Impossible is nothing


Vi avevo lasciato col buon proposito di trovarmi un secondo lavoro, ebbene, l’ho trovato!! Ieri sera, dopo 2 ore di prova, sono stata ufficialmente assunta come cameriera! Smettete di essere sorpresi, io lo sono di più, anche perchè lavorerei in un ristorante molto elegante in un quartiere molto residenziale di sydney!

Ora vi racconto come è andata.

Qualche giorno fa, in una domenica uggiosa, mi sono messa a fare un possibile itinerario di viaggio a zonzo per l’australia. Ho realizzato che ci sono posti bellissimi appena fuori sydney, che aspettano solo di essere visti. Poi, da brava scolaretta, mi sono messa a fare un calcolo approssimativo delle spese:Troppe. E del mio stipendio da commessa: Troppo poco. Ergo, urgeva secondo lavoro. E che fosse serale.

Mi sono messa a rispondere all’impazzata a tutti gli annunci di ricerca del personale possibili e immaginabili, inclusi, ovviamente, quelli che richiedevano “personale da sala con esperienza”.

Bene, chiunque mi conosca un po’ sa che ho un sacco di qualità, ma che la manualità e la grazia non rientrano tra queste. Posso disincastrare un cucchiaino da un barattolo di miele senza l’uso delle mani (è successo), ma se si tratta di avere a che fare con bicchieri di cristallo, e servizi in porcellana, è meglio che io stia alla larga. (la signora tedesca che qualche anno fa aveva avuto la pessima idea di sedere al tavolo accanto al mio al ristorante, beccandosi un bicchiere di vino rosso sulla schiena, ne sa qualcosa).

Ma, come si dice, in tempo di guerra ogni buco è trincea, e il lavoro da cameriera è l’unico che mi permetta di lavorare alla sera. (per fare la barista, altro mestiere da inventare comunque, mi servirebbe un certificato che non ho).

In ogni caso, quando il proprietario di uno dei ristoranti a cui avevo giurato di avere anni di esperienza nell’hospitality mi ha chiamato per fare una prova, sono caduta nel panico.

Un conto sarebbe lavorare in una pizzeria, un altro è un ristorante a modo, con un’etichetta da seguire, con tanti bicchieri pronti a cadere per terra, con tanti piatti giganti e pesantissimi da portare, senza muovere le composizioni di salse al loro interno e, soprattutto, tanto vino da continuare a versare nel caso i bicchieri non si fossero rotti prima. AAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!

Urgeva piano di battaglia.

Così, ho chiamato Ale, un nuovo amico conosciuto qui, con una decina di anni di esperienza nei migliori ristoranti del mondo, ha addirittura gestito un hotel. La persona più qualificata per trasformarmi in una cameriera nel giro di un’ora e mezza.

Mi sono precipitata a casa sua e, con una pazienza magistrale, Ale mi ha spiegato tutti i segreti del mestiere, da come portare i piatti, a come sparecchiare. Ha anche inscenato una simulazione di ristorante, apparecchiando la tavola per quattro, e invitando le coinquiline a sedere, mentre io dovevo servire invisibili quantità di approvvigionamenti. Per rendere il tutto più verosimile ha anche riscaldato un piatto..tanto per abituarmi alla dolce sensazione della ceramica incandescente sulle dita! Ovviamente venivo caziata ad ogni errore.

Prima di uscire ero in grado di portare ben tre piatti senza farli cadere e di versare il vino (nel bicchiere ovviamente). Tuttavia sapevo di essere ben lontana dall’essere accettabile.

Col cuore a mille mi sono diretta verso il luogo della verità. La mezz’ora d’aria gelida sul traghetto non ha di certo aiutato, ma allo sbarco, un signore conosciuto a bordo mi ha dato un passaggio fino al ristorante, il che mi ha fatto riflettere sul sentimento della pietà. Magari ne avrebbero avuta anche i miei potenziali datori di lavoro.

Mi sono data una calmata, ho sfoggiato il miglior sorriso di repertorio, e mi sono presentata al proprietario del ristorante.

Cercavo di ostentare un’aria sicura, mentre Dan mi spiegava i doveri della serata: servire da bere e portare piatti, per il momento niente ordini da prendere. Perfetto! L’unica cosa che potevo fare quasi decentemente non me la fanno fare.

In compenso i bcchieri di cristallo mi guardavano minacciosi, pronti ad infrangersi tra le mie mani.

Nel giro di un’ora il ristorante si è riempito completamente, ognuno aveva un compito, e lo eseguiva alla perfezione, io eseguivo gli ordini impartitimi, cercando di fare meno danni possibili.

Ebbene, verso le nove il proprietario mi prende da parte e mi fa: allora quand’è che puoi venire? Siiii!!!! Ho vintooooooooo!!!!!!!!

Si vede che non si è accorto del momento in cui sono andata a sbattere contro un vetro con un piatto in mano, convinta di aver aperto la porta finestra (l’avevo chiusa), con i clienti sbellicati dalle risate dall’altra parte. Non si deve essere nemmeno accorto quando la tovaglia immacolata è diventata rossa mentre cercavo di versare del vino ad un’anziana signora, e neanche di quando ho inavvertitamente sbattuto un piatto in testa ad un cliente mentre pretendevo di servirlo.

Le stelle devono essere dalla mia parte!

Ero talmente felice e soddisfatta di me che non mi è neanche pesato aspettare per un’ora e un quarto il traghetto che mi riportasse in città.

Ciaoooo

WaitressMad

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5 risposte a “Impossible is nothing

  1. ma non posso scrivere MI PIACE .. come su faccia.. ❤

  2. grande…………………..allenati per quando apriremo un chiringuito su qualche spiaggia immacolata………….bacio
    papi

  3. Oggi a scuola dopo un’imbottitura di abilità, conoscenze ,competenze varie e di tutto di più, chi più ne ha più ne metta..mi è venuta una tale angoscia che mi è venuta voglia di raggiungerti in Australia e fare anch’io la cameriera.. dopo tutto io una reale esperienza di cameriera in una pensione a una stella ( che nel c.v. diventerebbe hotel a 4 stelle..)ce l’ho..poco importa se avevo 15 anni! Anch’io portavo tre piatti alla volta ( di pasta scotta!che anche se cadeva, i clienti erano quasi contenti!)e 4 bicchieri per mano o giù di lì.. Era solo per una settimana, ma quella di ferragosto pranzo e cena e mi ricordo che mi stancavo tantissimo..spero che tu sia più resistente di me! E occhio ai gentiluomini! Non rovesciargli il vino addosso a meno che non valga proprio la pena di essere licenziata!

  4. … ho però c’hai culo te!
    io, due provini (chiamiamoli così) e non m’hanno nemmeno chiamato per dirmi di no.

    Brava, continua così che a raccogliere i pomodori ci penso io!

    See you

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