Archivi del mese: febbraio 2011

Io ho i capelli corti

WARNING! Questo post potrebbe essere di una  noia colossale, quindi chiudete subito la pagina, oppure abbandonate ogni speranza o voi che proseguite.

Dunque. Come ormai sapete, l’Australia è sempre stata nei miei pensieri. Almeno 15 dei miei quasi 25 anni sono stati dedicati alla coltivazione di questo sogno. Immaginavo addirittura di indovinare le sensazioni che avrei provato una volta attraversati i continenti e gli oceani, riuscivo quasi a percepire un brivido lungo tutto il corpo, a respirare aria di libertà, e avvertire elettricità nell’aria.

A mano a mano che il giorno della partenza si avvicinava però, ero sempre meno sicura di aver preso la decisione giusta. Ho trascorso l’ultima settimana in Italia dilaniata dal pensiero che i miei genitori sarebbero stati in pena per me per un anno, che non ci sarei stata per alcuni dei traguardi delle mie più care amiche, che avrei lasciato in sospeso qualche questione sentimentale..per non parlare del magone all’idea di lasciare la mia vita in via Torti.

Ho cercato di scacciare tutte queste seghe mentali, imputandole all’insicurezza di dover affrontare una nuova fase della vita, in cui tutto sarebbe potuto accadere. Non ha funzionato un gran che.

Quando sono atterrata a Sydney non ho sentito il brivido che mi aspettavo, e non è arrivato neanche dopo..forse mi sono buttata troppo presto nella ricerca del lavoro e della casa e non ho respirato a fondo l’aria di qui..o forse l’aver vissuto in una città, seppur molto diversa, non mi ha permesso di fare quel salto che mi aspettavo.

Prima di partire ho tagliato i capelli. Si dice che quando una donna tagli i capelli abbia in mente grandi cambiamenti. Ebbene, io continuavo a vivere come quando la mia chioma arrivava ben sotto le spalle.

Poi, la ricerca sfrenata della macchina, la prima settimana di viaggio sempre di corsa, la ricerca ancora più sfrenata del lavoro in farm, tutti questi cicloni in giro per  l’Australia..insomma..ancora quel famoso respiro non ero riuscita a farlo.

Apparentemente neanche la raccolta dell’uva mi ha dato la scossa che cercavo..mentre raccoglievo sentivo come se tutto mi stesse scorrendo addosso..ho pensato a questa spiacevole sensazione per tutto il giorno. Alla sera sono uscita per una birra in compagnia e lì, con la mia brava caraffa di Carlton Drought, per la prima volta in quasi quattro mesi, ho respirato. Profondamente.

Nelle cittadine rurali il vero giorno di festa è il sabato. La domenica si lavora nei campi, quindi, il venerdì sera i pub di paese straripano di giovani con tanta voglia di lasciarsi alle spalle una settimana di silenzio e di lavoro, in cambio di tre o quattro caraffe di birra fresca e un po’ di musica.

Ecco, stavo guardando tutte quelle facce un po’ troppo sorridenti e quelle camicie di flanella a quadri, quando mi sono inconsciamente passata una mano tra i capelli e ho realizzato quanto sia cambiata.

Ho imparato il significato della parola ordine, tanto per cominciare. Giuro. E poi cucino..(l’altra mattina ho fatto il pane!) Posso decidere in autonomia cosa mangiare (Alice lo so che questa non la reggerai) ma, soprattutto, ho eliminato un sacco di pregiudizi. Ho imparato che ogni persona può insegnare qualcosa, indipendentemente da tutto..(no, di piatti di carta ancora non ne voglio sentir parlare)..sono diventata più grande, forse, sono felice, e ho i capelli corti.

Ora devo solo continuare a respirare.

Alla prossima,

Mad in Down Under

Ps. Braviii!!!siete arrivati alla fine! Come premio vi racconto in breve gli ultimi accadimenti:

Abbiamo lasciato la casa nella prateria in cerca di un lavoro migliore. Siamo andate in una cittadina di nome Mildura, dove abbiamo trovato lavoro immediatamente..ma sempre uva raccogliamo..e la paga è sempre la stessa..per la serie, stesso gettone, altro giro! Se non altro qui prende il telefono! 🙂 Sta sera faccio la pizza. Fine delle news.

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Into the wild

…Nonostante sia fuori dal mondo, ho continuato ad aggiornare il diario di viaggio e ora, con un attimo di connessione fortuita, ecco il resoconto dell’ultima settimana…

07/02/2011

Come da programma, abbiamo trovato un impiego nel settore agricolo. Eravamo a Melbourne quando un certo Russel ci telefona dicendoci di avere del lavoro per noi. Non ci sembrava vero..siamo saltate in Mario nel giro di dieci minuti..direzione: il nulla. Mi spiego meglio: Russel e la sua piantagione di uva sono in un posto veramente sperduto nel mondo, ma non ci siamo fatte prendere dal panico. Abbiamo cercato la località Wemen sul fedele google map, e siamo partite all’arrembaggio, anche dopo aver appreso di dover affrontare un viaggio di 6 ore, che si sarebbe concluso a sera inoltrata. (il problema è l’ora del tramonto, perchè i canguri escono fuori e si lanciano letteralmente in mezzo alla strada). Dopo 600 km e una telefonata da una cabina telefonica popolata da rane, ragni, e zanzare siamo riuscite a trovare la casa nella prateria…praticamente 3 km dopo la cabina, prendi la strada sterrata sulla sinistra, continui finchè non vedi delle viti, a quel punto giri a sinistra e dopo 500 m ci sei..perfetto! piccola parentesi: questa farm è davvero sperduta nel nulla: il primo benzinaio è a 6 km, ma chiude alle 18, il primo supermercato è a 20 minuti di strada, e, ovviamente, il telefono non prende – Alle 22.30 abbiamo stretto la mano al nostro datore di lavoro, il quale ci ha guardato e ha provato pietà per noi. Dico davvero! Testuali parole: “Ma a me piange il cuore a sapere che due ragazze così carine e pulite vadano a fare sta vita..” – ma si Russel, rassicuraci un po’, che ne abbiamo bisogno- Fatto sta che, sempre con il cuore in mano, il buon Russel (che tra l’altro è proprio un bel pezzo d’uomo..ora indagheremo su eventuali figli :-)..dicevo, il buon Russel ci ha accompagnato alla nostra accomodation..definendola leggermente “rough” (spartana). Spartana???Ce l’avete presente la tipica casa da film dell’orrore in cui qualcuno viene seviziato e poi ucciso? Ecco, peggio. (mamma e papà, tranquilli, nessuno mi sevizierà o ucciderà) E’ una catapecchia di un materiale tra il cartongesso e il laminato di legno..sostituito in alcuni punti con del cartone, fissato con lo scotch..buchi nei muri come da manuale, mobilio che dire fatiscente è fare un complimento e..ciliegina sulla torta: acqua non potabile! Proprio così! Quella potabile è contenuta in una misteriosa cisterna situata chissà dove tra le vigne, alla quale ha accesso soltanto il nostro coinquilino: un indiano di quelli col turbante giorno e notte, che non parla una parola di inglese, e che usa una quantità tale di spezie da farci star male a 5 metri di distanza. Che qualità! Inndovinate un po’ qual’è l’unica cosa nuova di zecca e perfettamente funzionante all’interno de “la casa”..esatto! Il barbecue!!! Assolutamente immancabile! Manco a dirlo, Mario continuerà ad essere la nostra residenza. Ecco, se pensate che questo sia il peggio che ci possa accadere, avete sbagliato. Ancora non vi ho raccontato nulla della felice vita del raccoglitore di uva. Ci siamo svegliate all’alba. Siamo andate nel vigneto. Immenso. Un labirinto, davvero, centinaia di filari di viti..da perdercisi. E lì, sotto il sole del mattino, finalmente l’ho vista: la famosa terra rossa di cui tutti parlano tanto..non è proprio terra, sembra piuttosto sabbia, ed è di un rosso talmente profondo, che ti sembra di prendere fuoco solo a guardarla..ha un non so che di mistico, e qualche magia ci deve pur essere dietro, visto che altrimenti non riesco a spiegarmi la compatibilità tra agricoltura e sabbia. Ne sono seguite 11 ore di duro lavoro..in realtà non è difficile, basta prendere i grappoli d’uva, levarli dalla pianta, e buttarli in un secchio. Il fatto è che il sole picchia senza tregua, la mosche non ti lasciano respirare, e devi lottare contro le foglie, per arrivare ai grappoli. Sono tantissime..io ho elaborato il metodo “sradica tutto ciò che puoi”..e sembra abbia dato i suoi frutti..abbiamo riempito circa 150 cesti a testa..veniamo pagate 80 cent a cesto..non ci vuole una calcolatrice per capire che è una miseria…stiamo pensando di mollare e cercare un’altra farm a condizioni migliori..vedremo..per il momento l’alba sulla terra rossa è talmente bella che ci fa dimenticare persino i tagli sulle mani, le zanzare assassine, e la casa infestata.

09/02/2011

Vita nei campi

Qui in Australia, girando per ostelli e campeggi, i discorsi più popolari atttengono tutti al cd lavoro in “farm”, lavoro che, come ho già spiegato, se eseguito per almeno 3 mesi, anche non continuativi, da diritto ad un secondo anno di visto vacanza lavoro. Si tratta di lavorare in una delle tante fattorie dell’autback, oppure, e questa è l’opzione praticata dalla maggior parte dei backpackers, di raccogliere frutta e verdura di stagione nelle grandi piantagioni. Sebbene la prima opzione sia molto più interessante, dato che come “farm hand” le giornate sono molto più varie (un giorno guidi il trattore, un giorno porti gli animali al pascolo, un giorno ripari una staccionata, ecc.) anche noi ci siamo affiliate alle orde dei raccoglitori. Semplicemente perchè è più semplice trovare un impiego, e non è necessaria esperienza. Praticamente facciamo i tanto decantati lavori che nessuno vuol più fare..(magari quando torno in italia vado ad imbotigliare un po’ di acciughe sotto sale..tanto per non perdere il ritmo..) Tante volte, ascoltando i discorsi di chi era passato dai campi prima di me, mi sono chiesta come fosse davvero, la vita del raccoglietore di frutta..eccomi qui, quindi, a racontarvi la mia giornata da grapes picker, e tutto quello che mi passa per la testa. La sveglia suona presto alla mattina, bisogna essere col secchio in mano per le 7, quindi alle sei è ora di scendere da Mario per affrontare il gelo (si gela sul serio, ci saranno 25 gradi di escursione termica tra il giorno e la notte) dell’alba. Una colazione veloce, ed è già ora di reinfilarsi nei vestiti ancora incrostati di terra del giorno prima. Come vi ho detto, alle 7 in punto si inizia a raccogliere (ammesso che non ti sei perso nel tentativo di ritrovare il campo). Peter, il sovraintendente ai secchi di uva, ci assegna un filare da completare e lì si inizia. Lavoriamo entrambe sullo stesso filare, dai lati opposti. I secchi per raccogliere l’uva però sono solo da un lato (Peter provvede a rifornirci continuamente di secchi vuoti lanciandoli dal trattore), cosi che la metà devono essere gettati dall’altro lato della vite…Il gioco consiste nel non beccare l’altro raccoglitore sulla testa..se lo becchi, perdi 10 secchi..ok, sto divagando..dicevo.. Distribuiti i secchi si fa sul serio, è una corsa contro il tempo, perchè, essendo pagati a secchio, più velocemente raccogli, e più guadagni..quindi iniziano i cronometraggi e le sfide. Il fatto è che l’uva non è che se ne sta lì in bella mostra aspettando di essere raccolta, è ben nascosta dietro una fitta coltre di foglie e rami, che devi rancare di sana pianta per poter arrivare ai frutti del desiderio..il primo giorno non ho portato i guanti, pensando di fare la figura della vera agricoltrice dell’outback..errore madornale. Le mie mani hanno iniziato a sanguinare dopo pochissimo..un po’ per i graffi dei rami, un po’ perchè ci si aiuta con un coltello, quindi, nella foga di sdradicare le piante, spesso capita di confondere un ramo con un dito..e tra tutta la terra che c’è è facile che la ferita si infetti..acqua ossigenate sempre a portata di mano! A riempire un cesto ci si mette dai 3 ai 5 minuti, dipende da quanti jolly prendi..i jolly sono i super grappoloni che da soli riempiono mezzo secchio..vi sembrerà stupido, ma trovarli è una benedizione, il tempo si dimezza e i cesti raddoppiano. Una volta indossati i guanti comunque è tutto più liscio..un’altra cosa fondamentale è avere della musica nelle orecchie..un po’ perchè così il tempo di passa di più, e la monotonia della ripetizione dei movimenti viene spezzata dall’alternarsi delle canzoni (che comunque anche quelle, in 12 ore, sono sempre le stesse), ma, soprattutto, perchè così non senti le mosche ronzare. Sono a migliaia, e non ti lasciano vivere..provate a stare sotto il sole con la schiena piegata per 12 ore (che già non è una pèasseggiata) e sentire in continuazione zzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzz…terribile..anche perchè le maledette si posano, t si appiccicano in faccia..ma cosa avranno mai da ciucciare da una faccia piena di terra! Con la musica comunque risulta tutto molto più sopportabile..intanto non ti si infilano dentro le orecchie, e poi non entri in paranoia per ogni ronzio iniziand a muovere bracccia all’impazzata per scaccciare mosche che magari ti stanno solo girando intorno perchè puzzi come una capra..aspetti che si posino, e le soffi via. L’unico rimedio sembra essere cospargersi di spry anti insetti..ovunque..anche sulla faccia! E io che ho sempre usato solo ed esclusivamente Chanel.. Bella la vita eh! Ogni tanto Peter passa col trattore a raccogliere i secchi, li conta e tutto soddisfatto ti guarda sorriddente e fa “ Good job, you have picked 50 buckets” Ma come Peter! Io ne avevo contati 100!! E va beh! E così si alterna la giornata..finchè non ti senti più le gambe, non si scarica il lettore mp3, e il sole non ti inizia a far evaporare il cervello.. (oggi russel fa: “oggi è una buona giornata per raccogliere! Ci sono solo 36 gradi!mica 47 come la settimana sccorsa..tu cio rincuori sempre Russel ,grazie di esistere!) Altro che luna e falò, qui la luna non riesci neanche a vederla perchè sei talmente morto che vai a letto prima che sorga, e per quanto riguarda i falò, in Australia ce ne sono abbastanza..proprio oggi ho appreso che i dintorni di Perth stanno andando a fuoco! Proprio dove volevo andare io tra un paio di settimane, olè! Il momento più bello è quando finalmente disincastri i vestiti icrostati di terra di due giorni prima e ti lanci sotto l’acqua gialla e non potabile della doccia nella casa degli orrori… Malgrado tutto il lamentarmi devo essere onesta..mi sto abituando alla vita del contadino e, non fosse per la paga da fame, non mi dispiacerebbe neanche tanto.. A presto.. Mad in the bucket

Via col vento

Via col vento

Il viaggio è proseguito senza intoppi lungo la costa orientale del Victoria. Abbiamo attraversato la regione delle Gippsland, fino al punto più meridionale d’Australia, il wilson promontory, dai locali chiamato semplicemente “il prom”. Si tratta di un parco naturale gigantesco e particolarmente incontaminato e selvaggio. Figuratevi che c’è una sola strada asfaltata alll’interno del parco, che si conclude a metà. Il resto è accessibile solo a piedi. L’idea era quella di raggiungere, appunto, l’estremità più remota d’Australia sulle nostre gambe, ma il meteto ci ha giocato un brutto scherzo, rovesciando acqua a catinelle e facendoci, quindi, cambiare meta.

Il fatto è che, dopo una breve occhiata al bilancio della cassa comune, abbiamo realizzato che qui occorre tirarsi su le maniche e lavorare di nuovo.

Siccome il nostro visto può essere rinnovato di un altro anno se si lavora per tre mesi in farm, abbiamo deciso di provare questa soluzione.

Non è che io abbia deciso di starmene due anni a zonzo, sia chiaro, ma nella vita non si sa mai, e poi è un’opportunità per provare cose nuove, conoscere gente da tutto il mondo e, soprattutto, mettere via due soldini senza avere il tempo di spenderli, visto che le farm sono in posti sperduti in cui non c’è nulla da fare.

Così, abbiamo abbandonato la costa, e ci siamo dirette nella Yarra Valley, regione vinicola nell’entroterra di Melbourne, pronte ad inforcare la vanga.

Come immaginavamo, tanti altri disperati come noi erano nello stesso posto con le stesse intenzioni e, in assenza di campeggi e ostelli, decine di viaggiatori come noi si erano accampati con tende, ford falcon, e van nel parcheggio sul lungo lago. Ci siamo unite al branco.

Ora, mamma e papà, non arrabbiatevi, lo so che ho promesso che avrei sempre dormito in strutture organizzate, ma la situazione qui era davvero quella di un campeggio.

Per farvi capire, innanzi tutto, devo raccontarvi un po’ della passione australiana per il barbecue. E’ semplicemente un’istituzione. Noi abbiamo l’aperitvo, loro il barbecue. In ogni negozio, supermercato, ecc. trovi qualcosa per grigliare, anche nel reparto carne ci sono le confezioni apposta per il bbq. La  cosa è talmente seria, che in ogni centro abitato ci sono dei giardini pubblici con almeno un barbecue a gas pubblico. Non importa quanto piccolo sia il paesino, come da noi anche nei borghi di tre case trovi la chiesa e la fontana, qui trovi il barbecue, accompagnato da tavolino con panchette in legno, e bagni pubblici, il più delle volte pulitissimi.

Il lungo lago offriva diversi tavolini coperti, bagni grandi e puliti, due barbeue e una doccia!!

Aggiungici un lago, un prato costellato di tende abusive, e la componente internazionale, ed ecco che sembra di essere in un campeggio vero e proprio.

Abbiamo cucinato come in un ristorante, e conosciuto un sacco di gente simpatica…ma ovviamente, era tutto troppo bello per essere vero.

Il tempo atmosferico non sembra darci tregua. Il ciclone ha impattato a nord, ma si è portato dietro tutta una bella scia di pioggia che, oltre ad aver bagnato le cose stese agli specchietti di mario, ha fatto straripare un paio di torrenti del paesello…e così, eccoci di nuovo in viaggio.

Siamo partite questa mattina e ci siamo dirette a Melbourne, dove staremo finchè non decidiamo come muoverci per la questione farm…

See ya

Wet Mad