Archivi del mese: gennaio 2011

Giorno on the road n.7

Innanzi tutto devo chiedere scusa agli appassionati lettori del blog. Sono partita da quasi una settimana e vi ho lasciato lì, col fiato sospeso, senza notizie per tutto questo tempo.

A mia discolpa posso dire che il programma tecnologia andato letteralmente a farsi fottere. La chiavetta Vodafone, in cui avevamo rioposto tutte le nostre speranze di connessione col mondo, non ne vuole sapere di installarsi sul mio pc; su quello della manu ci siamo riuscite dopo un’ora passata in un centro vodafone,ma per il mio non sembra esserci speranza..piccolo particolare: la batteria del pc della Manu non dura più di un’ora e, ciliegina sulla torta, il fantastico trasformatore di corrente da auto sembra non trasformare proprio niente..così che anche caricare i pc è un’impresa.

Scuse accettate? 🙂

Allora inizio il riassunto del diario di viaggio.

Giorno n. 1, Martedì 25 gennaio, 2011

Dopo 3 ore di tetris, alle 10 del mattino siamo finalmente riuscite ad incastrare ogni cosa su Mario..è stata una bella impresa, ma ci siamo riuscite, e col cuore a mille abbiamo imboccato per la prima volta la Princes Hvy, la strada che ci accompagnerà per tutto il tratto di costa da Sydney ad Adelaide.

Prima tappa: Kiama. La principale attrattiva è il Blowhole..ossia un buco nella roccia da cui, per tutto un gioco di pressioni, l’acqua delle onde viene sputata fuori in stile gaiser. Gli spruzzi possono raggiungere i 20 metri d’altezza, e lasciano dietro di sé un bellissimo arcobaleno. Giusto il tempo per le foto e si riparte.

Lasciamo la costa per dirigerci verso la verdeggiante Kangaroo Valley. Grazie al bellissimo libro sui campeggi australiani che abbiamo comprato, veniamo a conoscenza di un campeggio gratuito immerso nella natura.

Il posto era davvero splendido, adagiato su di un torrente balneabile, che io ho ovviamente balneato dopo soli 30 secondi. C’era anche un trapezio attaccato ad un albero da cui ci si poteva tuffare nel fiume..non ho saputo resistere alla tentazione, e spacciandomi per un gioiellino del circo Orfei ho imitato i bambini che si lanciavano felici. Manco a dirlo, tragica scelta. Mi sono stirata i muscoli di entrambe le braccia, e oggi è i primo giorno in cui riesco a distenderle completamente.

Chi ben comincia è a metà dell’opera! Olè!

Disastri a parte, cucinare in mezzo ai canguri e ai wombati è stato splendido (in realtà i canguri li ha visti solo la Manu..ma io ho visto un wombato!) e la pasta al pesto divorata dopo la prima giornata di libertà si descrive da sola.

E’ stata una giornata davvero piena di emozioni, e alle 9.30 siamo crollate dal sonno. Mario-letto ci ha cullato per dieci ore filate..sotto il cielo più stellato che abbia mai visto.

Giorno n. 2, mercoledì 26 gennaio 2011

Quello che qui è per tutti l’Australia Day, per me si è risolto in un “disaster day”. La macchina fotografica ha esalato il suo ultimo respiro, e mentre stavo piangendo la triste perdita, una lente degli occhiali mi è caduta in terra, quindi, tappa obbligata a Nowra, la cittadina più civilizzata della zona, con ben 27.000 abitanti. Sulla strada per arrivarci abbiamo visitato una bella e lunga spiaggia, ma il mio umore era a terra per la storia della macchina fotografica, quindi non me la ricordo.

Giorno n. 3, giovedì 27 gennaio, 2011

Al mattino, giusto per continuare la tradizione del mio idilliaco rapporto con la fauna locale, i pavoni che gironzolavano tranquillamente per il campeggio ci hanno letteralmente rubato il pane di bocca. E belin!

Risolti i problemi tecnici ci siamo rimesse al volante in direzione di Jervis Bay, un parco naturale splendido. Alte scogliere si alternano a spiagge incontaminate di sabbia bianchissima e, finalmente (!), ho visto un canguro per la prima volta!!! Tra un po’ lo tiravamo sotto con la macchina, ma l’ho visto davvero!!! Ci ha attraversato la strada saltellando, proprio come nel disegno del famoso cartello stradale giallo!!! Yeeeee!!!!

Giorno n.4, venerdì 28 gennaio, 2011

Verso metà giornata lasciamo le belle spiagge per una tappa obbligatoria: la capitale. Canberra.

Praticamente hanno usato 100 km per infilare quattro palazzi messi in croce in uno schema di mille rotonde senza senso. Ci ha fatto talmente anguscia che la lasciamo la mattina seguente, senza aver visitato neanche un palazzo governativo..che vergogna.

Giorno n.5, sabato 29 gennaio, 2011

Con Canberra alle spalle, ci avventuriamo verso le Snowy Mountains, il complesso montuoso più alto d’Australia, con vetta massima di ben 2200 m. Belin! D’inverno qui si scia, mentre d’estate si possono fare delle belle escursioni nel bush. Ci lasciamo tentare dalla Lonely planet che descrive la zona come un paradiso imperdibile di eccezionale bellezza, e paghiamo di buon grado i 16 $ per entrare nel Kosciuzko National Park…per poi scoprire che..uno dei parchi naturali più rinomati del down under è come Prato Nevoso d’estate!

Giorno n. 6, domenica 30 gennaio 2011

Tanti residence, ruscelletti, prati, boschi, sentieri..ma nulla che giustifichi i 16 $ al giorno! Sulla guida ho letto che in questo parco naturale vive il rarissimo opossum pigmeo..facciamo finta di avere fatto una donazione al wwf, ma dopo un picnic sul prato ci rimettiamo in viaggio..nuovamente dirette verso il mare.

La meta ha un nome ambizioso: Eden. E’ davvero un paradiso terrestre..c’è una spiaggia lunghissima di sabbia rossa che abbracciata da un’oceano pacifico turchese intenso. Il nostro campeggio è su una lingua di sabbia che separa il mare dalla laguna..uno spettacolo.

E così è volata la prima settimana..ci sarebbero già mille aneddoti da raccontare, ma me li tengo per quando andrò a lavorare in qualche farm, e i giorni saranno tutti uguali..e poi è ora di cena!!! Questo campeggio ha anche il lusso di un’aera barbecue illuminata…per una sera non siamo schiave del tramonto.

A presto..

Mad al volante.

Tre, due, uno, si parte! – come trasformare un’auto in una casa-

Ebbene sì, come da programma, martedì prossimo Mario, il nostro Pajero 2800 Glx TD lascerà le mille luci di Sydney e della civiltà per dedicarsi alla scoperta di luoghi desolati ed incontaminati.

Ma non voglio smielarvi di nuovo con un articolo sul brivido dell’avventura..avrete tutto modo  di scandagliare i miei sentimenti a riguardo quando mi troverò nel bel bel mezzo del nulla e avrò bisogno di condividere col mondo i miei stati d’animo.

Oggi vi voglio raccontare il processo di allestimento di Mario. Ovvero, l’attività che mi ha tenuto impegnata tutta la settimana scorsa.

Come sapete, i 400 000 km di Mario sono sempre stati percorsi in qualità di automobile normale. Mi spiego meglio. Nello scorso articolo vi ho accennato che la maggior parte dei viaggiatori si sposta in furgoncini adattati a camper. Nella parte posteriore del veicolo viene costruito un letto rialzato, sotto al quale vengono riposti tutti i bagagli e alcuni hanno dei veri e propri mobili all’interno, armadi, e persino dei piani cottura. Il tutto è ovviamente a livelli molto spartani, ma il risultato è davvero sorprendente, e i livelli di confort raggiunti spesso non sono niente male.

Smettete di essere sorpresi, perchè qui è la normalità. Quasi tutti i backpacker scelgono questo tipo di sistemazione/mezzo di trasporto, dato che permette davvero di girare nella più completa libertà, e di risparmiare sul costo dell’alloggio.

Questa è la ragione per cui, se cercate di comprare un van in Australia, lo troverete, molto probabilmente, già arredato di tutto punto, pronto per partire.

Manco a dirlo, la nostra situazione non è stata così rosea. Col fatto che volevamo assolutamente un 4×4, la scelta si è notevolmente ristretta, e il nostro acquisto, Mario, appunto, necessitava di essere allestito a dovere per affrontare un viaggio on the road.

Prima tappa: “Supercheap auto”. Una specie di ikea gigante, in cui si può trovare tutto, ma proprio tutto, ciò che attiene il mondo dell’automobile..dai portachiavi ai pezzi del motore..

Con l’aiuto dell’onnipresente angelo custode Tristan abbiamo comprato:

Tristan ci spiega le differenze tra i mille tipi di olio per il motore..e io che pensavo bastasse l'olio di semi 🙂

-estintore

-cavi per collegare la batteria

-batteria di scorta

-guanti protettivi

-olio motore

-imbuto per versare l’olio

-2 taniche per l’acqua da 25 l

-tanica per il diesel

Acquistati i primi elementi pratici, a Mario serviva un letto. Sì, lo so che un suv è più piccolo di un furgone, ma a noi volevamo il letto a tutti i costi.

Per fortuna in nostro aiuto, questa volta, è accorso Mastro Geppetto in carne ed ossa! Proprio lui! Siccome la sua ultima opera (Pinocchio, appunto) gli aveva causato un po’ di problemi (la faccenda della balena è stata davvero dura) era andato in pensione e nessuno ne aeva più sentito parlare…

…è ricomparso in Australia per fare una vacanza…e qui lo scoop: Mastro Geppetto è lo zio della Manu!! Giuro!!!

Non potevamo essere più fortunate di così. La seconda tappa del tour “Come ti trasformo una macchina in una casa” si è svolta da “Bunniin’s” (o qualcosa del genere). Una specie di Ikea gigante del fai-da-te, dove abbiamo acquistato:

Io, la Manu, e Masto Geppetto, e il carrello della spesa!

– asse di legno laminato

– regoli di legno per sostegno

– scatole di plastica da usare come contenitori e come supporto del letto

-nastro isolante

Lo zio della Manu sceglie il legno più aatto

-nastro isolante

-zanzariere

-nastro adesivo

Dopo la seconda tappa è iniziata la costruzione del letto vera e propria.

La cosa era complicata dal fatto che, oltre a pretendere di infilare un letto in un Paajero, non ne volevamo sapere di rinunciare ai sedili posteriori. D’altra parte, non potevamo mica dormire nel bagagliaio!

E così, Mastro Geppetto, con la sua proverbiale pazienza, ci ha costruito un bellissimo letto su misura, composto da due parti, tenute insieme da delle cerniere, così che, in caso di passeggeri, basta ripiegare il letto su se stesso e tirare su i sedili.

Il letto si appoggia, in parte, sul sedile abbassato, e in parte sulle scatole in cui infileremo tutti i nostri averi. Tuttavia, per poter tirare fuori le scatole senza distruggere tutto, il divino Mastro Geppetto ci ha costruito una base supporto fissa. Fantastico!

Il problema del materasso è stato risolto nell’ikea della gommapiuma: “Clark rubber”. E’ stata una botta da $160, ma ne è valsa la pena: Abbiamo trovato un bellissimo materasso di gommapiuma densa pieghevole. Proprio così! E’ diviso in tre parti, e quando è chiuso lo si infila in una valigetta..Olè!

La costruzione della zanzariera è stata un po’ complicata, visto che il nastro biadesivo non ne ha voluto sapere di essere adesivo..abbiamo comprato un altro nastro più potente, ma ancora non abbiamo provato..vi farò sapere..

Costruita la parte fondamentale, il letto appunto, mancava ancora tutta l’attrezzatura da campeggio.

Siccome l’edificazione del nostro giaciglio ci aveva letteralmente pelato le tasche, abbiamo deciso di darci al mondo dell’usato.

Le bacheche degli ostelli sono un’inesauribile fonte di risorse. E dopo un pomeriggio a King Kross passeggiavamo vittoriose verso casa con una borsa frigo gigante ripiena di, padelle,piatti, sedie pieghevoli, tenda da campeggio e un ombrellone (ovviamente l’ombrellone non è entrato nella borsa frigo). E’ incredibile come quante cose vengano comprate e rivendute negli ostelli!

Il resto dell’equipaggiamento l’abbiamo trovato in un negozio per il campeggio..giusto per la cronaca, ci siamo munite di:

-fornelletti a gas + bombole di scorta

-sacchi a pelo

-candele alla citronella (fondamentali)

-buste da appendere alle maniglie

-valigetta del pronto soccorso

-lenzuola

-palla e freesby

-picchetti di riserva

-corda

Direi che non manca niente..abbiamo portato Mario dal meccanico per fare il cambio dell’olio e il tagliando e poi a lavare…

Lo so che questo articolo è lunghissimo e vi starete annoiando, ma permettetemi una breve parentesi sui Car Wash Australiani.

Qui non esistono quei posti, come da noi, in cui la macchina te la pulisci da solo. Qui fanno tutto loro, per forza. Ma non è che gli lasci il mezzo e poi te lo vieni a riprendere dopo qualche ora, no, te lo pulscono lì, immediatamente, a mano, e in 5 minuti precisi. E’ un po’ traumatizzante vedere 5 omini non più alti di un metro e cinquanta impossessarsi della tua auto e pulirla nelle cavità più intime con una velocità e una foga mai viste..secondo me neanche quelli che cambiano le gomme nella formula1 sono così veloci e precisi.

Davvero, sono rimasta impressionata!

Detto questo, manca solo il pieno di benzina!

3, 2, 1, si parte!!!!!

Mad.

 

 

Alla ricerca della macchina perfetta

Come vi avevo accennato, la mia sete di avventura e di viaggio sta prendendo corpo. Dalla vocina sottile che era si è trasformata in un urlo sempre più prepotente, così, dopo un rapido conto di quanto risparmiato duramente in questi 2 mesi, ho concluso che si poteva fare. Partire, intendo.

Io e la Manu abbiamo elaborato un principio di itinerario di viaggio che da Sydney ci porta lungo la costa fino a Melbourne, Adelaide e Perth, e poi chissà..l’idea è quella di fare tutto il giro dell’Australia, “the great loup” , come lo chiamano qui. (ovviamente fermandosi a lavorare di tanto in tanto)

Nonostante io abbia una passione particolare per i viaggi in bus, se c’è un paese che davvero merita di essere visitato con un mezzo proprio , è proprio l’Australia.

Più di 25.000 km di strade da conquistare, kilometro dopo kilometro, perchè tante località (da quanto ho capito finora, s’intende)non sono collegate da mezzi pubblici, ed è la scoperta a rendere eccitante l’avventura. E la libertà. Oggi sei qui, domani chissà.

La ricerca del mezzo perfetto per questo tipo di viaggio è tutt’altro che semplice. In cima alle classifiche di gradimento della generalità dei backpacker c’è il cd. “Campervan”. Praticamente un furgone commerciale reso abitabile. Con tanto di letto, doccia solare, armadietti, ecc. Si possono trovare van perfettamente equipaggiati anche a soli 2000$. Appartengono a viaggiatori che hanno terminato il loro giro e, prima di tornare nel proprio paese, vendono il mezzo,  che riparte quindi per una nuova corsa. Ho sempre trovato la cosa abbastanza romantica (la maggior parte dei van in questione non sono più recenti del 1988).

Comunque, siccome mi piace complicarmi la vita, ho stabilito che un van non era sufficiente. Ci sono un sacco di piste sterrate in Australia, L’Outback occupa la maggior parte della nazione, e io non ho intenzione di rinunciare a niente. No, niente van bassi e lenti, qui ci vuole un bel fuoristrada 4×4, e Disel!

Io e la Manu abbiamo iniziato una sessione di ricerca a dir poco estenuante.

Per prima cosa abbiamo scandagliato il web da cima a fondo alla ricerca di annunci. Al primo tentativo ci siamo imbattute in una splendida holden jakaroo dell’89, grande, completamente equipaggiata per il viaggio e il campeggio. Unico piccolo, irrisorio problemino: mancava il freno a mano e la coppa dell’olio sembrava uno scolapasta.

NEXT!

Della seconda auto non abbiamo neanche aperto le portiere, visto che appena il motore si è spento ha iniziato a fumare e ad emanare odore di bruciato.

Così, un po’ scoraggiate, abbiamo seguito il consiglio di un amico australiano e affittare una macchina per girare per i vari rivenditori di auto situati in periferia.

E lì, Tristan, il nostro paladino, ci ha portate alla scoperta di Autolandia. Davvero, una cosa mai vista. Chilometri e chilometri di strada ai cui lati si trovano esclusivamente macchine in vendita sui cui vetri spiccano cartelli dai mille colori esponenti il prezzo a caratteri cubitali. Sembrava davvero di essere al supermercato. C’erano persino dei cartelli che annunciavano i saldi di fine stagione..per le macchine???? Mah..

La missione Autolandia è durata tre giorni, dal mattino alla sera, durante i quali io e la Manu eravamo sempre più scoraggiate, e Tristan sempre più esaltato. Non gli sembrava vero di poter guardare macchine e parlare di macchine per tutto il giorno..un po’ come se mi portassero in 3 diversi Serravalle per 3 giorni di fila..

Fatto sta che, dopo 350 km e mille trattative ce l’abbiamo fatta!!Habemus macchinam!!! E’ un Mitsubishi Pajero nuovissimo (immatricolato soolo nel 1998) turbo diesel, e mai usato per girare attorno al continente!!

Bando al romanticismo e largo alle manie di protagonismo: il nostro sarà il primo giro che farà attorno all’Australia!!!

Certo, va assettato ed equipaggiato per una simile sfida, ma ce la possimo fare..

Il 25 gennaio si parte.

Questa ve la devo proprio raccontare

Lo so che state aspettando le cronache di capodanno e, soprattutto, un articolo sui surfisti, ma questa la devo scrivere prima di dimenticarmela.

Oggi ho avuto un momento di rimastanza tale che persino la scena di Chiara, che girava dieci volte intorno all’autogrill di St. Martin de Creux prima di azzeccare la pompa di benzina, non è nulla a confronto.

Chiedo scusa se la narrazione non risulterà lineare, ma, credetemi, oggi pomeriggio ho passato 10 minuti nella confusione più totale, non sarà quindi agevole trasformare tutto in parole e punteggiatura.

Ero al negozio, al piano di sotto, quando il manager mi chiede di andare di sopra con una coppia di clienti e mostrare loro due abiti.

Non chiedetemi perchè, ma la mia mente aveva elaborato l’assioma secondo il quale il manager mi avrebbe raggiunto pochi secondi dopo per prendersi cura dei suoi clienti e, soprattutto, la forte convinzione che entrambi gli abiti fossero di un determinato marchio (giorgio cavalli)

Focalizzatevi sui due dogmi, perchè sono fondamentali per capire lo stato confusionale che e è susseguito.

Bene, vado al piano superiore, seguita dalla coppia di clienti (ignari dello show che sarebbe presto avvenuto) e inizio a cercare il primo degli abiti richiesti.

Non trovo la taglia, e inizio ad andare in iperventilazione. Cerco di prendere tempo nell’attesa (invana) che il manager mi raggiunga per prendere in mano la situazione, ma lui non arriva. In compenso si avvicina un altro collega (quello che mi fotte sempre i clienti) e mi chiede cosa io stia cercando.

Gli rispondo che non riesco a trovare la taglia, e lui mi fa notare che stavo cercando la marca sbagliata. Gli abiti da mostrare erano “Ron Bennet”. Si butta tra gli appendini e ne esce fuori con la taglia corretta.

Ecco smontata anche la seconda certezza. Ho 10 secondi di panico, durante i quali non mi accorgo che il mio collega aveva consegnato vittorioso la taglia corretta al cliente, e l’aveva spedito nel camerino per la prova.

Scena: Io con l’abito sbagliato, della taglia sbagliata, giro su me stessa alla ricerca disperata del cliente scomparso nel nulla.

Nel pieno dell’agitazione riappare il collega (del manager sempre nessuna traccia) e mi fa “Go downstairs and get a white shirt to your costumer to try on”

(vai di sotto e prendi una camicia bianca per il tuo cliente affinchè la possa provare)

Ora, a mia discolpa posso dire che il mio collega è libanese, che il suo inglese non è perfetto, e che spesso si mangia le parole, fatto sta che io ho capito:

“Bring your costumer downstairs to try the suit on”

(Porta il tuo cliente di sotto affinchè provi il vestito)

Non capivo la ragione di una simile richiesta ma, guardando verso il camerino, mi accorgo che questo è occupato e che, miracolosamente, un tizio che poteva tranquillamente essere il mio cliente era riapparso. Penso che la cosa abbia senso, visto che ci sono altri 3 camerini al piano di sotto.

Così mi dirigo verso l’individuo e sorridente lo invito a seguirmi. Solo dopo alcuni secondi (lunghissimi, durante i quali il tizio mi guardava allibito, il collega mi urlava dietro, e la fidanzata del cliente scomparso rideva come una matta) realizzo che quello era il cliente sbagliato, che stava provando lo stesso vestito del mio che, invece, era quello dentro il camerino (ormai da 5 minuti buoni).

Cambio dieci tonalità di verde ed entro ancora di più in crisi. Il collega comunque non si da per vinto con la storia della camicia bianca e ripete la richiesta una seconda volta.

Questa volta il mio cervello traduce:

“Go downstairs and watch the new costumer”

(Vai di sotto e guarda il nuovo cliente)

Obbediente scendo le scale, e con somma sorpresa scopro che non c’era nessun nuovo cliente.

A quel punto ero davvero in crisi. Torno al piano superiore a mani vuote, dove il collega mi ripete la frase misteriosa una terza volta.

Mi precipito a recuperare la famigerata camicia bianca ma, una volta riemersa, il cliente aveva cambiato idea, e la camicia bianca non la voleva più.

Il bello di mollare tutto e andare in un paese nuovo è che pui essere chi vuoi, liberarti dei personaggi che ti sei costruito nel corso degli anni e che ti si sono inevitabilmente attaccati addosso. Certe cose però, purtroppo, non cambiano mai.

Semplicemente Mad.