Archivi del mese: marzo 2011

Practically Australian!

Dopo essermi appropriata dell’espressione, nonchè stile di vita “no worries”, e aver utilizzato senza troppe remore l’apellativo “mate” (compagno) per rivolgermi al prossimo (sia esso donna, uomo o bambino), la settimana scorsa ho compiuto un ulteriore passo verso “l’australianizzazione”: ho comprato un barattolino di Vegemite!!!

Ma come, cos’è il Vegemite??? Secondo wikipedia, ne vengono prodotti ben 22 milioni di vasetti l’anno! Comunque sappiate che la vostra ignoranza è più che scusata, dato che solo il 2% di essi esce dall’Australia.

Ma non preoccupatevi, ora vi istruisco io: Il/la Vegemite è un estratto di lievito, che si presenta sotto forma di crema spalmabile molto salata. E’ ricchissimo di vitamina B e, con una bassissima percentuale di grassi, costituisce l’icona della colazione dell’australiano medio. Un simbolo nazionale, non c’è casa in Australia in cui manchi il famoso prodotto della Kraft dal coperchio giallo; lo trovi addirittura nella colazione degli alberghi!

La cosa divertente è che, per quanto sia amato dagli australiani, tanto risulta disgustoso alle papille gustative di noi europei, abituati come siamo ad una colazione ricca di zuccheri. Il fatto è che, a guardarlo, sembra una specie di marmellata, per cui uno si aspetta un sapore dolce mentre, come ho detto, è una cosa salatissima. L’odore, poi, è abbastanza nauseante.

La prima volta in cui mi ci sono imbattuta, non ho avuto una reazione particolarmente positiva.

Poi però, durante la mia permanenza a Mornington, ho avuto modo di osservare i figli della ragazza che mi ospitava. Il bimbo di 6 mesi si dava il latte da solo col biberon, e la bimba di neanche due anni cadeva in terra, si sbucciava il ginocchio, e si rialzava senza una lacrima, come se nulla fosse accaduto.

Impressionata da tanta determinazione infantile, non ho potuto fare a meno di domandare:

“Ma cosa gli date a sti bambini per farli venir su così?”

Immediata la risposta:

“Vegemite!”

E i miei occhi sono immediatamente corsi al bimbo di sei mesi che si ciucciava un involtino di pan carrè e vegemite.

Devo provarlo anch’io! E così, ho costretto le mie papille gustative ad abituarsi a quel sapore anomalo..e fu così che ora anch’io ho il mio bel barattolino di estratto di lievito nel frigo che, se mischiato col Philadelphia, non solo non è male, ma è addirittura buono!

Alla prossima!

VegeMad!

Annunci

Mi sono innamorata…

Alt!!! Fermi tutti!!! Sbrincio non c’entra proprio niente.

Oggi mi sono innamorata dell’Australia.

A differenza di tanti italiani che ho conosciuto qui, io non sono venuta nel magico mondo di Oz per scappare da qualcosa, quanto piuttosto per la curiosità di vedere cosa c’è dall’altra parte del mondo.

Sono orgogliosa di essere italiana, di vivere nel paese più invidiato al mondo, dove le zucchine sanno di zucchine, il sale sala, ed esiste lo stracchino. (ed Alviero Martini. 🙂 )

Sono felice di essere cresciuta con una concezione della famiglia come nucleo indissolubile, come branco.

Mi compiaccio del fatto che nel nostro paese, dovunque ti giri, spunta un’opera d’arte, una chiesetta particolare, una piazza caratteristica..(qui i paesi sono davvero tutti uguali, con una strada principale alla quale si intersecano decine di stradine adornate di villette a schiera,tutte uguali)

Insomma, quando qui mi capita di dovermi presentare, vado sempre molto fiera del mio made in Italy, e non ho mai dubitato un secondo della mia intenzione di tornare a casa.

Fino ad oggi.

Oggi sono partita da Melbourne in direzione Adelaide via treno e bus. (sto lì 15 giorni in attesa del volo per la Tazmania). Sono partita carica come un mulo pronto per la vendita dell’olio: zaino in spalla, borsone trascinato dietro con relativo sacchetto con la roba sporca attaccato, e borsa-macigno appesa al collo. Una migrazione insomma.

Alle 7 del mattino timbro il cartellino alla stazione di Melbourne, insieme a tutti i pendolari diretti a Bendigo, dove scendo dal treno e mi imbarco su un bus diretto alla capitale del South Australia.

Bendigo non è certo una città paragonabile a Melbourne o a Sydney, ma resta comunque la seconda città del Victoria, con 82.000 abitanti circa. E alle 8 del mattino la gente in stazione va di fretta come in un qualsiasi altro centro abitato.

Scendo dal treno, e con mio grande disappunto scopro che non ci sono le scale mobili. Gli 82000 abitanti non sono evidentemente sufficienti a giustificare un tale spreco di risorse pubbliche, così che i poveri “Bendighesi”, per passare da un binario all’altro, devono attraversare ben due rampe di sccale. E così le povere “Matte in Down Under” che decidono di spostarsi con la casa appresso.

Ora, esaminiamo cosa potrebbe accadere ad una povera Mad, in Italy.

1) Cercando di arrabbattarsi su per le scale, trascinando contemporaneamente zaino, borsone con sacchetto annesso e borsa-macigno, cade rovinosamente per poi venire travolta dalla folla;

2) E’ quasi riuscita ad arrivare alla cima della rampa quando la folla la travolge;

3)Decide con astuzia di fare più viaggi su e giù per le scale trasportando un collo alla volta, per poi trovarsene uno di meno alla fine dei viaggi.

Sapete cosa è successo qui? Due persone, e dico DUE!!si sono fermate per aiutarmi a portare la valigia. Ora di punta, stazione centrale. Vi sfido ad ottenere la stessa solidarietà a Principe o, se vogliamo restare nel piccolo, anche solo a Imperia.

Sebbene stupita da tanta cortesia, non ho realizzato subito. Avevo un’ora di tempo prima della coincidenza con il bus, e ho deciso di concedermi una colazione in un bar nei pressi.

Lì mi sono soffermata a pensare. Nel giro di una settimana ho assistito a più gesti di civiltà che in un’intera vita. Non possono essere solo coincidenze. Così, tra un uovo strapazzato e un pezzo di bacon, mi sono innamorata.

Gli australiani sono davvero un popolo meraviglioso, e  io li amo. Amo il loro paese, amo il loro modo di vivere, amo i loro sorrisi, amo il fatto che c’è sempre una parola gentile per te, amo questo modo di concepire il rapporto col prossimo, basato sull’idea che se io posso fare qualcosa che a te rende la vita più facile, e a me non la complica più di tanto, mi fa piacere farla.

Tra un Giotto e un piatto di spaghetti, ogni tanto forse dovremmo ricordarci che l’unica cosa che riesce davvero a salvarci sono le relazioni umane.

L’Australia sembra averlo capito.

Mad in love.

Attenzione Attenzione!!! Importanti novità!!!

Siccome mi sento particolarmente buona, non vi faccio aspettare un’eternità come al solito, e vi racconto gli ultimi avvenimenti. Anche perchè le cose da dire sono veramente tante, e più passa il tempo più aumentano le cose da dire..insomma, mi devo dare una mossa.

Siccome le cose da dire sono davvero tantissime, metto dei punti, per dare un po’ di ordine al tutto.

1) MARIO

Sono passate più di due settimane dall’ultimo aggiornamento sul viaggio, ma sicuramente non vi sarete dimenticati di Mario. Bene. Mettetevi seduti perchè ora ve la sparo grossa: Mario è morto. Non resuscitabile. Il meccanico si è messo una mano sul cuore, e ha detto che il motore è talmente andato che a ripararlo andremo a spendere molto più di quanto l’abbiamo pagato. E soprattutto, non abbiamo materialmente i soldi per affrontare una tale spesa. Mario verrà venduto a breve su e bay al miglior offerente..quando ieri sono andata a prendere delle cose dal retro mi sono venute le lacrime agli occhi.

2) COS’HO FATTO NELLE ULTIME 2 SETTIMANE

L’Australia non è solo un posto da vedere come tanti, è un modo di vivere e di pensare che inizia con un sorriso. Non per niente il motto nazionale qui è “No worries” -Non preoccuparti- Due parole che esprimono un concetto e mille situazioni, (grazie, prego, non’è problema, stai tranquillo, tutto si aggiusterà). Durante i 4 giorni in cui sono stata ospite della super famiglia a Mornington ho fatto mio questo concetto e, ancora ignara della sorte di Mario, ho preso mia sorella per mano, e ci siamo buttate all’avventura.

Per prima cosa abbiamo fatto un tour a Phillip Island, nei dintorni di Melbourne, era un tour organizzato, perchè l’isola non ha mezzi pubblici e, come sapete, io sono appiedata. Il luogo è famoso per la presenza della più piccola specie di pinguini al mondo, i pinguini azzurri minori, che dopo al tramonto sfilano sulla spiaggia per andare alle tane nelle dune retrostanti. Uno spettacolo davvero emozionante, anche se faceva un freddo del diavolo.

Dopo aver esaminato un po’ di opzioni valide, abbiamo optato per un tour fai da te by bus sulla great ocean road, la strada panoramica più bella del mondo. 250 km a picco sul mare, tra foreste subtropicali e scogliere intagliate dalla forza dell’oceano. Guidare dev’essere tutt’altra esperienza, ma anche dal bus ne vale la pena.

Questa settimana da backpacker meriterebbe un post a sè, e magari un giorno ve la racconto per bene, per ora riassumo dicendo che è stata l’esperienza più bella che mi sia capitata da quando sono qui, che mi sono divertita come non mai, e che ho riso così tanto che ad un certo punto mi sono quasi messa a piangere. Ho conosciuto persone splendide, con alcune delle quali spero di restare in contatto, come Sarah, una canadese uori almeno quanto me, con la quale abbiamo esperito un vano tentativo di austostop, o come Anthony, un americano conosciuto in ostello che ci ha caricato tutte e tre nei sedili posteriori della macchina strettissima per farci vedere almeno i famosi 12 (ormai 8) apostoli.

La cosa che mi ha riempito di più il cuore è il fatto di aver potuto condividere tutto questo con la mia sorellina, che ora ama l’Australia e la mentalità australiana come la amo io, e che, decisamente, ha imparato l’inglese.

Insomma, dopo una settimana così, la notizia della morte di mario è stata presa con un pacifico “No worry”. Una soluzione la si trova sempre.

3) COMPAGNI DI VIAGGIO

Ora arriva la bomba più grande. La Manu giovedì prossimo torna in Italia. Ha prenotato ora il volo. Quelle zanzare assassine di Mildura le hanno attaccato un virus chiamato comunemente “Ross river fever”, che provoca sintomi influenzali, che possono durare anche 2 mesi!!! Non se l’è sentita di affrontare tutto ciò in terra straniera, anche perchè in Australia, a stare 2 mesi senza lavorare, rischi veramente di finire (perdonatemi l’espressione colorata) col culo per terra. Così lei e il pezzo di cuore che era andata a recuperare a Mildura tornano in patria.

4) VA DOVE TI PORTA IL CUORE

Ed io? Vi chiederete…Galeotte furono le vigne cari miei. Vestita da contadino e ricoperta di terra rossa, un mesetto fa sono riuscita (dio solo sa come) ad attirare le attenzione di un povero disgraziato, evidentemente accecato dal sole, che mi ha fatto sentire come una principessa in abito da ballo. Nonostante i chili di uva marcia incrostata nei capelli!

Dice che sono bella anche così.

Anche grazie a quest’affermazione si è guadagnato il simpatico soprannome di “Sbrincio”, e soprattutto grazie a quest’affermazione, il mio cuore di pietra ha iniziato a scricchiolare.

Quando ho lasciato Mildura pensavo di non rivederlo più, anche perchè i miei programmi in principio prevedevano l’arrivo a Perth entro breve, mentre lui era diretto in Tazmania per un mese, due settimane di volontariato come guardiano di un faro (non ridete) e altre due di viaggio. Poi rotta verso Perth, dove avremmo dovuto rivederci, ma io non ci speravo più di tanto.

Quando ha saputo delle mie sventure meccaniche, non ha perso tempo e mi ha prenotato un volo per la Tazmania. Dice che è stato talmente bene per quel poco di tempo che abbiamo trascorso insieme, che  vuole rischiare il tutto e per tutto. Perchè una persona, ha aggiunto, devi conoscerla e testarla per sapere se va bene o no. Altrimenti rimani in quel limbo di fascino, in cui finisci per idealizzare qualcuno che magari con te non ha niente ha che fare.

Parole sante Sbrincino mio.

Sono terrorizzata dall’idea di seguire un uomo da qualche parte, io, che non ho neanche mai voluto programmare le vacanze con nessuno dei miei fidanzatini passati. Però, se ci penso, ha ragione. “Se non rischi non vinci”, mi ha ammonito la mia saggia sorellina un annetto fa. E poi Sbrincio dice che i miei modi dispotici e le mie manie di controllo gli danno sicurezza. 🙂

Alla fine il mio non è solo un viaggio, è una ricerca profonda, è imparare a lasciarsi trasportare dalla corrente, e poi la Tazmania, a quanto dice la Lonely planet (the holy bible), è un posto meraviglioso che merita di essere visto.

Morale della favola: tra due settimane parto per Hobart, con le gambe che tremano, ma con tanta voglia di mettermi alla prova.

Per i 15 giorni che mancano alla partenza cercherò un lavoretto nei dintorni di Melbourne, o di Adelaide, o chissà..mi sento così libera!!

Alla prossima,

Drift Mad

Che fichi!!!

Vi avevo promesso questo articolo tanto tempo fa e, anche se nel frattempo sono successe un sacco di cose che vi vorrei raccontare, ve lo devo.

Signore e sgnori, oggi si parla di FICHI!!!!

Eh no cari miei, il tanto ambito articolo sui surfisti è ancora lontano, per una serie di ragioni (tra cui Mario a terra) non ho ancora avuto l’occasione di trarre personale ispirazione. Oggi vi racconterò invece qualcosa sulla raccolta dei fichi!

In tre parole: Una Via Crucis.

E andata così: quando ancora eravamo a Mildura, dopo una settimana di disoccupazione, improvvisamente spunta dal nulla questo lavoro dal’apparenza meraviglioso, la cui paga raggiungeva ben 1.20$ per cesto! Non ce lo siamo fatto ripetere due volte, e dopo la sveglia alle 5, e un’ora di macchina, abbiamo raggiunto un’immensa piantagione di fichi, dove un certo Chris (un contracter di origini libanesi) ci ha spiegato il lavoro:

ci sono delle scatole di polistirolo da riempire di fichi, che vanno posizionati in ordine, altrimenti si schiacciano, e che non devono essere nè marci nè acerbi. Facile no?

No.

I maledetti fichi sono “dentro” l’albero, coperti di foglie, e tu devi raggiungerli con una mano sola. Sì, perchè con l’altra devi tenere la cassetta di polistirolo, che dopo un po’ comincia a diventare pesante, e perdi l’equilibrio perfetto che ti consente di mantenere tutti i fichi allineati..e loro cominciano a rotolare. Cosicché ti tocca sospendere la raccolta, posare la scatola in terra, e sistemarli tutti un’altra volta.

In tutto ciò devi fare molta attenzione a non lasciare il picciolo attaccato alla pianta. Cosa pressochè impossibile, visto che la maggior parte delle volte questo è minuscolo e si stacca con una sola occhiata.

Non è finita lì, la scelta della frutta da raccogliere è tutt’altro che di immediata intuizione..bisogna raccogliere solo la frutta..mm, diciamo..buona da mangiare domani o fra un paio di giorni, e lasciare quella troppo verde, o quella matura ( buona da mangiare oggi, o al massimo domani). Quest’ultima va sì raccolta, ma la devi gettare in terra per evitare che marcisca sull’albero. Il che mi ha creato non poco disappunto, tant’è che per la prima ora di raccolto ho fatto indigestione di fichi visto che, piuttosto che vedere tutto quel ben di Dio sprecato, me lo cacciavo in bocca invece di spiattellarlo al suolo.

In ogni caso non c’è speranza di arrivare su mercato, per i fichi maturi. Questo perchè ad ogni scatola riempita arriva lui: Il Selezionatore. Ti apre la scatola raccolta con tanta fatica ed esamina il frutto del tuo sudore con una perizia che neanche un commissario d’igiene. Sapete che fine fanno i poveri fichi buoni da mangiare oggi o al massimo domani mattina? Vengono scagliati con violenza e brutalità a terra, dove si spiaccicano esangui divenendo un tutt’uno col terreno. Uno spettacolo che ti strazia di per sè, oltre al fatto che la cassetta viene dimezzata, e con lei il tuo stipendio. Ovviamente vieni anche pesantemente caziato per i piccioli mancanti.

Dopo un po’ comunque ti abitui allo scempio (la razza umana si abitua a tutto, altrimenti non ci spiegheremmo la ragione per cui continuiamo ad ammazzarci tra di noi) e impari a raccogliere solo ciò che può essere mangiato non prima di domani o fra un paio di giorni.

Io e la Manu abbiamo anche elaborato un nuovo metodo di raccolta che ha lasciato tutti a bocca aperta. Illuminata dai miei scarsi studi economici, mi sono appropriata del metodo Henry Ford, ossia, la tanto celebrata catena di montaggio.

Semplice: uno regge la scatola, e l’altro raccoglie a velocità supersonica, munito di cesoia, così da non lasciare indietro neanche un picciolo.

Stavamo andando piuttosto bene, raccogliendo il doppio delle scatole nella metà del tempo, se non che, le foglie di fico per loro natura diabolica, sono ricoperte di una polvere particolarmente irritante che provoca, al contatto con la pelle, un’irritazione non indifferente. Stessa storia per il latte malefico che fuoriesce quando non riesci a staccare il benedetto picciolo.

Insomma, un dramma. Anche perchè, nonstante i guanti e le maniche lunghe, c’è spepre qualche fazzoletto di pelle esposto..cosicchè che dopo una giornata di lavoro sei ridotto come se avessi nuotato nell’acido.

Manco a dirlo, più di mezza giornata non siamo durate.

Ora devo scappare, ma presto vi aggiornerò con novità incredibili, che vi lasceranno col fiato sospeso!!!

A presto!!!

Mad..sempre più Mad!

Gli australiani sono un popolo meraviglioso..

Dopo l’articolo peso della scorsa volta, mi ero ripromessa di scrivere qualcosa di divertente per alleggerire un po’ i toni, ma gli ultimi eventi mi hanno portato a riflessioni profonde, che voglio condividere con voi..se resistete anche a questo poi vi racconto l’episodio divertente! Promesso!!!

Riassumendo rapidamente gli ultimi giorni:

Dopo tre settimane nei campi abbiamo smesso di lavorare, e giovedì scorso abbiamo lasciato Mildura, per andare a recuperare mia sorella all’aeroporto di Melbourne..ha affrontato il suo primo volo da sola per passare il compleanno con me e starà qui per due settimane.

Abbiamo girato per Melbourne per un giorno intero, senza pausa, senza respiare, da quanto è bella questa città. Un ragazzo conosciuto lì ci ha confermato che la città spende tantissimo nella cd. pubblic art…scluture per la strada, graffiti, opere di design ovunque..davvero splendido. Ci ha ricordato un po’ Berlino..ma sul mare e con un clima decisamente meno rigido (anche se obiettivamente abbiamo beccato un freddo fuori dal comune).

Il giorno dopo la Manu è salita su un treno..ha dimenticato un pezzo di cuore a Mildura, ed è tornata a recuperarlo..ci rivedremo tra un paio di settimane..

il programma era quindi di partire da Melbourne con mia sorella, viaggiare lungo la Mornington peninsula, prendere il ferry da Sorrento (non ho sbagliato a scrivere, ce n’è una anche qui…c’è anche un paese che si chiama San Remo, nei dintorni), raggiungere così la Ballarine peninusula, poi Great Ocean Road, e Adelaide, da dove mia sorella avrebbe ripreso l’aereo per tornare in Italia e portare a tutti i miei saluti.

Non è andata così. Abbiamo fatto appena in tempo a lasciare Melbourne, quando Mario ci ha giocato un brutto scherzo. Si è letteralmente fermato in mezzo alla Main Street della cittadina balneare di Mornington.

Semplicemente, il motore ha smesso di girare. All’improvviso. E meno male che stavo rispettando i raccomandati 30 km/h, e che mi trovavo in un centro abitato..se avessimo deciso di non optare per la strada costiera, ma di proseguire sulla superstrada, avrei potuto non essere qui a scrivere quest post.

Non so cosa mi abbia permesso di non abbandonarmi ad una crisi di panico. Sono scesa dall’auto, e mentre cercavo di chiamare il soccorso stradale, un tipo ha parcheggiato, e si è offerto di aiutarmi a spingere Mario in un parcheggio più appropriato. Mentre stavamo spingendo una giovane coppia si è unita a noi. Così, senza che nessuno avesse chiesto niente. Non solo, hanno caricato me e mia sorella n macchina e ci hanno accompagnato da un meccanico..che ovviamente era chiuso. Manco a dirlo, queste cose devono sempre succedere il sabato pomeriggio..e il week end per gli australiani è ancora più sacro che da noi..alle 13 di sabato chiude tutto fino al lunedì mattina alle 9. Non si scampa.

Cosa potevamo fare io e mia sorella? Prendere un po’ dello spirito australiano e approfittare della giornata di sole per andare al mare.

Il problema però c’era, e non potevo sottovalutarlo troppo a lungo. Così ho avuto a bizzarra idea di cercarmi un lavoro nel paesino..e ho bussato alla porta di ogni esercizio commerciale chiedendo se qualcuno avesse bisogno di una mano in più per il week end. Avrei potuto ottenere ben due impieghi a lungo termine, ma non ho rimediato nulla per la sera stessa..come prevedibile 🙂 Però ho recuperato il numero di telefono di un meccanico di origini italiane, tale Eddi, che si è precipitato a vedere cosa fosse successo a due connazionali. Incrdibile, non ci aveva mai visto prima, eppure ha caricato i figli in macchina (la moglie non era a casa) ed è venuto a dare un’occhiata.

Il responso non poteva essere peggiore. Mario ha il motore inceppato. Praticamente si è rotta la catena di trasmissione, o qualcosa del genere..un problemino da nulla insomma.

Qui devo ammettere di essermi fatta prendere dallo sconforto. Ho sentito un sacco di storie di backpackers a cui si è fermata la macchina in mezzo alla strada..e nessuna aveva un lieto fine circa il conto in banca.

Riassumendo l’ammala:

1)macchina ferma nella strada principale del paese = no posto dove dormire la notte

2)previsione di un’ngente spesa

3)mia sorella è qui solo per 10 giorni e vorrebbe vedere un po’ di australia

4)oggi è il suo compleanno

Abbiamo cercato consolazione in un hamburger gigante..e non ho potuto fare a meno di palesare la mia situazione disperata alla ragazza dietro al bancone.

E lì, tra un morso ad un hamburgher, e un sorso di coca, ho avuto a che fare con la leggendaria umanità australiana.

Questa ragazza di 29 anni, che vive col marito e due bimbi piccoli, e che non ci ha mai visto prima, ha semplicemente insistito perchè andassimo a dormire a casa sua. Abbiamo accettato.

Non solo, il marito ci sta aiutando a risolvere il problema della macchina, ci ha trovato un carro attrezzi, e domani si sincererà che il suo migliore amico meccanico si dedichi anima e corpo a Mario..praticamente si sta facendo lui tutti i basti nel suo giorno libero.

Come si fa a non amare un popolo così? Nel giro di una giornata abbiamo incontrato ben 5 persone disposte a darci una mano..prova a fermarti con la macchina in Italia, in un posto in cui non conosci nessuno..senza neanche parlare la lingua alla perfezione..ci puoi morire in mezzo alla strada.

Ho pensato a tutto questo, mentre guardavo il sole tramontare sul mare. Ho trovato quello che stavo cercando. Il calore umano. Il senso di essere importante solo perchè esisti e sai regalare un sorriso. Una serenità e una generosità mai viste prima..mi hanno aperto il cuore, giuro.

Speriamo di risolvere il problema di Mario il prima possibile, in ogni caso, quando sai che sei circondato da persone del genere, tutto sembra più semplice. E mia sorella sta imparando l’inglese!

La batteria è quasi morta, quindi devo chiedervi ancora un po0 di pazienza per la storia divertente..vi anticipo che riguarda la raccolta dei fichi..vi tengo un po’ sulle spine.

A presto,

Stucked Mad.