Carnarvon: catch a taste of the great life!

Come vi ho già detto, impacchetto pomodori e, se non ve l’ho già detto lo potete facilmente intuire, ogni giorno è uguale al precedente. A volte alla mattina alle 7 ho l’impressione di aver dormito lì.

Ieri però, è successo qualcossa: nella fabbrica dei pomodori è arrivata la televisione. Ho subito pensato che stessero girando un documentario sullo sfruttamento dei lavoratori, ma non era così. Praticamente, la “pro loco” di Carnarvon ha messo su uno spot pubblicitario per attirare più turisti in questa ridente cittadina di provincia n cui non c’è altro che campi coltivati.

Il titolo dello spot è, appunto, “catch a taste of the great life!” – assaggia la bella vita!-

Ma quale bella vita?? In assenza del reportage sul “neo-schiavismo”, vi do io qualche informazione a riguardo.

La “Fabbrica dei pomodori” è un grande capannone industriale, in cui i pomodori vengono smistati da una macchina, che li differenzia a seconda del colore e del peso, e li spara in degli scatoloni di cartone da 10 kg l’uno.

Il mio compito, e di un’altra quindicina di persone, è quello di prendere questi scatoloni impilarli su dei bancali, numerati a seconda della qualità dei pomodori.

E’ un lavoro semplice, ma il fatto è questa macchina ti spara sti pomodori nella scatola con una velocità tale, che devi letteralmente correre tra i bancali con scatole da 10 kg in mano. Questo per 10 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Il lato positivo è che ho perso 3 kg, manco a dirlo, tutti nelle tette, che sono praticamente sparite.

E’ come andare in palestra, sempre. Per quanto sia dura, dopo un po’ ci si abitua a tutto. La prima settimana la schiena mi faceva male anche da sdraiata, e le mie gambe erano ricoperte di lividi, poi la schiena si è sistemata da sola, i lividi se ne sono andati, e sono stai sostituiti da altri più recenti.

Al momento il problema è la tendinite al braccio destro, e il fatto che le mie mani stanno perdendo la pelle. Sembro Frankestein.

Spero di abituarmi anche a questo in breve tempo.

Tutto il lavoro, inoltre, viene svolto in locali che definire “insalubri” è dire poco. Non ci sono finestre nè impianti di areazione, e i muletti vanno avanti e indietro a spostare bancali, così che tutti i fumi di scarico vanno direttamente nei polmoni, uno spasso. Vi dico solo che le caccole del naso sono nere.

Non fate gli schifiltosi, lo so che nel vostro intimo ogni tanto vi scaccolate anche voi! :)

A lavorare lì, ovviamente, ci sono  solo stranieri..esatto, sto facendo la vita dei nostri immigrati.

Grande esperienza.

Lo scambio culturale che se ne può trarre, infatti, è impagabile. Io, ad esempio, ho imparato a dire “Cazzo di pomodori” in tutte le lingue:

Giapponese: kusò tomatò

Coreano: Shibar tomato

Cinese: Gan fanciè ( da non confondere con gan panciè, che vuol dire ” Cazzo di puttana”)

Olandese: Kut tomaten

Finlandese: Vitun tomaatit

Tedesco: Scheise tomaten

Insomma, sono una persona arricchita.

Le mie colleghe di lavoro preferite sono 3 ragazze irlandesi, che mi ricordano tanto le mie amiche in Italia. Ci ho messo un po’, ma alla fine sono entrata nel giro, e ora sono un po’ irlandese anch’io!

“Jesus Christ, give me an other fuckn’ beer! Can’t be arsed to go and get it by myself” :) (questa non ve la traduco che è meglio)

Questo week end, in particolare, è stato all’insegna di San Patrizio. La “pro loco” ha infatti organizzato una super mega festa allo yacht club, a cui hanno partecipato tutti i personaggi di rilievo del paese. Prezzo d’ingresso: $100.

Io e Ale, ovviamente eravamo presenti. Lui ha lavorato nel catering, io e Roisin, una delle irlandesi, abbiamo approfittato del nostro fascino europeo e ci siamo fatte offrire il biglietto da due tizi.

Non vi dico la gioia di poter finalmente indossare di nuovo un vestito elegante e i tacchi a spillo! Stirare i capelli dopo quasi un anno di nodi indistricabili poi, è un’emozione che credo proverò di nuovo solo alla nascita del primo figlio.

Ale, da dietro il bancone, ci ha passato non so quante bottiglie di champage, c’era la band che suonava, io che ballavo, un tizio irlandese che si prendeva cura del fatto che io non cadessi per terra…insomma, ieri sera abbiamo davvero fatto la bella vita!

E non è finita, oggi, dopo 3 settimane, ho avuto day off a lavoro e, con tutta la comitiva, siamo andati alle corse dei cavalli.

Sempre la mitica pro loco ha organizzato un pulman gratuito per l’ippodromo, e lì, tra birre, cavalli e scommesse, ho passato una delle domeniche più belle della mia vita!

Ora devo scappare al supermercato prima che chiuda, alla prossima!

Irish Mad.

Viva la pappa col PoPoPo-Pomodoro!

Non sono impazzita, non preoccupatevi.

Non ancora.

Vi dico il perchè tra un momento, prima finisco il riassunto.

Nel minestrone di eventi narrati nel post scorso, mi sono dimenticata un punto  fondamentale. Vi ricordate di Ale? Ma sì, il mio amico cameriere conosciuto a Sydney… quello che mi ha insegnato a portare tre piatti alla volta! Ecco, lui! Mi ha raggiunto  a Perth!

E’ stato un pirata per due settimane, poi ha mollato gli ormeggi ed è partito verso nor. Nel mentre, io sono rimasta a crogiolarmi nella mia love story e negli appuntamenti dentistici per un altro mese.

Un giorno mi chiama, è a Carnarvon, un paesino 1000 km a nord di Perth (praticamente dietro l’angolo), e ha trovato un lavoro fantastico, che gli fa guadagnare un sacco di soldi, e che vale per il rinnovo del visto: impacchetta pomodori!

Non è finita, c’è lavoro anche per me, se lo voglio raggiungere.

Non mi sembrava vero. Il tempo qui vola che neanche ve lo immaginate, e io mi sono ritrovata all’ottavo mese in Down Under con solo 20 giorni di lavoro in farm sugli 88 richiesti dal ministero dell’immigrazione.

Ho lasciato Perth il 12 di luglio e, con Antonio, un amico genovese beccato qui (il mondo è proprio piccolo), abbiamo affittato una macchina e lasciato la capitale del Western Australia. Lui voleva fare un road trip per il suo compleanno, io avevo bisogno di un passaggio verso nord, ed entrmbi volevamo lasciarci alle spalle il freddo inverno di Perth.

Abbiamo fatto tappa a Monkey Mia, dove i delfini nuotano a riva e, superato il tropico del capricorno, ci siamo concessi una giornata di mare e sole a Coral Bay. Lì inizia il ningaloo reef, barriera corallina non tanto grande e famosa come la sua cugina orientale, ma altrettanto emozionante. Ho fatto snorkeing per la prima volta in tutta la mia vita, ed è stato da togliere il fiato.

Dopo la breve vacanzina Anto mi ha lasciato a Carnarvon, e se ne è tornato a Perth.

Ne frattempo, Alessandro aveva fatto un eccellente lavoro di spianamento di strada, e ha fatto sì che io entrassi a lavorare nello stesso posto in cui lavora lui…in pratica quando ha accettato la proposta a condizine che assumesse anche la sua “girlfriend” che doveva arrivare in un paio di settimane.

Evidentemente sto tipo era a corto di lavoratori, o ha preso Ale particolarmente in simpatia, tant’è che io il 16 di agosto ho iniziato ad impacchettare pomodori.

In quanto “Alexandro’s girlfriend”.

Il problema è che..come dire..tra Anjelina Jolie e Brad Pitt, Ale sceglierebbe Brad, ecco.

Quindi vi potete immaginare quanto sia arduo recitare la parte della coppietta ogni giorno! :D

Ma veniamo al lavoro.

Impacchettare pomodori è un’arte nobile, che richiede capacità di meditazione ghandiane, conoscenze di pilats avanzate e tonicità muscolare superiore.

La capacità muscolare ti serve perchè devi correre per 10 ore al giorno, per 7 giorni su 7, con degli scatoloni da 10Kg in mano. Ho avuto oggi il primo day off in 3 settimane,

Le conoscenze superiori di pilates sono immancabili in quanto a fine giornata la schiena e le braccia sono talmente distrutte  che ne senti il richiamo anche da sdraiato. Ma con mezz’ora al giorno di esercizi posturali risolvi il problema.

Fondamentale, infine, è la meditazione. 10 ore al giorno sono lunghe da far passare, specialmente se fai 3 movimenti in tutto il giorno: prendi lo scatolone; lo scuoti per vedere se c’è qualche pomodoro imperfetto (in quel caso aggiungi un movimento al set, e prendi il pomodoro); e corri a metterlo su un bancale. Se riesci ad astrarti da tutto e a staccare la mente, 10 ore ti passano in un baleno.

Se non ci riesci, impazzisci e ti lecchi le ferite.

Io sono impazzita e mi sto leccando le ferite.

:D

Vi darò più dettagli sulla mia follia la prossima volta..ora mi butto a letto che domani la sveglia suona alle 5.30!

A presto!!

TomatoMad!

 

Vediamo di fare un riassunto…

Sono una disgraziata, lo so. Sono sparita dal blog per più di un mese e vi ho lasciati tutti col fiato sospeso..non ho più scritto nulla un po’ perchè non avevo l’ispirazione, e un po’ perchè volevo vivermi il momento in intimità, non doverlo condividere con nessuno.

Però è anche vero che quando ho iniziato il blog ho preso un impegno, innanzi tutto con voi che mi seguite e che mi riempite di lusinghe, e poi con me stessa. Quindi, ecco che riprendo la narrazione.

Vedrò di farvi un riassunto dell’ultimo mese..siccome le cose sono tante, divido per argomenti ancora una volta.

LAVORO

Il lavoro per l’agenzia di marketing era una bella presa in giro. Praticamente dovevo bussare a tutte le porte di un determinato quartiere e convincere la gente a fare una donazione mensile per questa o quell’altra organizzazione benefica. Le prospettive di guadagno sembravano alletanti,visto che la base era di 60$ al giorno, più 45 per ogni firma ottenuta, il problema è che questi ti mandano in giro fino alle otto di sera, quando a gente mangia..e non è che sia proprio disponibile a concedere i propri dettagli bancari ad un perfetto sconsciuto sulla porta di casa. Risultato: povertà assoluta.

Tuttavia, visto che ormai ci avevo preso la mano con le organizzazioni benefiche, ho deciso di mettermi a lavorare per Greenpeace.

Il principio era lo stesso, solo che si lavora di giorno, solo 6 ore e, invece di andare a casa della gente, sei piazzato in mezzo alla strada con una maglietta verde.  Non storcete il naso ora, è stata un’ esperienza divertentissima! Innanzi tutto fai amicizia con tutti i barboni della città (anche perchè sono gli unici a voler parlare con te), ma il bello è che la paga è oraria! $ 21,50 l’ora signori! Anche se nessuno vuole fare donazioni per greenpeace..sorprendentemente però, la cosa mi riusciva benissimo, tanto che, quando me ne sono andata ci sono rimasti tutti di sasso…

E dove sei andata? Mi chiederete..Pazienza, un punto per volta.

ACCOMODATION

Il Signore sia lodato, Sbrincio è tornato da quella belin di farm e, siccome il Pirates, per quanto simpatico e acccogliente, manca un po’ di privacy, ho messo da parte spada e bandana e mi sono data alla vita di coppia.

Abbiamo affittato una stanza in una zona più vicina alla città, con tanto di bagno privato. Dopo mesi di ostello, tenda e macchina, mi è sembrato un lusso che neanche il Ritz Carlton…

Ecco come descrivo la mia prima settimana di convivenza: un incubo.

Mi mancavano i pirati, mi mancava Fremantle e soprattutto, gestire la propria vita in coincidenza con quella di un altro non è per niente facile.

Ho lavorato sul rapporto con me stessa per 25 anni, quindi aprire la porta ha richiesto un certo sforzo. Sbrincio ha avuto la pazienza di un sasso, sopportando tutte le mie sfuriate alcune senza senso, altre pienamente giustificate.

Ad esempio, una volta io hocucinato un’ottima pasta con soffritto di aglio e prezzemolo, broccoli, acciughe, e olio extra vergine di oliva.

Lui, non solo si lamenta che non è abbastanza ricca, ma si alza, taglia due pomodori, una cipolla intera, mezzo chilo di cheddar cheese e ce lo sbatte sopra, dopo di che una bella spolveratina di timo e maggiorana (????) e butta tutto nel microonde per una manciata di secondi.

Sono esplosa.

Va bene  l’internazionalità, ma sulla cucina non mi schiodo. La cucina italiana è la più rinomata al mondo per un motivo, come si fa a mangiare certe cose?? Me lo diceva mio nonno Pippo: moglie e buoi dei paesi tuoi!

Ecco, sono partita..ora mi calmo.

Comunque, Sbrincio ha capito che quando cucino io deve solo adulare e utilizzare tutti i sinonimi di “buono”.

Ragazzi, vorrei davvero continuore, ma è tardi e devo andare a dormire..lo so, sono una disgraziata, non vi ho detto dove sono ora e cosa faccio…

vi tengo col fiato sospeso ancora un po’,

A prestissimo, promesso!

Mad’s back

Vita da Pirati!

Come vi ho preannunciato, Sbrincio è partito due settimane fa in direzione farm…guida il trattore a 350 km da Perth, 12 ore al giorno.

Quanto a me, sono rimasta a Perth, ma, non sapendo bene cosa farò nelle prossime settimane, non mi sono messa a cercare casa e così, vivo in ostello da quasi 3 settimane.

Se la vostra idea di ostello è di un posto squallido pieno di personaggi ai confini del mondo, bene, ci avete azzecato. Il “Pirates” di Fremantle  non solo incarna alla perfezione lo stereotipo della Backpacker accomodation, ma sembra davvero un covo di pirati!

Il cortile esterno ricorda seriamente il set cinematografico di “Pirates of the Caribbean“. I muri che lo separano dalla strada sono coperti da mappe folcloristiche del Western Australia, reti da pesca,  ossa di animali, e murales raffiguranti il mare,

Il pavimento, una colata di cemento che rivela il suo passato color mattone, è un insieme di crepe e tavolini sgangherati. Ai lati trovi un paio di dondoli cigolanti, piante in vasi giganti, un divanetto mezzo distrutto, e la statua di un gatto di dimensioni enormi in compagnia di una rana.

All’immancabile tavolo da biliardo piazzato nel centro si susseguono facce sorridenti provenienti da ogni parte del mondo; sono pirati in cerca del tesoro, pirati in partenza per una nuova rotta, e pirati che il tesoro l’hanno già trovato e che stanno lì a godersi il frutto di mille battaglie.

Il re dei pirati si chiama Mark, ha 55 anni, australiano,  e vive al Pirates da 3 anni. Porta i capelli rasati, ha qualche tatuaggio qua e là e, ovviamente, è senza denti.

Manco a dirlo, lavora al porto, dove è impiegato nella costruzione di navi da cargo, lavora dal mattino alle 6 fino alla sera alle 6, e se lo vedeste, giurereste di averlo già visto al cinema a fianco di Johnny Depp.

Ma se pensate che sia un individuo pericoloso vi sbagliate, è sempre pronto a dare una mano e ha sempre il sorriso stampato sulla bocca.

E’ stato mio compagno di stanza per due settimane (fino a quando non mi hanno spostato perchè mi ero dimenticata di prenotare in anticipo e qualcuno aveva riservato l’intera stanza), durante le quali ho avuto modo di scoprire che, come tutti i pirati che si rispettino, Mark russa da far tremare i muri. Tuttavia, essendo a conoscenza dello spiacevole inconveniente, il re dei pirati provvede tutti i nuovi arrivati di tappi per le orecchie. Così tu arrivi e, invece del cioccolatino di benvenuto, sul cuscino ti ritrovi la tua brava bustina di plastica con dentro i tappi per le orecchie.

Uno spettacolo.

I pirati ormai fanno tutti parte di una grande famiglia, mangiano insieme, escono insieme, e si ubriacano insieme. Possono nascere grandi amori e grandi amicizie.

Col fatto che lavoro sempre e che la scorsa settimana è venuto mio papà a trovarmi (e Sbrincio ha fatto una comparsata per il mio compleanno), non ho avuto veramente modo di assaporare la vita del pirata, approfittando soltanto del fatto che, dietro l’apparenza sudicia e disordinata, il Pirates è un posto pulito e accogliente, le camere vengono rifatte 2 volte alla settimana, la cucina pulita 3 volte al giorno, e i bagni sono sempre immacolati.

Purtroppo un paio di giorni fa, i miei denti mi hanno giocato un brutto scherzo, regalandomi un bell’ascesso, che mi sta trascinando da un dentista all’altro in preda ad un dolore lancinante.

Così ieri, non avendo le forze per andare a lavorare, ho vissuto da pirata anch’io. E così, tra una tazza di tè, un antibiotico e un antidolorifico, ho ascoltato le strie di altri pirati; come David, un irlandese tuttofare, laureato in storia, che in Irlanda vive in una casa infestata di fantasmi, che però sono buoni, sono gli spiriti dei suoi parenti passati a miglior vita. In Irlanda è una cosa normale.

Poi c’è Ben, un australiano di 35 anni, surfista dal cuore infranto, che al momento lavora in miniera, ma coltiva il sogno di aprire la propria attività e costruire tavole da surf.

E Matt, un inglesino rachitico che sarà alto la metà di me e che, non si capisce bene come faccia, fa il muratore, è coperto di tatuaggi, e ha una tosse cronica che riesce a svegliare persino Mark, ma se continua a spararsi  i bong alle 6 del mattino non credo che ne verrà fuori.

Probabilmente starete pensando che sia tutto piuttosto inquietante, ma ascoltare tante storie diverse ci fa davvero capire quanto il mondo sia grande, quanto siano alti i nostri limiti e quanto sia bello, una volta superate le proprie barriere, scoprire che alla fine abitiamo tutti sullo stesso pianeta, e che ognuno ci può insegnare qualcosa.

Alla fine siamo tutti pirati alla ricerca del nostro tesoro.

See ya!

PiratMad!!

Stiamo in mezzo a una strada

Recuperato l’ambito certificato che attesta che sei sopravvissuto al Nullarbur Plain, ci siamo concessi una breve tappa a Kargoolie, città mineraria, che deve la sua fortuna ad un filone d’oro nascosto nel sottosuolo. Sembra seriamente di aggirarsi per un set cinematografico. Mentre cammini tra le numerose locande con le entrate a due battenti, ti aspetti James Dean da un momento all’altro. Invece James Dean non arriva, al suo posto ti imbatti in numerosi minatori che, finito il turno di lavoro, vanno a scolarsi un paio di pinte di fronte ad uno dei numerosi spettacoli di streep tease pubblicizzati nelle locande con le porte a due batttenti.

Ma se le cameriere ignude non sono abbastanza, potete girare l’angolo, e vi trovate nel quartiere a luci rosse, dove le locande sono sostituite da bordelli più o meno lussuosi..ce n’è per tutti i gusti e per tutte le tasche! Venghino signori, venghino!!

E’ stata dura trascinare Sbrincio & Co. lontano da quel luogo di minatori, puttane e perdizione, ma finalmente ci siamo rimessi in moto.

La mattina dopo eravamo a Perth.

Salutati i nostri compagni di viaggio, abbiamo iniziato quella che sarebbe diventata l’attività principale della settimana successiva: cercare un posto dove passare la notte.

Ma se ci state immaginando vagare per ostelli, premete il tasto indietro veloce, perchè la nostra accomodation è stata, ancora una volta, la fidata Anke.

Dormire in macchina non è un problema in Australia finchè stai fuori dalle città. Quasi ovunque ci sono i plurinominati barbecue pubblici, accompagnati da pulitissimi bagni pubblici, talvolta forniti pure di doccia, e puoi addirittura piantare una tenda nel prato, che nessuno fa caso a te. Ma nelle città, come potete immaginare, è tutto diverso. Un amico ci ha suggerito di provare a South Beach, a Fremantle. Ci siamo andati. Avete presente il circo? Ecco, di più.

South beach è stata nominata accampamento ad honorem di tutti i viaggiatori del Wester Australia. Ci saranno stati almeno una ventina di van parcheggiati, ognuno col suo tavolino e sedie tranquillamente disposti sulla strada, e fuochi nei bidoni vuoti della benzina, e giocatori di bolas, e musica, e balli..come ho detto, il circo.

E io che avevo appena rassicurato mio padre circa il fatto che vivere in macchina non significa necessariamente vivere ai confini della società.

In ogni caso la loation era ideale, parcheggi gratuiti, docce, barbecue, numerosi tavoli da pic nic e, in ultimo ma non ultimo, il mare di fronte.

Purtroppo non è tutto oro quel che luccica. Due circensi appena conosciuti, ci han detto che dalla settimana precedente, il circo ha un’orario di chiusura. Praticamente è successo che i festeggiamenti e i fuochi avessero superato il normale livello di indecenza, muovendo gli animi dei tolleranti ranger, che hanno smesso di essere tolleranti, e appena fa buio appaiono per far sloggiare baracche e baracchini.

Ma ecco che col problema, pronta arriva la soluzione: “Andate sul molo lungo”- suggerisce un circense veronese- “due mie amiche vivono là da 3 mesi”

Perfetto!

Il molo lungo presentava più o meno la stessa situazione in maniera un po’ più pacata: campervan, roulotte, macchine, si confondevano tra i pescatori nottturni. “Wellcome home darling!” Mi annuncia Sbrincio quando si accorge che sulla punta del molo lungo c’è anche un immancabile bagno pubblico!

L’Australia non smetterà mai di sorprendermi.

Così abbiamo passato la prima settimana, dormendo in cima al molo, cucinando sotto le stelle, col gelido vento dell’oceano intorno a noi, facendo colazione nel parco più vicino, e cercando lavoro durante il giorno.

Nel giro di tre giorni io ho trovato lavoro: in pratica faccio raccolta fondi porta a porta per Medici senza Frontiere, in teoria lavoro per una società di marketing, che offre opportunità di carriera nel management, e che è disposta a sponsorizzare la gente, a patto che ti spari un annetto di porta a porta.

Ci lavoro da due settimane, vi farò sapere come procede.

Sbrincio invece non ha trovato lavoro nella prima settimana, ed era talmente al verde da non potersi permettere nemenno un altro giorno senza lavorare. Così, ha accettato un lavoro in una farm a 300 km da Perth per 4 settimane.

Abbiamo passato l’ultima notte insieme in un ostello, festeggiando in memoria delle tante notti passate al freddo, delle tante mattine iniziate in un caldo abbraccio, e brindando alla prossima volta che ci saremmo rivisti.

Il giorno dopo è partito, l’ultimo bacio è stato straziante, da togliere il fiato, ma so che non finisce qui.

Ora devo scappare come al solito.

Alla prossima,

Mad.

I crossed the nullarbor plain

Miei cari lettori, chiedo scusa per la prolungata assenza, e proseguo col racconto, tenete presente che si torna indietro con la memoria di un paio di settimane, e che alcuni ricordi sono un po’ sfocati…

Innanzi tutto non mi ricordo se vi ho già raccontato qualcosa del “Nullarbor Plain”.

Vi riassumo in breve: si tratta di una pianura desertica estesa per 1100 km dal South Australia al Western Australia, il cui nome deriva dal latino (Nullus arbor= alberi nu ghe nè), e in cui si estende il rettilineo più lungo al mondo: 144 km senza neanche una curva! Impressionante eh!

Durante il tragitto arbusti dell’altezza massima di 50 cm si susseguono con una monotonia disarmante, spezzata solo dalle roadhouse, che appaiono dal nulla ogni 100-200 km circa.

Le roadhouse sono una delle tante specialità australiane: un insieme di distributore della benzina (cara come l’oro), ristorante, negozio di alimentare, pezzi di ricambio, motel, e docce pubbliche.

Come da foto, sembra di essere nel farwest. Non solo per l’immagine che ci riporta indietro nel tempo, ma anche per i personaggi che si incontrano e per le storie che si ascoltano.

Lungo la strada, ad esempio, oltre ai soliti cartelli che ti ammoniscono circa il pericolo di attraversamento di canguri, ce ne sono alcuni che intimano di stare attenti ai cammelli! Ma cosa diavolo ci fanno i cammelli in Australia?

Tormentata dalla curiosità non ho saputo resistere dal chiedere al gestore di una di queste roadhouse (un gran tocco di gnocco, aggiungerei) se, sul serio, avesse mai visto un cammello da quelle parti, o se i cartelli siano solo un soggetto fotografico.

“Ebbene, ti sembrerà strano”- ha risposto il tocco di gnocco-” ma qui nei dintorni ci sono ben 3 allevamenti di cammelli”-ma dove???Che non c’è nulla???- “Un paio di anni fa c’era un cammellino che girava sempre qui intorno, era diventato la mascotte della roadhouse, i turisti ci si facevano fotografare insieme, e poi, un girono, il cammellino ha deciso di attraversare la strada, confidando nell’effetto ammonitore dei cartelli stradali, ma un camion, che probabilmente non pensava che davvero i cammelli potessero attraversare la strada in Australia, non gli ha prestato attenzione, e l’ha steso, proprio sotto il cartello.”

Ci sono rimasta di sasso.

Storie tristi a parte, attraversare il nullarbor è davvero un’esperienza memorabile, e dopo 3 giorni di macchina, e di notti passate nelle aree di sosta, abbiamo finalmente raggiunto la prima cittadina dopo migliaia di kilometri: Norseman ,dove al centro visitatori ti viene rilasciato un certificato che attesta che hai attraversato il Nullarbor in macchina!! Mi sono sentita un’eroina, e una sopravvissuta!!

Devo scappare, vi racconto il seguito al più presto!!

A presto!!

Nullarbor Mad

On the road again

Mercoledì 27.04.2011

ore 3.22 pm

Dopo tanto girovagare, dopo aver fuso una macchina, speso due settimane nel dolce far nulla di Adelaide, e altre due nella meno dolce morsa del freddo della Tasmania, sembra sia finalmente giunto il tanto atteso momento di intraprendere il famoso road trip verso Perth.

(mentre scrivo tocco ferro, perchè non si sa mai..anche voi da casa, datevi una palpatina:) )

Arrivati a Melbourne da Hobart io e Sbrincio abbiamo recuperato Anke, che non è una giovane e avvenente biondina nordica, ma una Toyota Landcruiser 1986, e che ne ha passte di tutti i colori.

Tanto per dirne una, non è venuta con noi in Tasmania perchè cambio e frizione erano andati, ed è dovuta restare dal meccanico.

Recuperata Anke e fornitala di un paio di gomme nuove fiammanti, abbiamo lasciato Melbourne. 3.800 km fino a Perth.

E così, dopo aver percorso ancora una volta la Great Ocean Road (questa strada ti lascia col fiato sorpreso ogni volta, è veramente un capolavoro della natura), abbiamo raggiunto Adelaide.

Abbiamo passato due notti nella casa dove ero stata due settimane fa, e quando sembrava che tutto stesse andando per il meglio, Anke ci ha giocato l’ennesimo scherzetto: i freni sono partiti! Olè!! Stavo per farmi prendere dal panico quando “Sbrincio Grylls” sorride e mi fa: “Don’t worry darling, i can fix it by myself!” (Non preoccuparti tesoro, sono in grado di ripararli da solo) E così, dopo una breve sosta in una specie di supermercato dell’auto, si è messo a trafficare con la macchina, smontando le ruote e tutti i marchingegni che stanno dietro di esse. E tutto al buio, dato che il sole era già tramontato da un pezzo quando si è messo a lavorare!!Grande Sbrincio!Sei paura!!!

Io ho dato il mio contributo schiacciando un pulsante e preparando un’ottima cena a base di filetto di canguro marinato, accompagnato da insalata di avocado e pomodori! :)

Finalmente pronti a salire a bordo!Abbiamo deciso di caricare in macchina un altro paio di persone con cui dividere i restanti 2.700 km che ci separano dalla destinazione; un po’ per dividere le spese, un po’ per dividere le ore di guida, e un po’ perchè è bello conoscere gente nuova.

Signore e signori, date il benvenuto ai nostri nuovi compagni di viaggio: Moe e Johannes, due ragazzi tedeschi a zonzo come noi! A prima vista sembrano a posto..vi terrò aggiornati!

Spiegate le vele, fate rombare i motori, e tenete le dita incrociate! :)

A presto,

Mad on board

venerdì 29/04/2011

ore 04.14 PM -wa-

Signore e signori, tenetevi forte, dopo due giorni di viaggio, abbiamo finalmente varcato il confine con il Western Australia e portato l’orologio indietro di due ore circa. Menziono la cosa perchè la faccenda del fuso orario mi affascina sempre..è come viaggiare nel tempo. Nel nostro caso, poi, l’avere due ore bonus di luce è cosa decisamente gradita.

I nostri compagni di viaggio si stanno dimostrando all’altezza della situazione, tranquillissimi e rilassatissimi in ogni circostanza, anche durante l’immancabile imprevisto.

No, aspettate, sto correndo troppo, vi racconto le cose con calma, tanto la strada qui è tutta uguale e ho tempo…

Mercoledì sera, per celebrare il primo giorno di viaggio abbiamo deciso di concederci una vera cena. Pasta all’amatriciana, cucinata con tanto amore a bordo strada, e accompagnata da…una bottiglia intera di vodka, gentilmente offerta da Moe!

Ora, di questi ragazzi si possono dire tante belle cose, ma non che sappiano reggere l’alcol. Sbrincino mio per primo, dopo solo un bicchiere sembrava un orsacchiotto ubriaco. Manco a dirlo, il giorno dopo, i miei tre teutonici uomini erano conci da far pietà. Non avevano chiuso occhio per tutta la notte, chi a causa del rumore delle macchine, chi per via della scomodità della tenda e, Sbrncio in particolare, si lamentava di aver sentito rumori in macchina. Tutti e tre accusavano un serio mal di testa.

Stranamente, io ero fresca come una rosa e, così, ho vinto le chiavi del potere. Ero felice di guidare lungo la famosa strada per il Western Australia, anche se le numerose carcasse di animali spiaccicati sull’asfalto e i residui copertoni disseminati lungo la via non presagivano nulla di buono.

Infatti, dopo circa cinque ore di guida, un rumore stridulo improvviso, poi la macchina si è inclinata d’un lato bruscamente. Uno dei pneumatici posteriori si era letteralmente disintegrato.

Ricordo che il mio professore di educazione tecnica delle medie ci raccontò agghiaccianti storie di incidenti stradali avvenuti a causa dello scoppio di un pneumatico e, appena realizzato cosa era successo, mi sono raffigurata in un’ambulanza diretta al più vicino ospedale (60 km!…e poi lamentatevi del progetto di ospedale unico ad Arma di Taggia :) ). Paradossalmente, il pilota automatico che è in me ha preso il controllo della situazione, ha dolcemente rallentato, e poi frenato , senza mai perdere il controllo del veicolo. Cosa di cui, visti i miei precedenti automobilistici, vado piuttosto fiera.

In ogni caso sono stati secondi interminabili per tutti e quattro.

Nonostante tutto però, non abbiamo perso il controllo e Sbrincio versione Mc Gyver si è subito adoperato per cambiare la ruota. Tra smontare la ruota di scorta, alzare la macchina, cambiare la ruota, e rimettere quella disintegrata al posto di quella di scorta, ci ha messo solo 15 minuti. Evidentemente i postumi della sbornia erano passati.

Siccome poi abbiamo dovuto fare una sosta per comprare una nuova ruota di scorta, perdendo così un sacco di tempo, abbiamo deciso di guidare fino a notte fonda. Decisione da me non approvata, dati i numerosi animali che possono attraversare la strada da un momento all’altro, e che registrano maggiore attività dopo il crepuscolo. Ma contro la maggioranza nulla ho potuto. Mi sono accontentata di fare un caziatone privato a Sbrincio. :)

Questa mattina abbiamo finalmente varcato la soglia del famoso Nullarbor Plain, una pianura desertica che si estende oltre il confine con il Western Australia, il cui nome dice tutto. C’è solo la strada, ai lati una distesa infinita di arbusti e, ad avvolgere il tutto, il cielo. Immenso, possente, che quando meno te l’aspetti si tinge di rosso, arancio, ocra, ed è tutto in fiamme, non solo un punto lontano. E’ come se il sole tramontasse a 360 gradi. Un’esperienza unica, che da sola ti appaga delle numerose ore di immobilità e di musica germanica. (aperta parentesi: ma quanto è brutta la musica pop crucca??Non si può sentire!Mo’ vi sparo tutta la compilation di Gianna Nannini, così imparate!Tiè!Chiusa parentesi :) )

Ok, non ho più niente da dire per il momento, il sole ha quasi finito di nascondersi dietro l’orizzonete, Moe è al volante e si lamenta perchè lo stesso cd sta andando da due ore, mentre io scrivevo, Sbrincio era, ed è, immerso in una fase nerd di videogiochi al pc, e Johannes tentava, e non desiste dal tentativo, di leggere un libro alla luce del crepuscolo.

Let’s play Gianna!!!!:)

See you,

Dj Mad.

Ps. Aggiornamento dell’ultimo secondo: abbiamo appena evitato di tirare sotto un canguro. Ci è mancato un pelo, Moe si è fatto prendere dal panico e la macchina ha sbandato di brutto, mentre il canguro atterrito stava immobile abbagliato dai fari. Tirare sotto un canguro non è una bella esperienza, anche se hai una bull bar robusta, come nel nostro caso. Lasciando da parte i sentimenti di cordoglio per il povero animale, puoi finire all’ospedale (questa volta il più vicino è a 300 km) e, nella migliore delle ipotesi, distruggerti la macchina. Davvero non ne abbiamo bisogno.

Mi dispiace Moe, sei un caro ragazzo, ma non mi fido. Area di sosta, ho preteso Sbrincio al volante

A brevissimo le ultime cronache.