Questa ve la devo proprio raccontare


Lo so che state aspettando le cronache di capodanno e, soprattutto, un articolo sui surfisti, ma questa la devo scrivere prima di dimenticarmela.

Oggi ho avuto un momento di rimastanza tale che persino la scena di Chiara, che girava dieci volte intorno all’autogrill di St. Martin de Creux prima di azzeccare la pompa di benzina, non è nulla a confronto.

Chiedo scusa se la narrazione non risulterà lineare, ma, credetemi, oggi pomeriggio ho passato 10 minuti nella confusione più totale, non sarà quindi agevole trasformare tutto in parole e punteggiatura.

Ero al negozio, al piano di sotto, quando il manager mi chiede di andare di sopra con una coppia di clienti e mostrare loro due abiti.

Non chiedetemi perchè, ma la mia mente aveva elaborato l’assioma secondo il quale il manager mi avrebbe raggiunto pochi secondi dopo per prendersi cura dei suoi clienti e, soprattutto, la forte convinzione che entrambi gli abiti fossero di un determinato marchio (giorgio cavalli)

Focalizzatevi sui due dogmi, perchè sono fondamentali per capire lo stato confusionale che e è susseguito.

Bene, vado al piano superiore, seguita dalla coppia di clienti (ignari dello show che sarebbe presto avvenuto) e inizio a cercare il primo degli abiti richiesti.

Non trovo la taglia, e inizio ad andare in iperventilazione. Cerco di prendere tempo nell’attesa (invana) che il manager mi raggiunga per prendere in mano la situazione, ma lui non arriva. In compenso si avvicina un altro collega (quello che mi fotte sempre i clienti) e mi chiede cosa io stia cercando.

Gli rispondo che non riesco a trovare la taglia, e lui mi fa notare che stavo cercando la marca sbagliata. Gli abiti da mostrare erano “Ron Bennet”. Si butta tra gli appendini e ne esce fuori con la taglia corretta.

Ecco smontata anche la seconda certezza. Ho 10 secondi di panico, durante i quali non mi accorgo che il mio collega aveva consegnato vittorioso la taglia corretta al cliente, e l’aveva spedito nel camerino per la prova.

Scena: Io con l’abito sbagliato, della taglia sbagliata, giro su me stessa alla ricerca disperata del cliente scomparso nel nulla.

Nel pieno dell’agitazione riappare il collega (del manager sempre nessuna traccia) e mi fa “Go downstairs and get a white shirt to your costumer to try on”

(vai di sotto e prendi una camicia bianca per il tuo cliente affinchè la possa provare)

Ora, a mia discolpa posso dire che il mio collega è libanese, che il suo inglese non è perfetto, e che spesso si mangia le parole, fatto sta che io ho capito:

“Bring your costumer downstairs to try the suit on”

(Porta il tuo cliente di sotto affinchè provi il vestito)

Non capivo la ragione di una simile richiesta ma, guardando verso il camerino, mi accorgo che questo è occupato e che, miracolosamente, un tizio che poteva tranquillamente essere il mio cliente era riapparso. Penso che la cosa abbia senso, visto che ci sono altri 3 camerini al piano di sotto.

Così mi dirigo verso l’individuo e sorridente lo invito a seguirmi. Solo dopo alcuni secondi (lunghissimi, durante i quali il tizio mi guardava allibito, il collega mi urlava dietro, e la fidanzata del cliente scomparso rideva come una matta) realizzo che quello era il cliente sbagliato, che stava provando lo stesso vestito del mio che, invece, era quello dentro il camerino (ormai da 5 minuti buoni).

Cambio dieci tonalità di verde ed entro ancora di più in crisi. Il collega comunque non si da per vinto con la storia della camicia bianca e ripete la richiesta una seconda volta.

Questa volta il mio cervello traduce:

“Go downstairs and watch the new costumer”

(Vai di sotto e guarda il nuovo cliente)

Obbediente scendo le scale, e con somma sorpresa scopro che non c’era nessun nuovo cliente.

A quel punto ero davvero in crisi. Torno al piano superiore a mani vuote, dove il collega mi ripete la frase misteriosa una terza volta.

Mi precipito a recuperare la famigerata camicia bianca ma, una volta riemersa, il cliente aveva cambiato idea, e la camicia bianca non la voleva più.

Il bello di mollare tutto e andare in un paese nuovo è che pui essere chi vuoi, liberarti dei personaggi che ti sei costruito nel corso degli anni e che ti si sono inevitabilmente attaccati addosso. Certe cose però, purtroppo, non cambiano mai.

Semplicemente Mad.

 

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9 risposte a “Questa ve la devo proprio raccontare

  1. Credo che la Manu si divertirà tantissimo a girare l’Australia in tua compagnia.
    Con il lavoro al ristorante poi com’è finita?
    Un saluto Mad!

  2. Ciao! ho appena finito di leggere tutto il tuo blog! All’incontrario però…cioè dall’ultima pag. E forse è anche stato meglio…! sicuramente entusiasmante e divertente! Ahah! in dei punti m’hai piegato…l’opossum!!! ahah!
    Ti faccio i miei complimenti per la persona che hai fatto apparire essere dai tuoi scritti. Sprizzi energia! e spero sia anche l’OZ a darti tale spinta!
    Se fossi un datore di lavoro preferirei leggere queste pag. anzichè curriculum freddi x capire chi mi metto in azienda!
    Ti faccio i miei più sentiti auguri e… udite udite…”spero di poterteli fare di persona tra un mesetto!!!”; già! Il 26 Gennaio se tutto va bene arriverò a S. con un mio amico. Quindi grazie x ciò che hai scritto xchè è d’aiuto per chi percorre questo passo!
    Ciao
    Alberto 🙂

    • In bocca al lupo anche a te allora!! Sicuramente sarai ancora attanagliato dal dubbio “zaino o valigia”! 🙂 Tra un mesetto spero di essere già on the road, ma nin si sa mai, l’australia è piccola! 🙂

  3. ciao sono capitata nel tuo blog dal forum australia, mi è venuto da sorridere leggendo il tuo ultimo articolo, sono in oz da due anni e da qualche mese sto lavorando in una pasticceria in Brisbane , il mio mestiere è pasticcera, non è la prima volta che lavoro nel campo, cioè è il mio lavoro, bè in questo maledetto posto di lavoro tutte le sicurezze che avevo anche nel fare le cose, nel fare dolci torte biscotti nella corretta maniera se ne sono andati a farsi fottere.
    Sono quel tipo di persone che ho sempre eliminato ed evitato nella mia vita quegli stronzi che ce li manderesti proprio de core come si dice dalle mie parti, tra proprietario e dipendenti dispetti da scuola materna uno scaricamento di colpe a non finire. Io sono l’ultima arrivata puoi immaginare prendo colpe di cose che neanche ho toccato scene da film del genere rido per non piangere, ogni volta a discolparmi di cose a cui neanche ho messo mano.
    Scusa per lo sfogo tutto questo per dirti che ti capisco..
    In bocca al lupo in Sydney
    un saluto da Brissi

  4. Ciao, ma sei veneziana?

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