

Abbiamo passato l’ultima notte insieme in un ostello, festeggiando in memoria delle tante notti passate al freddo, delle tante mattine iniziate in un caldo abbraccio, e brindando alla prossima volta che ci saremmo rivisti.

Il giorno dopo è partito, l’ultimo bacio è stato straziante, da togliere il fiato, ma so che non finisce qui.

Ora devo scappare come al solito.

Alla prossima,

Mad.

I crossed the nullarbor plain

Miei cari lettori, chiedo scusa per la prolungata assenza, e proseguo col racconto, tenete presente che si torna indietro con la memoria di un paio di settimane, e che alcuni ricordi sono un po’ sfocati…

Innanzi tutto non mi ricordo se vi ho già raccontato qualcosa del “Nullarbor Plain”.

Vi riassumo in breve: si tratta di una pianura desertica estesa per 1100 km dal South Australia al Western Australia, il cui nome deriva dal latino (Nullus arbor= alberi nu ghe nè), e in cui si estende il rettilineo più lungo al mondo: 144 km senza neanche una curva! Impressionante eh!

Durante il tragitto arbusti dell’altezza massima di 50 cm si susseguono con una monotonia disarmante, spezzata solo dalle roadhouse, che appaiono dal nulla ogni 100-200 km circa.

Le roadhouse sono una delle tante specialità australiane: un insieme di distributore della benzina (cara come l’oro), ristorante, negozio di alimentare, pezzi di ricambio, motel, e docce pubbliche.

Come da foto, sembra di essere nel farwest. Non solo per l’immagine che ci riporta indietro nel tempo, ma anche per i personaggi che si incontrano e per le storie che si ascoltano.

Lungo la strada, ad esempio, oltre ai soliti cartelli che ti ammoniscono circa il pericolo di attraversamento di canguri, ce ne sono alcuni che intimano di stare attenti ai cammelli! Ma cosa diavolo ci fanno i cammelli in Australia?

Tormentata dalla curiosità non ho saputo resistere dal chiedere al gestore di una di queste roadhouse (un gran tocco di gnocco, aggiungerei) se, sul serio, avesse mai visto un cammello da quelle parti, o se i cartelli siano solo un soggetto fotografico.

“Ebbene, ti sembrerà strano”- ha risposto il tocco di gnocco-” ma qui nei dintorni ci sono ben 3 allevamenti di cammelli”-ma dove???Che non c’è nulla???- “Un paio di anni fa c’era un cammellino che girava sempre qui intorno, era diventato la mascotte della roadhouse, i turisti ci si facevano fotografare insieme, e poi, un girono, il cammellino ha deciso di attraversare la strada, confidando nell’effetto ammonitore dei cartelli stradali, ma un camion, che probabilmente non pensava che davvero i cammelli potessero attraversare la strada in Australia, non gli ha prestato attenzione, e l’ha steso, proprio sotto il cartello.”

Ci sono rimasta di sasso.

Storie tristi a parte, attraversare il nullarbor è davvero un’esperienza memorabile, e dopo 3 giorni di macchina, e di notti passate nelle aree di sosta, abbiamo finalmente raggiunto la prima cittadina dopo migliaia di kilometri: Norseman ,dove al centro visitatori ti viene rilasciato un certificato che attesta che hai attraversato il Nullarbor in macchina!! Mi sono sentita un’eroina, e una sopravvissuta!!

Devo scappare, vi racconto il seguito al più presto!!

A presto!!

Nullarbor Mad