Into the wild


…Nonostante sia fuori dal mondo, ho continuato ad aggiornare il diario di viaggio e ora, con un attimo di connessione fortuita, ecco il resoconto dell’ultima settimana…

07/02/2011

Come da programma, abbiamo trovato un impiego nel settore agricolo. Eravamo a Melbourne quando un certo Russel ci telefona dicendoci di avere del lavoro per noi. Non ci sembrava vero..siamo saltate in Mario nel giro di dieci minuti..direzione: il nulla. Mi spiego meglio: Russel e la sua piantagione di uva sono in un posto veramente sperduto nel mondo, ma non ci siamo fatte prendere dal panico. Abbiamo cercato la località Wemen sul fedele google map, e siamo partite all’arrembaggio, anche dopo aver appreso di dover affrontare un viaggio di 6 ore, che si sarebbe concluso a sera inoltrata. (il problema è l’ora del tramonto, perchè i canguri escono fuori e si lanciano letteralmente in mezzo alla strada). Dopo 600 km e una telefonata da una cabina telefonica popolata da rane, ragni, e zanzare siamo riuscite a trovare la casa nella prateria…praticamente 3 km dopo la cabina, prendi la strada sterrata sulla sinistra, continui finchè non vedi delle viti, a quel punto giri a sinistra e dopo 500 m ci sei..perfetto! piccola parentesi: questa farm è davvero sperduta nel nulla: il primo benzinaio è a 6 km, ma chiude alle 18, il primo supermercato è a 20 minuti di strada, e, ovviamente, il telefono non prende – Alle 22.30 abbiamo stretto la mano al nostro datore di lavoro, il quale ci ha guardato e ha provato pietà per noi. Dico davvero! Testuali parole: “Ma a me piange il cuore a sapere che due ragazze così carine e pulite vadano a fare sta vita..” – ma si Russel, rassicuraci un po’, che ne abbiamo bisogno- Fatto sta che, sempre con il cuore in mano, il buon Russel (che tra l’altro è proprio un bel pezzo d’uomo..ora indagheremo su eventuali figli :-)..dicevo, il buon Russel ci ha accompagnato alla nostra accomodation..definendola leggermente “rough” (spartana). Spartana???Ce l’avete presente la tipica casa da film dell’orrore in cui qualcuno viene seviziato e poi ucciso? Ecco, peggio. (mamma e papà, tranquilli, nessuno mi sevizierà o ucciderà) E’ una catapecchia di un materiale tra il cartongesso e il laminato di legno..sostituito in alcuni punti con del cartone, fissato con lo scotch..buchi nei muri come da manuale, mobilio che dire fatiscente è fare un complimento e..ciliegina sulla torta: acqua non potabile! Proprio così! Quella potabile è contenuta in una misteriosa cisterna situata chissà dove tra le vigne, alla quale ha accesso soltanto il nostro coinquilino: un indiano di quelli col turbante giorno e notte, che non parla una parola di inglese, e che usa una quantità tale di spezie da farci star male a 5 metri di distanza. Che qualità! Inndovinate un po’ qual’è l’unica cosa nuova di zecca e perfettamente funzionante all’interno de “la casa”..esatto! Il barbecue!!! Assolutamente immancabile! Manco a dirlo, Mario continuerà ad essere la nostra residenza. Ecco, se pensate che questo sia il peggio che ci possa accadere, avete sbagliato. Ancora non vi ho raccontato nulla della felice vita del raccoglitore di uva. Ci siamo svegliate all’alba. Siamo andate nel vigneto. Immenso. Un labirinto, davvero, centinaia di filari di viti..da perdercisi. E lì, sotto il sole del mattino, finalmente l’ho vista: la famosa terra rossa di cui tutti parlano tanto..non è proprio terra, sembra piuttosto sabbia, ed è di un rosso talmente profondo, che ti sembra di prendere fuoco solo a guardarla..ha un non so che di mistico, e qualche magia ci deve pur essere dietro, visto che altrimenti non riesco a spiegarmi la compatibilità tra agricoltura e sabbia. Ne sono seguite 11 ore di duro lavoro..in realtà non è difficile, basta prendere i grappoli d’uva, levarli dalla pianta, e buttarli in un secchio. Il fatto è che il sole picchia senza tregua, la mosche non ti lasciano respirare, e devi lottare contro le foglie, per arrivare ai grappoli. Sono tantissime..io ho elaborato il metodo “sradica tutto ciò che puoi”..e sembra abbia dato i suoi frutti..abbiamo riempito circa 150 cesti a testa..veniamo pagate 80 cent a cesto..non ci vuole una calcolatrice per capire che è una miseria…stiamo pensando di mollare e cercare un’altra farm a condizioni migliori..vedremo..per il momento l’alba sulla terra rossa è talmente bella che ci fa dimenticare persino i tagli sulle mani, le zanzare assassine, e la casa infestata.

09/02/2011

Vita nei campi

Qui in Australia, girando per ostelli e campeggi, i discorsi più popolari atttengono tutti al cd lavoro in “farm”, lavoro che, come ho già spiegato, se eseguito per almeno 3 mesi, anche non continuativi, da diritto ad un secondo anno di visto vacanza lavoro. Si tratta di lavorare in una delle tante fattorie dell’autback, oppure, e questa è l’opzione praticata dalla maggior parte dei backpackers, di raccogliere frutta e verdura di stagione nelle grandi piantagioni. Sebbene la prima opzione sia molto più interessante, dato che come “farm hand” le giornate sono molto più varie (un giorno guidi il trattore, un giorno porti gli animali al pascolo, un giorno ripari una staccionata, ecc.) anche noi ci siamo affiliate alle orde dei raccoglitori. Semplicemente perchè è più semplice trovare un impiego, e non è necessaria esperienza. Praticamente facciamo i tanto decantati lavori che nessuno vuol più fare..(magari quando torno in italia vado ad imbotigliare un po’ di acciughe sotto sale..tanto per non perdere il ritmo..) Tante volte, ascoltando i discorsi di chi era passato dai campi prima di me, mi sono chiesta come fosse davvero, la vita del raccoglietore di frutta..eccomi qui, quindi, a racontarvi la mia giornata da grapes picker, e tutto quello che mi passa per la testa. La sveglia suona presto alla mattina, bisogna essere col secchio in mano per le 7, quindi alle sei è ora di scendere da Mario per affrontare il gelo (si gela sul serio, ci saranno 25 gradi di escursione termica tra il giorno e la notte) dell’alba. Una colazione veloce, ed è già ora di reinfilarsi nei vestiti ancora incrostati di terra del giorno prima. Come vi ho detto, alle 7 in punto si inizia a raccogliere (ammesso che non ti sei perso nel tentativo di ritrovare il campo). Peter, il sovraintendente ai secchi di uva, ci assegna un filare da completare e lì si inizia. Lavoriamo entrambe sullo stesso filare, dai lati opposti. I secchi per raccogliere l’uva però sono solo da un lato (Peter provvede a rifornirci continuamente di secchi vuoti lanciandoli dal trattore), cosi che la metà devono essere gettati dall’altro lato della vite…Il gioco consiste nel non beccare l’altro raccoglitore sulla testa..se lo becchi, perdi 10 secchi..ok, sto divagando..dicevo.. Distribuiti i secchi si fa sul serio, è una corsa contro il tempo, perchè, essendo pagati a secchio, più velocemente raccogli, e più guadagni..quindi iniziano i cronometraggi e le sfide. Il fatto è che l’uva non è che se ne sta lì in bella mostra aspettando di essere raccolta, è ben nascosta dietro una fitta coltre di foglie e rami, che devi rancare di sana pianta per poter arrivare ai frutti del desiderio..il primo giorno non ho portato i guanti, pensando di fare la figura della vera agricoltrice dell’outback..errore madornale. Le mie mani hanno iniziato a sanguinare dopo pochissimo..un po’ per i graffi dei rami, un po’ perchè ci si aiuta con un coltello, quindi, nella foga di sdradicare le piante, spesso capita di confondere un ramo con un dito..e tra tutta la terra che c’è è facile che la ferita si infetti..acqua ossigenate sempre a portata di mano! A riempire un cesto ci si mette dai 3 ai 5 minuti, dipende da quanti jolly prendi..i jolly sono i super grappoloni che da soli riempiono mezzo secchio..vi sembrerà stupido, ma trovarli è una benedizione, il tempo si dimezza e i cesti raddoppiano. Una volta indossati i guanti comunque è tutto più liscio..un’altra cosa fondamentale è avere della musica nelle orecchie..un po’ perchè così il tempo di passa di più, e la monotonia della ripetizione dei movimenti viene spezzata dall’alternarsi delle canzoni (che comunque anche quelle, in 12 ore, sono sempre le stesse), ma, soprattutto, perchè così non senti le mosche ronzare. Sono a migliaia, e non ti lasciano vivere..provate a stare sotto il sole con la schiena piegata per 12 ore (che già non è una pèasseggiata) e sentire in continuazione zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…terribile..anche perchè le maledette si posano, t si appiccicano in faccia..ma cosa avranno mai da ciucciare da una faccia piena di terra! Con la musica comunque risulta tutto molto più sopportabile..intanto non ti si infilano dentro le orecchie, e poi non entri in paranoia per ogni ronzio iniziand a muovere bracccia all’impazzata per scaccciare mosche che magari ti stanno solo girando intorno perchè puzzi come una capra..aspetti che si posino, e le soffi via. L’unico rimedio sembra essere cospargersi di spry anti insetti..ovunque..anche sulla faccia! E io che ho sempre usato solo ed esclusivamente Chanel.. Bella la vita eh! Ogni tanto Peter passa col trattore a raccogliere i secchi, li conta e tutto soddisfatto ti guarda sorriddente e fa “ Good job, you have picked 50 buckets” Ma come Peter! Io ne avevo contati 100!! E va beh! E così si alterna la giornata..finchè non ti senti più le gambe, non si scarica il lettore mp3, e il sole non ti inizia a far evaporare il cervello.. (oggi russel fa: “oggi è una buona giornata per raccogliere! Ci sono solo 36 gradi!mica 47 come la settimana sccorsa..tu cio rincuori sempre Russel ,grazie di esistere!) Altro che luna e falò, qui la luna non riesci neanche a vederla perchè sei talmente morto che vai a letto prima che sorga, e per quanto riguarda i falò, in Australia ce ne sono abbastanza..proprio oggi ho appreso che i dintorni di Perth stanno andando a fuoco! Proprio dove volevo andare io tra un paio di settimane, olè! Il momento più bello è quando finalmente disincastri i vestiti icrostati di terra di due giorni prima e ti lanci sotto l’acqua gialla e non potabile della doccia nella casa degli orrori… Malgrado tutto il lamentarmi devo essere onesta..mi sto abituando alla vita del contadino e, non fosse per la paga da fame, non mi dispiacerebbe neanche tanto.. A presto.. Mad in the bucket

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7 risposte a “Into the wild

  1. Lascia perdere Chanel..gli insetti sono attirati dai profumi! E se ti entrano mosche nelle orecchie, lasciale fare, loro vogliono solo ripulirti le orecchie..cosi ho letto in un libro di cui non ricordo bene il titolo..quascosa come “..e venne chiamata due cuori”. Quando torni, possiamo sempre avviare una azienda agricola, se non trovi lavoro..almeno qui non ci sono 47 gradi! Se non altro questa esperienza ti servirà a capire cosa vuol veramente dire “lavoro” ed espressioni tipo ” guadagnarsi il pane ( e aggiungerei l’acqua!) con il sudore della fronte! Forza e coraggio..ricorda la mamma che raccoglieva fagiolini dall’orto con le stampelle, trascinando il sedere a terra! Uno scherzo in confronto all’outback, d’accordo..La terra purtroppo è bassa! Un bacio..e non ti ubriacare con tutta quest’uva!

  2. Credimi, sicuramente sarà duro come lavoro, ma sicuramente vieni invidiata da molte persone in Italia che tali sensazioni non le hanno mai provate e mai le proveranno. Codeste esperienze inoltre ci insegnano che c’è oltre aldilà del nostro paesino di nascita e che il mondo è così vasto e le esperienze possibili sono così variegate, che sarebbe un vero peccato limitarci a fare quello che già conosciamo o che già abbiamo visto fare. Almeno questo è il mio modo di pensare… Buona fortuna per la tua esperienza in fruit picking!
    Christian

  3. lavoro duro, vita dura, beh dai almeno ti fai le ossa e quando ti metterai a lavorare nel mondo degli avvocati (se così deciderai) penserai che sia una passeggiata no??
    mi stavano venendo le lacrime agli occhi dalle risate leggendo il post
    ahahaha sembra che capitino tutte a voi!!!!
    dai cavolo però almeno l’acqua potabile poteva metterla…
    curiosità: ma il tizio indiano come fa a farsi capire da russel???

    bacioniiiiiii

  4. Alleluja, hai visto la terra rossa e ora puoi dire di aver visto la vera Australia! 🙂 Qui ad Adelaide, qnd sono arrivato a dicembre, per la raccolta uva davano 20 AUD/ora, 9-10 ore/gg… Prova a dare qualche colpo di telefono negli ostelli a vedere se c’è lavoro! 😉
    Cmq, il mio primo alloggio è stato un caravan tutto spifferi e con le utenze elettriche ed idrauliche appoggiate sul terreno, dato che erano temporanee… Ah, ovviamente l’acqua potabile era nella casa del farmer! 😉

    Edo

  5. Bravo Christian, le stesse cose le ho dette io commentando il post col mio amico Andrea di Parma .. direi che Marta e Manu vogliano fare tutte le esperienze possibili, buone o pesanti che siano..è un’esperienza di vita mica da tutti..e sicuramente molto formativa! E poi, se non le si fanno a questa età,codeste esperienze, con la forza e l’entusiasmo della gioventù, quando si faranno più?Il ricordo di questi giorni non ve lo toglierà più nessuno.. Naturalmente cercate di condire il tutto con un po’ di.. “grano salis”, e non fate cose troppo pericolose!(Id est, pensate anche un po’ a mamma e papà!)
    P.S: perdonate il latino..io sono ancora della vecchia generazione!

  6. …eh…certo che una “punta” di pesantezza la accuserai, Marta…ma crescerai di più in questo modo, con la tua scelta, rispetto a stare vicino alle comodità di casa tua, facendo un mestiere “quasi” gratificante…bè, poi metterai in pratica il tutto al tuo ritorno…sarai molto più “alta”, vedrai…avrai ordine interiore, perchè secondo me resterà l’essenzialità…gli orpelli inutili li lascerai a chi non vuole (ri)trovarsi. Forza, quindi! Stai vivendo con 26 “V” maiuscole.

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